A Franco MAESTRINI

 

«Ch'al à zontât l'amôr des belecis altis de Creazion  a la gjenerositât plui profonde  viers l'umanitât feride  tal nestri paîs e pal Mont,  cun tant agrât.»

 

State ascoltando Franco Maestrini (Registrazione Teletutto)

Franco Maestrini è nato a Brescia il 18 dicembre 1925.

Era appena un ragazzo quando è entrato nella nutrita schiera degli "amici" dell'ingegner Padre Ottorino Marcolini, un sacerdote che ha dedicato tutta la sua vita agli altri. Dal 1946 al 1953 Maestrini è stato l'animatore dei campeggi montani delle "mitiche" B.I.M. ("Bande irregolari Marcoliniane"), all'oratorio della Pace, poi, pur rimanendo sempre "dietro le quinte", ha organizzato conferenze e dibattiti, mostre e proiezioni cinematografiche, soprattutto sull'amata montagna. Sin dalla sua fondazione ha fatto parte del consiglio della Cooperativa "La famiglia", fondata nel 1953 da Padre Marcolini, con la finalità di costruire case per le persone meno abbienti, un'iniziativa che in quarant'anni di attività ha assicurato un tetto a circa 25.000 persone.

Direttore tecnico della tipografia del "Giornale di Brescia" fino alla pensione, Maestrini ha sempre saputo trovare, dopo una lunga giornata di lavoro, qualche ora da dedicare a chi era meno fortunato. Quando nel 1976 in Friuli la terra si è messa a ribollire, quando sono incominciati i secondi più lunghi della nostra vita e tutto è precipitato nel buio, in quella notte assurda, piena di stelle, abbiamo temuto di essere rimasti soli. Alle prime luci di un'alba spettrale, ci siamo messi ad accarezzare con gli occhi case squarciate, muri pencolanti, sassi che ancora fumavano polvere, nel cuore ognuno di noi aveva il suo fascio di speranze bruciato.

Passato e futuro non esistevano più; c'era soltanto la spaventosa realtà di un paese distrutto, di una vita sfatta. Bisognava ricominciare tutto da capo! In quelle ore non potevamo immaginare che la macchina meravigliosa dei soccorsi si fosse già messa in moto, che proprio il terremoto fosse diventato il simbolo attorno al quale raccogliersi, il segno forte di un passato, di una storia comune capace di unire tante persone generose. Di fronte alla dimensione spaventosa della catastrofe, anche a Brescia era nata irresistibile l'ansia di fare, di dare una mano, di portare un aiuto immediato, una testimonianza corale e commossa.

La notte dell' 11 maggio sono così arrivati a Buja, assieme al coordinatore Signor Maestrini, i primi tre autotreni del "Giornale di Brescia". Sono stati questi gli anelli iniziali di una gigantesca catena di solidarietà umana che ha coinvolto tutta la popolazione della città lombarda ed anche quella della sua provincia. Già il 12 maggio, a Ursinins Piccolo, dove prima c'era un campo di grano, si potevano ammirare, sopra uno spesso strato di ghiaia, 59 tende azzurre fornite di tutto il necessario, dalle brande ai materassini, dalle coperte alle sedie, dai tavoli alle lampade a gas.

Al "Villaggio Brescia" Franco Maestrini si è prodigato senza risparmio di energie, spesso aveva gli occhi rossi per la stanchezza, ma non ha mai mollato. Ha fatto di tutto garantendo sempre la serietà di ogni operazione, fedele interprete delle necessità di chi aveva perso ogni cosa. Buja chiedeva e Brescia rispondeva, rispondeva con generosità ed altruismo. Inzuppato fradicio, Maestrini si è aggrappato alle tende perché non venissero spazzate via dal terribile nubifragio che la notte del 13 maggio ha sconvolto tutta la zona terremotata, a fianco degli amici ha rinforzato i picchetti che stavano cedendo, si è dato da fare per trovare il materiale edile con cui ripristinare le case lesionate, ha fatto anche il testimone di nozze...... soprattutto ha sempre agito in modo tempestivo e lucido per non disperdere la Comunità di Ursinins Piccolo, consapevole che in essa era custodita la garanzia della ripresa segnata dalla speranza.

Grazie a lui si è riallacciata una trama difficile, si è rinsaldato un tessuto umano e sociale che rischiava di rompersi. Sempre con l'aiuto dei bresciani, in giugno è iniziata la costruzione del primo villaggio prefabbricato del Friuli: undici villette, una struttura per gli esercizi commerciali, l'ambulatorio medico e più tardi la scuola elementare. Franco Maestrini ha lavorato anche per la crescita culturale di Ursinins Piccolo e dell'intero paese. È, infatti, grazie al suo attivo contributo che è stato possibile pubblicare per 19 anni il numero unico"Buje pore nuje".

Nel 1996, in occasione del ventesimo anniversario del sisma, l'Amministrazione Comunale di Buja gli ha conferito il Sigillo del Comune, quale tangibile segno di riconoscenza. Quando, pochi anni dopo, anche l'Irpinia è stata sconvolta dal terremoto, il Signor Maestrini, sempre per conto del "Giornale di Brescia", ha lasciato nuovamente la sua casa per portare aiuto dove la morte e la rovina si avvertivano nell'aria.

A Solofra ha organizzato e coordinato l'intervento bresciano ad è anche stato punto di riferimento per l'opera di soccorso promossa dal Comune di Buia. Ancora una volta testimone di un dolore che è uguale sotto ogni latitudine, di una storia che comincia e si consuma in pochi secondi, di una tragedia davanti alla quale ci si sente rotti dentro. Questa sera tutta la Comunità di Buja, in modo particolare di amici di Ursinins Piccolo, desiderano stringersi attorno a lui per dirgli, attraverso il Premio "Nadâl Furlan",ancora una volta grazie.

Grazie per aver voluto scrivere assieme a noi una pagina dolorosa della nostra vita, per aver voluto condividere le nostre sofferenze e le nostre paure, per averci aiutato a non lasciar cadere mai la speranza.