Il marchio "Pro Buja"

di Maurizio Giacomini e Angelo Ferrara

 

In occasione delle manifestazioni per il 1200° Anniversario della Pieve di S. Lorenzo, la PRO­BUJA ha promosso un Concorso per il nuovo marchio e carta intestata.

Tema del concorso: «Illustrare gli scopi proposti dall'Associazione nel proprio Statuto». La PRO-BUJA infatti si propone come Associazione in grado di unire ed indirizzare tutte le forze interessate allo sviluppo turistico, culturale, artistico e ricreativo di Buja.

Apprezzata la scelta della giuria presieduta dal pittore Bujese Renato Calligaro e composta dall'architetto Emilio Mattioni e dal poeta e pubblicitario Luca Sossella. La Giuria affiancata dal Presidente della PRO-BUJA Bruno Cattarino e dall'Assessore alla cultura Rudi Fasiolo, in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale, si è riunita il 7 agosto '92, per esaminare le 20 proposte presentate dai 15 partecipanti. Alla fine dei lavori la Commissione ha ritenuto di esprimere il proprio apprezzamento per l'iniziativa assunta dalla PRO-BUJA che è stata premiata, oltre che dal numero dei partecipanti, anche dal livello qualitativo delle opere rappresentate.

L'ha spuntata l'artista udinese Angelo Ferrara. Si legge nel verbale della Commissione: «L'opera di Angelo Ferrara di Udine ha spiccato per la limpidezza del progetto grafico di cui la capacità di una valenza metaforica del segno alfabetico mostra la maturità e la professionalità dell'autore».

Tutti i lavori sono stati esposti in una Mostra allestita in Monte di Buja, presso gli ospitali locali della Sede ANA di Buja, gentilmente concessa per l'occasione.

Di seguito riportiamo una nota del vincitore del concorso, Angelo Ferrara, quale illustrazione della propria opera:

«Di fronte, fra la quinta dei monti, spiccano a sin. il M. Cuar, al centro il Chiampon e, verso d., la catena del Gran Monte. A km. 18,7 si lascia a d. un tronco per Tarcento: a sin. è una strada per Santo Stefano m. 226, sede del comune di Buja, costituito da diverse frazioni sparse sui colli eocenici e nel piano di Osoppo».

Per la costruzione di questo immaginiamo innanzitutto di raccontare quello che abbiamo appena letto, ricostruendo un semplice disegno, imitando così un bambino che, disegnando una casa, usa gli elementi fondamentali che la distinguono, ossia muro, tetto, porta, finestra.

Nel nostro caso interpretiamo, per la progettazione di questo «disegno» i seguenti aspetti: i colli eocenici, il piano di Osoppo, il significato del nome Buja nella sua etimologia originaria, le evidenze cromatiche.

Le colline diventano due semicerchi e il piano di Osoppo è un segmento orizzontale, il colore nero è l'espressione del buio che, come il quadrato, chiude e «protegge» Buja.

Gli elementi così montati ci conducono attraverso le fasi del racconto, dentro il luogo originario, fino ad alfabetizzare quella storia, quella forma che tramite la fantasia ci riporta a Buja, conservando quella essenzialità e pulizia della forma stessa presente nella seconda lettera dell'alfabeto, racchiudendola così nella sintesi grafica.

Si potrebbe dire che regola ed emozionalità non si contrappongono, ma vengono a trovarsi su una stessa lunghezza d'onda, l'una scopre l'altra e l'una chiarisce l'altra con semplicità.