1933 Novembre |
BUIA - NOTE STORICHE di Pietro Menis |
Dicembre 7 1868. Dietro invito del Pievano, il Mons. Arcivescovo si portò a Buia per amministrare il Sacramento della Cresima. Alle 6 pomeridiane S.E. giunge sulla Piazza di Tonzolano, dove si trovava il Clero e il popolo numerosissimo ad aspettarlo. Entra in Buia trionfalmente seguito da varie carrozze fra gli applausi e gli evviva di un popolo immenso. Nei borghi di Avilla, Ursinins Piccolo e S. Stefano, grande illuminazione al suo passaggio. I liberali abbracciano la politica di una completa astensione. La sera dell' 8 dicembre fuochi artificiali sulla piazza di S.Stefano lavorati da un prete Carniello. Monsignore si fermò a Buia vari giorni. Il giorno 9 tutti i parroci della Forania (allora la Forania era quella di Gemona) si portano a Buia ad ossequiare Monsignor Arcivescovo e pranzano in Canonica assieme con lui. Il frutto di questa venuta di Monsignore fu grandissimo: furono amministrate oltre 1300 Cresime ai parrocchiani di Buia, fatte parecchie centinaia di Comunioni, e aumentata la fede ed il rispetto verso il Superiore Ecclesiastico che lasciò nella sua patria (Monsignor Andrea Casasola era Buiese) una grande memoria della sua profonda umiltà. In questa occasione Monsignore si portò sul Campanile del borgo di Avilla ove consacrò le tre campane. Si omette di parlare degli archi di trionfo, delle iscrizioni e di altri segni di esultanza manifestati in quella occasione, essendo cose che non si possono descrivere. Ma erano tempi tristi quelli poiché il cronista così termina. "Ultimi di dicembre. Va crescendo il dissapore fra i liberali ed il popolo a motivo della indifferenza e della freddezza dimostrata dai primi in occasione della venuta di Mons. Arcivescovo". Ad accrescere il malumore viene la pubblicazione della legge sulla tassa del macinato. Grande fermento nella popolazione e grida contro il Municipio sulla Piazza di S.Stefano nelle feste di Natale. Notte tempo si sente il popolo gridare: "Morte ai frammassoni". È minacciato l'ordine pubblico. Vengono posti in prigione un certo Grabriele Franz (scric) e certo Vincenzo Giordani (bide) come capi popolo, perché nell'occasione della venuta dell'Arcivescovo portavano bandiere alla testa del popolo che festeggiava Monsignore. Il 1° gennaio 1869 Buia viene occupata dal militare, che va a prender alloggio nella casa di fu Angelo Calligaro (vizi) di Ursinins Piccolo, che è la più vicina alla stradella che ascende al cimitero (ove attualmente è la Casa di Ricovero). Un giudice inquirente si era installato nell'ufficio comunale. Anche il Pievano è citato a comparire, ma interrogato venne poi rimesso in libertà. I militari si fermarono fino alla metà della Quaresima. "Cresce l'odio — dice la nota — del popolo contro i liberali". Piccole schermaglie fatte di poco e di coincidenze che contribuirono a scavare però lentamente quell'abisso fra certa classe ed il popolo, che ancor noi abbiamo veduto. P. M. |