1940 Giugno |
Il momento presente |
La guerra divampa furibonda ed ha ormai travolto nelle sue spire diverse nazioni. Sono vite che si stroncano nel loro pieno rigoglio, famiglie che si schiantano, ricchezze e tesori inestimabili che vengono distrutti, sono lacrime, gemiti e grida strazianti che si mescolano allo scoppio fragoroso dei proiettili, al rombo dei motori, al crepitio della mitraglia. Molti popoli sono stati travolti dal turbine spaventoso; noi no, viviamo ancora al di fuori. Lo saremo per molto tempo? Lo saremo per sempre? Forse quando questo bollettino vedrà la luce anche la nostra cara Patria sarà stata costretta ad affrontare il terribile flagello. Ebbene tanto in pace che in guerra noi abbiamo dei precisi doveri. Il Santo Padre, il Papa, ha raccomandato e raccomanda insistentemente che si preghi e specialmente che si facciano pregare i bambini le cui innocenti preghiere riescono più gradite a Dio e commuovono più facilmente il Suo Cuore adorato. In questi momenti così burrascosi chi non sente il bisogno di pregare, di avvicinarsi a Dio, di implorare la Sua pietà e la Sua misericordia sopra questo disgraziato mondo ripieno di tanto odio e di tanto egoismo? Per l'amore che dobbiamo portare a noi stessi, alle nostre famiglie, alla nostra Patria, a tanti nostri fratelli, preghiamo! Ed alla preghiera uniamo una vita più cristiana e sopratutto più morale, ciò che si può ottenere soltanto coll'intensificare la vita eucaristica, aggiungiamo, come ben dice S. Ecc. Mons. Arcivescovo, qualche penitenza e qualche mortificazione moderando quella sete e quella brama inestinguibile di piaceri e di divertimenti che mai non possono conciliarsi con una vita veramente cristiana e tanto meno coi tempi che attraversiamo. I disagi imposti dall'ora presente sopportati con santa e cristiana rassegnazione per la maggior gloria di Dio, sono un mezzo potente per propiziarci la sua bontà e la sua misericordia e una dimostrazione pratica di amare la Patria. Se poi Iddio nei suoi imperscrutabili disegni permetterà che anche la Patria nostra venga coinvolta nella guerra, le nostre preghiere devono intensificarsi, intensificarsi le nostre penitenze, moltiplicare i nostri sacrifici perché la tempesta passi e passi presto e che il sole della pace torni a risplendere limpido e terso, portatore di giustizia e di benessere, sopra a tutti i popoli secondo le loro esigenze ed aspirazioni. La scienza ed il progresso moderno non hanno fatto altro che piantare odii, innalzare egemonie, fomentare egoismi tra popoli e popoli! Eppure il mondo è tanto lungo e tanto largo, le sue ricchezze tanto vistose da bastare a mantenere lautamente non due miliardi di uomini, ma dieci. Preghiamo quindi perché la giustizia e la pace possano finalmente incontrarsi, che procedano sempre di mutuo accordo per il bene e la prosperità di tutte le nazioni. Negli anni passati è stato tante volte proclamato in occasione di solennità civili e patriottiche come programma di vita nazionale il motto: «DIO-PATRIA-FAMIGLIA». Ebbene se la Patria ci chiama, siamo pronti a fare tutti il proprio dovere come civili e come militari, quando vuole, dove vuole, come vuole, per la gloria di Dio, per la civiltà cristiana, per la grandezza e prosperità della Patria per la santità e prosperità delle nostre famiglie. «Quando gli imperi del mondo sussultano e si urtano come i flutti dell'oceano, quando la terra trema sotto il fragore dei cannoni, quando nei cieli tempeste più implacabili degli uragani gettano il terrore sopra i popoli, che resta a noi, diletti figli, se non rivolgere lo sguardo al Dio dei nostri Tabernacoli, vincitore del mondo, Re dei secoli, che frena le ali del lampo e i turbini sonanti, e nelle cui mani sta il cuore dei re e dei popoli, che Egli volge dove vuole?» (Dalla paterna omelia tenuta dal S.Padre il 3 marzo u.s. ai fedeli di Roma.) In queste poche parole è tutto il programma della vita di ogni cristiano dei tempi presenti. Il Papa guarda e invita tutti a guardare al «DIO DEI NOSTRI TABERNACOLI». |