1940 Febbraio |
Situazione morale-religiosa della Pieve |
Nei nostri paesi ogni anno si è soliti il giorno dell'Epifania dare il resoconto morale-religioso-demografico della parrocchia. Questo resoconto io sono solito darlo sul Bollettino Parrocchiale, ed eccomi pronto a soddisfare la curiosità di tanti. Nell'anno passato non si ebbero fatti notevoli da segnalare nella vita morale-religiosa della parrocchia, sebbene anziché segnare dei progressi si debba notare un sensibile regresso. Nel Bollettino di febbraio del 1939 vi dicevo che il termometro della vita religiosa e morale di una parrocchia si desume dalla frequenza ai SS. Sacramenti. Ebbene nell'anno passato abbiamo avuto 49.225 Comunioni e precisamente 1.800 in più dell'anno passato, eppure da un complesso di cose e circostanze è doloroso dover constatare che invece di andare avanti si è ritornati indietro. I tempi tristi che attraversiamo dovrebbero far rinsavire gli uomini, farli rientrare in se stessi e pensare che il tanto sospirato benessere che gli uomini pieni di orgoglio e di amor proprio non sanno e non possono dare, può venire unicamente ed esclusivamente da Dio che colla sua Provvidenza dirige i destini e gli eventi di tutti i popoli e di tutte le nazioni. Invece succede proprio il contrario. Il disagio economico universalmente sentito, gli eventi politici che tengono sospesi gli animi di tutti senza lasciar trasparire un raggio di speranza di pace tra i popoli sono un coefficiente non tanto indifferente nel raffreddamento di tutta la vita religiosa, nella rilassatezza dei costumi e rendono l'uomo scettico e fatalista. Difatti mai come ora è stata trascurata con tanta facilità la Messa festiva, perduti abitudinariamente i vesperi, la bestemmia sta riprendendo. Il suo vecchio uso con grande vergogna del nostro popolo, in barba a tutte le leggi ed ai tutori di esse, e non è raro il caso di sentire bestemmiare anche quelli che per dovere dovrebbero impedirla. Non parliamo poi delle disonestà, delle ubbriachezze e delle leggerezze nel portamento e nei discorsi che sono all'ordine del giorno. Se a tutto questo aggiungiamo la mania sfrenata e la sete inestinguibile di divertimenti che ammorba la gioventù dei nostri giorni, il quadro è completo. Dinnanzi a queste dolorose constatazioni tutti i buoni sono d'accordo con me nel farsi la domanda: camminando di questo passo dove la finiremo? L'avvenire è nelle mani di Dio, non preoccupiamoci della cosa pubblica, c'è già chi pensa. Tutti gli eventi umani non bisogna guardarli solo dal lato umano, ma anche e sopratutto coll'occhio della fede, ed allora facilmente ci convinceremo che tutti i mali che affliggono l'umanità non sono altro che conseguenza di un altro male che l'uomo commette verso Dio e verso il prossimo. E questo male si chiama peccato. Difatti lo Sparito Santo ci ammonisce che «Propter peccata veniunt adversa» - Le avversità sono conseguenza del peccato. Ed allora? ...Ricordate, o miei carissimi parrocchiani, la fede vissuta e praticata dei vostri antenati, che ebbe la sua manifestazione in tante opere grandiose felicemente compiute che resteranno a testimoniarla ai secoli futuri. In queste opere voi non vi siete dimostrati inferiori, anzi, se si tien conto del fattore tempo, li avete non solo emulati ma anche superati. Ne sono una prova luminosa la artistica facciata del meraviglioso Duomo ed il campanile che, a Dio piacendo, condurremo al punto da poter collocare le campane. Ebbene è prettamente inutile la costruzione del tempio materiale se non si provvede prima di tutto alla costruzione del tempio spirituale infinitamente più caro a Dio. La base fondamentale di tutta la nostra vita religiosa sia il Santo Timore di DIO. Questo dono dello Spirito Santo penetri tutto il nostro essere, la nostra intelligenza, il nostro cuore, i nostri sensi, in modo tale che possiamo sempre vivere una vita veramente cristiana nella piena osservanza dei comandamenti di Dio e della Chiesa, abbracciando volentieri tutti quei sacrifici ed accettando tutte quelle rinunzie che detta vita cristiana necessariamente importa. Altro termometro della vita religioso-morale di un popolo è anche la santificazione della festa. Non posso quindi chiudere queste mie osservazioni senza invitare caldamente tutti a fare un solenne proponimento: vivere una vita più intensamente cristiana. E questo lo si otterrà con una vita più intensamente eucaristica e col santificare come Dio vuole la festa, anche a costo di sacrificare i propri interessi materiali. Una vita eucaristicamente vissuta colla festa incondizionatamente santificata porterà certamente i suoi benefici influssi in tutta la vita religiosa della parrocchia specialmente nella rinnovazione dei suoi costumi e porterà necessariamente tutti a vivere la vita soprannaturale di Dio mediante la grazia. |