1941 Giugno |
Istruzione alle madri di Giovanni Chitussi |
Educare vuol dire plasmare l'animo, formarlo, prepararlo moralmente e praticamente alla vita. Educazione non è soltanto istruzione: procedono di pari passo, armonizzano, si completano a vicenda. L'istruzione può essere affidata a maestri, istitutori ed altri, l'educazione invece, direi, è propria ed esclusiva della madre. A qualunque condizione sociale ella appartenga, deve occuparsene con zelo, con gioia, con orgoglio e con abnegazione. Cominci prestissimo: dalla culla. Anzi sosterrei con dotti e versati autori, prima ancora. Perché è un fatto più volte constatato che le qualità morali dei genitori, passando attraverso ai corpi, si comunicano alle anime. In virtù di questo fenomeno detto dell'ereditarietà, la mamma ha il dovere di prepararsi alla maternità con l'esercizio di virtù, per arricchirne gli esseri che saranno preziosa diramazione della sua esistenza. Il giardiniere accudisce con cura le piante da cui vuol ricavare sementi o gemme di riproduzione, e la mamma cristiana lavora se stessa, preparandosi nei figli l'avvenire della famiglia, la felicità temporale ed eterna. Saranno quei figliuoli che allieteranno o contristeranno un giorno il focolare domestico, saranno essi che, venuto il giorno in cui la mano e la mente dei genitori più non risponde all'impero della volontà, saranno essi, i figli, il bastone su cui appoggiare saldamente le vecchie membra cadenti. Il Signore ha associato la mamma all'augusto ministero di dare la vita, ella è lo strumento cosciente che con le sue doti di mente e di cuore deve lavorare, educare il suo essere, formare l'uomo. Vi sono delle madri le quali, finché il loro bimbo non è giunto ad una certa età, si formano il falso concetto che esso non sia niente più di un animaletto verso il quale si ha l'unico dovere di ingrassamento, come si fa per un qualunque animale domestico. Oh, non degradiamo così la natura umana che, nell'incoscienza, è dotata di uno spirito, soffio della divinità, di un'anima immortale, di una mente e di un cuore fatti per conoscere il vero, per amare il buono. Si dice che il bimbo, nascendo si presenta con due facce: una di angelo e una di demonio. Il Battesimo cancella ogni traccia della seconda, mentre fissa la prima che la madre ha il compito di abbellire e perfezionare. Non si richiede molta scienza per disimpegnare questo suo dovere. E non si vedono tutti i giorni mamme cristiane che, pur non sapendo di teologia o di scienza, sanno prendere fra le loro callose le soffici manine del bimbo nel tracciare sulla sua persona il segno di croce? Congiungerle insieme, mentre esse additano il cielo come sede di un Essere assolutamente superiore? Mamme che guidano all'Alto i puri cuori innocenti? Che appena il labbro si schiude alle prime parole, insegnano a balbettare i sacri nomi di Gesù e di Maria accanto a quelli pur sacri e dolci di mamma e papa? È la mamma che, portando in Chiesa il suo piccolo, gli mostra il Crocifisso, l'altare, la Madonna, che fa mandare un bacio sulla punta dei ditini a Gesù che è lì presso, chiuso in quella casetta dorata e che aspetta proprio lui. Le ore in cui la Chiesa è più solitaria sono perciò e più adatte per le visite a Gesù in Sacramento. Anche le grandi solennità religiose fra luci, suoni, arazzi, impressionano la piccola anima, ingenerandole un senso di rispetto per la divinità. (Continua) |