1942 Settembre

Parole dolorose ma doverose!

di Giovanni Chitussi

 

Miei cari Parrocchiani, costretto da necessità superiore devo trattare una questione molto delicata e spinosa, delicata per me e spinosa per voi: la questione del quartese che, fatte le debite eccezioni, per molti si è ridotta ad una pura cortesia e di cui non pochi non ne vogliono sapere. Chi mi conosce comprende quanto ripugni alla mia natura trattare un simile argomento. Ma siamo giunti ad un punto tale che tacendo tradirei gli interessi del Beneficio che in coscienza sono tenuto a tutelare, e coopererei a formare in voi delle false coscienze. Voi sapete come il mio Ven. Predecessore morendo lasciò un libretto di L. 1.090 di cui L. 980 si spesero come retta dell'Ospedale nella sua ultima malattia, i funerali furono fatti a spese della popolazione, io stesso pagai un po' alla volta L. 3.000 di debiti suoi personali. I suoi pochi mobili li divisero gli eredi, io provvidi per due anni e mezzo al mantenimento della sorella ed ai suoi funerali. Le considerazioni in merito a questi fatti le lascio fare a voi. Vi invito solo a riflettere che Mons. Bulfoni, morto in queste condizioni, fu per ben 47 anni a Buia tra Cooperatore e Arciprete.

Sono circa 10 anni che sono vostro Arciprete. In questo periodo di tempo ho avuto occasione più volte d'apprezzare ed esaltare la vostra generosità per tante opere e per tanti lavori che sono stati fatti, lavori che staranno a testimoniare ai posteri ed  ai forestieri la grandezza del vostro cuore e la profondità della vostra fede. Potete essere giustamente orgogliosi della maestosità del vostro Duomo, del vostro snello, artistico, slanciato campanile, del magnifico corredo di sacri apparati di cui è dotata la vostra Chiesa, del sontuoso palazzo Arcipretale, ma... ma... C'è un MA e questo MA costituisce per voi una nota stonata. Questa generosità, fatte pochissime eccezioni, non è assolutamente conosciuta, quando si tratta di dare quanto la Chiesa prescrive per l'onesto sostentamento dei Ministri di Dio, come per es. il quartese, l'Animatico ecc. (Dottrina Cristiana) Una volta si diceva pagare le decime secondo le leggi o le usanze. Ho detto generosità, ma questa volta non è la parola esatta, qui non si tratta di generosità, ma di un dovere sacrosanto di giustizia, e quindi chi manca a questo dovere non posso considerarlo un galantuomo.

Un'altra dura verità debbo dire. Qualcuno potrebbe interpretarla come una vana ostentazione, non importa, è la verità. In dieci anni dacché sono vostro Arciprete per poter campare la vita posso assicurare di aver rimesso oltre 30.000 lire. E questi non erano certamente frutti dei miei risparmi.

Chi è spassionato e sente il dovere della giustizia comprende subito che così non si può continuare. Ed allora? Bisogna dare una risposta esauriente e legale a quelli che dicono «Se fosse un obbligo riconosciuto dalla legge si farebbe avanti, anzi si sarebbe già fatto innanzi ». Ecco quello che si avanza quando si è troppo buoni e remissivi.

Qualcuno in occasione della raccolta del quartese ha spinto le sue frasi fino a questo  punto:  «Che quartese? Che dar da mangiare ai preti? Fannulloni! Oziosi!  Bisogna dar da mangiare ai combattenti altro che ai preti!».

Lasciamo star da parte il diritto  parte e il dovere dall'altra, le frasi sono così banali che non meriterebbero risposta. Ma siccome hanno toccato i combattenti, rispondo perché sono certo di non essere secondo a nessuno a questo riguardo, neppure a questi vanitosi patrioti. Cifre alla mano: centinaia e centinaia di lire sono passate dalla canonica nelle mani dei combattenti, un centinaio di lire circa al mese per corrispondenza coi militari, non credo che nessun soldato sia entrato ed uscito dalla canonica senza ricevere nulla. Centinaia di lettere possono testimoniarlo. Ma veniamo alla conclusione. Quest'anno io avrei dovuto fare oltre Q.li 30 di frumento, ne ho raccolti poco più di 6 quintali e circa L. 800 in danaro. È una cosa veramente ridicola. Tutti i Sacerdoti vicini godono di una posizione non dico relativamente agli oneri ma assolutamente migliore. È necessario che io contro mia volontà prenda delle parti odiose. Ho fatto esaminare la questione della domenicalità del quartese da diversi legali specialisti, ed ora è in studio presso un distinto magistrato. I documenti sono tali e tanti che non lasciano alcun dubbio sull'esito di una eventuale causa in merito.

S. E. Mons. Arcivescovo non solo approva ma appoggia incondizionatamente la mia decisione di portare la causa avanti ai magistrati.

Saranno inutili le recriminazioni quando la causa sarà iniziata. Non potrete dire di essere stati avvertiti in tempo e più volte. Credetemi che se faccio questo lo faccio solo perché sono costretto e dopo che ho constatato che le altre vie non danno alcun risultato.

Prima di procedere contro alcuno mi farò scrupolo di mandare avviso personale affinchè quelli che intendono di risolvere la cosa in via pacifica lo possano a loro agio.

Vi avverto fin d'ora che vi saranno delle spese, spese che naturalmente saranno a carico di chi perderà la causa.

A mali estremi estremi rimedi.