1942 Marzo |
Guerra Ballo Quaresima di Giovanni Chitussi |
Tre cose che a prima vista sembra non si possano mettere insieme: sembra incredibile, eppure ci stanno. Che ci sia la guerra, lo sapete voi meglio di me, che siamo in tempo di Quaresima ce lo dice il Calendario. Non pretenderete spero che il vostro Parroco lasci passare queste cose senza che dica la sua parola. Sono considerazioni che tante volte ho fatto fra me stesso con dolore, pensando a quanto sta succedendo nel mondo e nella nostra Parrocchia. La guerra ci porta le sue dolorose, inevitabili conseguenze: ristrettezze economiche al fronte interno, dolori, sofferenze, morte, per coloro che stanno combattendo sui campi di battaglia. Ogni tanto, per fortuna di rado finora, giunge la notizia di qualche caro, pieno di vita e di giovinezza, che è scomparso per sempre. I suoi di famiglia lo piangono con profondo dolore, si fanno solenni Officiature, si assiste a queste solenni Commemorazioni con abbastanza interessamento, e poi sembra tutto finito li, qualche commento, in seguito, sul povero scomparso, e così si crede di avere compiuto tutto il proprio dovere verso colui che tutto ha dato per noi. Se guardo la vita che la gran parte dei Parrocchiani conduce sembra proprio che non si sappia trovare alcun'altra maniera di partecipare alla grande fatica che i nostri figli e fratelli compiono sui diversi fronti. Mania di lusso, di divertimenti, frenesia nel procacciarsi ogni sorta di soddisfazioni, ecco il desiderio da cui è animata tanta gente che dovrebbe finalmente capire che siamo in tempo di guerra. Molto saggiamente le Civili superiori Autorità hanno disposto che sia interdetta qualsiasi manifestazione come balli, carnevalate ecc. come in troppo stridente contrasto con i momenti in cui viviamo. Ma per certuni sembra che non esistano leggi di Dio e della Chiesa, che non esista una Autorità Civile il cui Potere deriva da Dio. Come qualificarli? Per non sbilanciarmi con parole troppo forti li chiamo egoisti, di quell'egoismo putrido, affogatore di ogni nobile ideale, di quell'egoismo rinnegatore di ogni sentimento di umanità. Infatti non occorre essere cristiani, non occorre essere buoni cittadini osservanti delle leggi dello Stato, basta sentire che quelli che combattono sono nostri fratelli, basta pensare che combattono per noi, per il nostro avvenire, basta pensare che questa guerra costa a loro indicibili tormenti ed eroismi, e forse anche la vita, per essere un po' più ritenuti nel proprio tenore di vita. La saprei ben io trovare la medicina a certi galanti cacciatori di piaceri. Saprei ben io trovare il rimedio per certe ragazze tanto piene di sé, quanto vuote di cervello, che non si sentono di lasciar tramontare l'astro della loro fiorente giovinezza, in una mediocrità comune, senza emozioni e senza avventure. Ai primi direi: "Andate un po' voi, invece di imboscarvi, a dare il cambio a coloro che dall'inizio della guerra sospirano di riabbracciare i loro cari. Se anche la Patria non vi ha per qualsiasi ragione ancora chiamati, fate domanda che in guerra c'è posto per tutti e al vostro posto si troverà chi sostituire". E alle ragazze direi se conservano ancora un po' di quei nobili sentimenti di umanità e di pietà che formano il più bell'ornamento di una donna che prima di abbandonarsi ai piaceri di un ballo, che di ballo conserva solo ciò che è sporco, pensino al ballo che devono affrontare i propri fratelli, i fidanzati, gli sposi di domani. E per parlare più seriamente, che cosa penseranno di Voi, o ragazze, i giovani reduci che in mezzo alla lotta hanno valorosamente combattuto per veder sorgere l'arcobaleno d'una pace giusta e duratura, hanno sofferto volentieri sognando di formare in un radioso domani, un santo focolare pieno di affetto e di tenerezza, cosa penseranno di voi, ripeto, quando sapranno che questo affetto e tenerezza li avete sciupati assieme alla vostra bellezza, godendo frivolamente la vita con coloro che invece di essere i compagni d'armi sono stati gli eroi delle sale da ballo, delle piazze e dei pubblici ritrovi? Non è così, cari miei, che si fa la guerra, non è così che si concorre a far grande l'Italia. La più strepitosa delle vittorie resterà per sempre mutilata, si ridurrà semplicemente ad un saggio di forza brutale, se non concorriamo con la nostra vita, con la nostra serietà, col nostro sacrificio, a ricostruire quei grandi valori che solo possono veramente fare grande un popolo: Amore cristiano, famiglia fecondamente cristiana, società profondamente cristiana. A questa ricostruzione certamente non giovano i balli e i divertimenti a cui pazzamente si corre dietro. «Ma perchè in fine tanto chiasso... - dirà qualcuno,- per quattro salti...». I quattro salti li sanno compatire tutti ed io stesso non farei questo chiasso se si trattasse solo di quattro salti. Quello che mi impressiona è l'assoluta mancanza di serietà che porta ballerini e ballerine a organizzare festini su festini come se essi soli fossero al mondo, come se l'unico fine della nostra vita fosse il divertimento sotto tutte le forme. Non so se si possano chiamare quattro salti i balli in serie di Tomba, di S. Floreano, di Ursinins Grande, di Ursinins Piccolo, di S. Stefano. Abbiamo notato quando, dove, e quanto si è ballato e vi assicuro che lo noteremo anche di più e faremo il possibile per segnalare i singoli casi per far sì che vengano magari a costo di qualche multa, osservate le vigenti disposizioni della legge. Per mio conto non mi dimenticherò di questo, con più rigore che in passato, quando passeremo dappertutto per la benedizione delle case. Su questo punto concludo domandando a quelli che sono cristiani di obbedire alle leggi di Dio e della Chiesa, e a quelli che non si sentono di esserlo, che obbediscano almeno alle leggi dello stato. Come appendice a queste considerazioni non posso far meno di riprovare nella maniera più forte certi fatti di recente successo in Parrocchia. Cosa devo dirvi in proposito? Si è soliti per condannare qualcuno che ne ha fatte delle grosse chiamarlo bestiale. No! È sbagliato. Le bestie seguendo il loro istinto, qualunque cosa facciano, obbediscono a Dio. Gli autori di questi fatti invece, obbediscono ai peggiori istinti diretti da una intelligenza e volontà talmente depravati che li mette molto, ma molto al disotto delle bestie. Ditemi voi se si può osare lamentarsi ancora dei castighi che Dio riversa sull'umanità. C'è da domandarsi invece come Dio possa sopportare tanto fango specialmente in questi tempi in cui si ha tanto bisogno di Lui. Cosa dirò agli autori di questi fatti? Semplicemente quello che diceva l'Apostolo S. Paolo: «In verità vi giuro che né i molli, né gli adulteri, né i fornicatori, entreranno nel Regno dei Cieli.» Si sta poco a fingere d'ignorare l'esistenza del sole, ma per questo non cesserà d'esistere, come nonostante tutte le più o meno sincere negazioni, non cesserà d'esistere il sole della divina giustizia che li consumerà in questa vita e specialmente nell'altra. L'iniquità umana fa il possibile per attirare sull'umanità i castighi di Dio; voi buoni che mi ascoltate moltiplicate sempre più le preghiere, le buone opere, le mortificazioni affinchè Iddio per merito dei pochi buoni abbia a dimenticare e perdonare gli innumerevoli delitti che come onda limacciosa salgono al Sua Trono e gridano vendetta. Quaresima. Da poco è cominciata. Date le persistenti difficoltà alimentari, la Suprema Autorità della Chiesa ha creduto bene mantenere in vigore la dispensa già data circa l'astinenza e il digiuno. Con questo voi capite bene che non intende sciogliere i cristiani dall'obbligo della mortificazione, quanto più gravi ed impellenti si fanno i nostri bisogni, altrettanto tutti i buoni devono sentire l'obbligo di una vita più cristiana, più conforme al tempo quaresimale che abbiamo iniziato, e più consona alla severità del tempo che viviamo. Solo così potremo sperare che le benedizioni di Dio abbiano a fecondare i nostri lavori e far prosperare nella concordia e nell'amore le nostre famiglie cristiane. |