1942 Maggio

Per l’anniversario storico

di Giovanni Chitussi

 

Come è stato pubblicato sul Bollettino di gennaio, quest'anno ricorre il 1.150° Anniversario del primo documento storico di Buja.

Le presenti circostanze non ci permettono di commemorare questa straordinaria ricorrenza con manifestazioni esterne degne delle nostre tradizioni, tuttavia non volendola lasciare passare sotto silenzio, apposito comitato, sotto gli auspici del Dopolavoro locale, ha deciso di raccogliere in volume le notizie storiche del paese. Il lavoro paziente è curato sotto ogni aspetto e da competenti ha ottenuto i più lusinghieri incoraggiamenti alla pubblicazione. Il volume, stampato su carta dura con copertina a colori e illustrazioni fuori testo, supera le 150 pagine, costa L. 13 ed ha per titolo: «Buja e il suo Duomo - Origini e Vicende».

Dato che la pubblicazione sarà una rievocazione completa delle vicende storiche più salienti del paese, dalle lontane origini ai nostri giorni, in tutti i campi ed attività, avrà un interesse particolarissimo per i Bujesi a digiuno della storia di questa nostra terra magnifica ed antica. Per poterne poi regolare la pubblicazione ed auspicarne successo di vendita dato il costo enorme della carta e della mano d'opera, il Comitato fa appello perché ogni famiglia si impegni all'acquisto di almeno una copia del libro. Le adesioni si ricevono presso la Banca Cooperativa di Gemono, Esattoria di Baia e presso Pietro Menis in S. Stefano.

SAGGIO DELLA PUBBLICAZIONE BUJA

La prima volta che in atti si nomina Buja (nel 792 -1.150 anni fa) appare con la voce di Boga. E Boga nell'antica lingua dei Celti, come spiega il conte Girolamo Asquini nei suoi scritti sulla lingua Gallo-Celtica, segnalataci da Mons. G. Vale, significa Arco. Anche nella lingua Runica (l'antica lingua della Svezia), abbiamo la radicale Bog, Bug, o Bok. o Buk che nelle lingue arcaiche del nord Europa ha il significato di Cerchio.

Due parole quindi che si equivalgono e che potrebbero riferirsi all'arco o cerchio delle nostre colline, come pure alla sommità quasi circolare su cui sorge la Pieve Chiesa Matrice di S. Lorenzo. L'Occioni Bonafons nella sua Biografia a pag. 306, voce 626, dice che l'Abate Luigi Comavitto su il «Cittadino Italiano» del 29 Giugno e 2 e 3 Luglio 1881 raccoglieva le «Notizie più strane attorno il nome di Buja». Questi infatti nella prima parte del suo scritto risale alla presunta origine dai Bovii, famiglia di colonizzatori Romani, ma poi si affretta a soggiungere che il nome «potrebbe essere stato ai primordi del secolo IX, quando venne occupato - il Friuli - dai Longobardi o dai Franchi, se non prima, da altri barbari», e ciò «avendo riguardo alla forma della costruzione semicircolare o arcuata» (del castello).

E ci viene spiegando che «appunto nella lingua Germanica e nell'antica dei Franchi, tra le quali vi era non poca vicinità glotica, le voci Bog (Bogen) e Bug nel nostro idioma non rispondono che ad arco ed incurvatura quindi o l'una o l'altra di queste voci applicate al nostro Castello l'indicherebbe come costruito a semicerchio, ad arco, a curva (Arscaurva). Si potrebbe anche supporre - prosegue lo stesso Comavitto - che il nome fosse imposto «nei bassi tempi dell'Impero Romano quando la lingua latina era scaduta e imbarbarita, dappodiché noi troviamo la voce latino - barbara Bugua la quale vuol essere interpretata edicola».

Giungendo con questo alla spiegazione che «i pagani degli antichi tempi di Roma avevano eretto, sul colle di Buja (Monte) un qualche tempietto a qualche loro divinità». E conclude dicendo che egli non crede a queste etimologie ma trarrebbe piuttosto origine del nome Buja, dalle voci slave Bugua (faggio) o Bujan (rigoglioso applicato al bosco).

Ma ciò porterebbe troppo innanzi la fondazione del paese, che in questo caso non sarebbe né gallica come dimostreremo appresso, né  Romana come concordano gli scrittori di cose Patrie. Verrebbe fissata così l'origine del Luogo al tempo delle invasioni Avariche al principio del secolo VI dopo Cristo. I Bovi, asserisce Mons. Vale, non figurano in nessun monumento Aquileiese o Friulano, e fare risultare da Bugua, o Bujan la nostra Buja ci sembra uno sforzo da giganti.

E prosegue così «che da Boga derivi Buga, e Buja (sec. X° e XI°), Bugula (1140), Buvia (1158), Buga (1190), Buga (1194), e Buja (1247) e poi sempre Boga e Buja fino ai nostri giorni, si può ammettere, ma che derivi dallo slavo ci sembra grossa». Abbiamo inoltre qualche piccola variante di poco conto e di facile accomodamento, quali sarebbero «castel de Bue» oppure «Castel de Bove».