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1943 Luglio

Il Papa vuole la guerra?

 

Il 24 giugno u.s. il Papa riceveva oltre 20 mila operai ed operaie di Roma con larghe rappresentanze di tutta l'Italia.

L'avvenimento è rimasto sconosciuto a gran parte dei miei Parrocchiani che pur si interessano di tante cose futili e che pretendono d'essere al corrente delle ultime novità più importanti. Né il ricevimento, né il discorso pronunciato in quella circostanza sono una novità per chi conosce il Papa, sono una novità invece, poco gradita, per coloro che giudicano il Papa alla stregua di un uomo qualunque della storia, che non parlano di lui se non per dirne male. Ignoranza, stupidità o malignità? Forse tutte tre queste cose messe insieme. Per tutti, ad ogni modo, è venuta la parola chiarificatrice del Sommo Pontefice a rendere inescusabili coloro che al momento della resa dei conti vogliono avere lì a portata di mano il capro espiatorio che si assuma l'enorme responsabilità di tutti gli immensi disastri di cui siamo stati testimoni.

Badate bene che se resteranno le parole, i discorsi, e molto più gli atti dei governanti di tutto il mondo per essere giudicati, in un futuro non tanto lontano, al lume della storia spassionata, nessuno potrà distruggere i discorsi, le azioni del Papa in questo tormentoso periodo della guerra, prima per impedire e poi per alleviarne le tristissime conseguenze. Va bene che bisogna compatire, illuminare gli ignoranti, tirare sulla retta strada gli sviati, ma è ora di finirla con certe scempiaggini come queste: «Il Papa ha voluta la guerra». «Il Papa poteva impedire e non ha impedito la guerra». «Il Papa finanzia la guerra». Ogni ignoranza, ogni sviamento intellettuale che pretende di essere compatito e scusato ha un limite. E' ora di finirla con certe enormità!

Non so come si possa dire, anche ammettendo una buona dose di cattiveria, certe stupidaggini quando tutti hanno sentito dire da parte dei Capi delle nazioni belligeranti di tutto il mondo: «Guerra ad oltranza fino alla Vittoria». «Nessun compromesso col nemico», mentre dal Vaticano solo è risuonato un grido che è una supplica: «Pace, pace, pace!».

Ma io mi perdo a fare un'apologia inutile.

Leggete attentamente quel brano del magistrale discorso che si riferisce a questo argomento e voi resterete convinti di quanto il Papa ha fatto e fa per la pace.

Dopo aver segnata la via per arrivare al benessere individuale e sociale non attraverso rivoluzioni suscitatrici di nuovi odii, ma per mezzo d'una lenta, costante evoluzione degli attuali ordinamenti sociali che tutelino sempre più i diritti della persona, e favoriscano quella proprietà che è il miglior sostegno d'una famiglia cristianamente feconda, dopo aver premuniti i suoi ascoltatori dalle false teorie che promettono mari e monti senza dare quel benessere materiale a cui tutti aspirano, oppure dandolo in parte ma a prezzo del sacrificio di Valori Superiori, il Papa passa a trattare il delicato argomento con queste precise parole.

E' così che una propaganda di spirito antireligioso va spargendo in mezzo al popolo  sopratutto nel ceto operaio, che il Papa ha voluto la guerra, che il Papa mantiene la guerra, e fornisce il danaro per continuarla, che il Papa non fa nulla per la pace. Mai forse fu lanciata una calunnia più mostruosa e assurda di questa! Chi non sa, chi non vede, chi non può accertarsi che nessuno più di Noi si è insistentemente opposto, in tutti i modi consentitici, allo scatenarsi e poi al proseguire o al dilagare della guerra, che nessuno più di Noi ha continuamente invocato ed ammonito "pace, pace, pace!" e che nessuno più di Noi ha cercato di mitigarne gli orrori? Le somme di danaro che la carità dei fedeli mette a nostra disposizione non sono destinate, né vanno ad alimentare la guerra, ma ad asciugare le lagrime delle vedove e degli orfani, a consolare le famiglie in angosciosa ansietà per i loro cari lontani o dispersi, a sovvenire i sofferenti, i poveri e i bisognosi.

Testimoni di tutto ciò sono il Nostro cuore ed il Nostro labbro che non si contraddicono fra loro, perché Noi non neghiamo coi fatti quello che diciamo, e abbiamo la coscienza della falsità di quello che i nemici di Dio vanno insidiosamente spacciando per turbare gli operai ed il popolo, e dalle pene della vita che essi soffrono, trarre argomento contro la fede e la religione, la quale pure è l'unico conforto e l'unica speranza che sostiene nel dolore e nella sventura l'uomo sulla terra.

No! i nostri Discorsi e i nostri Messaggi nessuno li potrà cancellare o travolgere nel loro intento e nella loro sostanza. Tutti hanno potuto ascoltarli come parola di verità e di pace, come impeti del nostro animo per la tranquillità del mondo e per illuminare ì potenti. Sono testimoni irrefutabili dei desideri che immensi irrompono dal Nostro Cuore, perchè in questa terra data all'uomo come dimora per un passaggio a vita migliore e imperitura, domini l'ordinata concordia di tutto il genere umano. La Chiesa non teme la luce della verità, né per il passato, né per il presente, né per il futuro. Quando le circostanze dei tempi e le passioni umane permetteranno o richiederanno la pubblicazione di Documenti non ancora resi di pubblica ragione, concernenti la costante azione pacificatrice della S. Sede, non timida dei rifiuti e delle resistenze durante questa immane guerra, apparirà in luce più che meridiana, la stoltezza di tali accuse, procedenti, più che dall'ignoranza, da quell'irreligione e da quel disprezzo della Chiesa, che alligna solo in alcuni cuori umani, purtroppo più inclinati e pronti a pervertire le rette e benigne intenzioni, onde è animata la Sposa di Cristo, che non a favorire il popolo, a calmare e mitigare le difficoltà del vivere, a sostenere gli spiriti in mezzo alle gravi condizioni dell'ora presente. Dite ai diffamatori della Chiesa che la verità brillerà, come pur oggi brilla nei vostri cuori, in tutti coloro che rendono ragionevole ossequio a quanto comprendono di bene e che non credono alla menzogna e alla calunnia. Dall'aperta realtà dei fatti, e dall'opera Nostra ne andranno confusi quanti con l'ingannevole loro parola si studiano di rigettare sul Papato la responsabilità di tutto il sangue delle battaglie terrestri e delle rovine delle città, dei conflitti aerei e degli abissi dei mari.

Questa, cari Parrocchiani la tanto attesa parola del nostro Padre comune che speriamo servi a confondere una volta per sempre la malignità di coloro che sul Papato vogliono far ricadere la responsabilità della presente guerra.

Nostro dovere è di stringerci con una volontà sempre più ferma attorno alla cattedra di Pietro che è e resterà per sempre cattedra di verità e di non solo tenere per noi questa convinzione, ma di difenderla contro coloro che ancora osassero falsare la verità con perfide calunnie.