1950 Aprile 

Sviluppi demografici e divisione della Pieve

nell'ambito del Comune

 

Quando nel 1815, dopo trecento anni, la Pieve di Buia riaveva i suoi Pievani e riacquistava la sua unità territoriale togliendo quella scissione che avevano causato i due Vicariati, la popolazione del paese assommava a meno di 3.000 unità sparse tra un ventina di borgate occhieggianti tra il verde dei colli e delle valli contrappunte da ben tredici Chiese.

Il Pievano all'epoca della restaurazione della Pieve era ormai vecchio e sopravvisse pochi anni. Sotto il secondo Pievano (1823) si inizia quel periodo di pace e di benessere generale che vede in soli 40 anni aumentare la popolazione del doppio toccando e superando la cifra di 6.000.

Dal 1864 troviamo in sede Pietro Venier, quel gigante che davvero seppe essere all'altezza dei tempi divenendo il centro di tutto un movimento, diciamo pure rinascimentale, non solo nel campo religioso, che muta la fisionomia al paese portandolo al piano attuale.

Egli, non trovando più sufficienti le Chiese per l'aumentata popolazione, ingrandisce la Matrice e fa sorgere, al Centro, il Duomo di Santo Stefano, vede a Madonna ampliata quella vecchia Chiesa mariana.

Quando nei primi anni del nuovo secolo il Venier, carico d'anni e di meriti, scende nel sepolcro, attorno a lui Buia contava 8.600 anime. Dieci anni dopo la cifra raggiunge il 10.000.

Una piccola Diocesi, era divenuta la Pieve di Buia!

Ecco allora che la Pieve diventa Arcipretale e la sede di Buia Foraniale, ma poco prima Madonna, con tutta la parte superiore del territorio comunale si era staccata, divenendo una cura indipendente.

Allo scoppio del primo conflitto mondiale il Comune contava 12.000 abitanti, la punta massima raggiunta.

Pur col frazionamento, la millenaria Pieve restava sempre una grande cura cui, per i mutati tempi e la vastità del territorio, si imponevano altri distacchi. Così viene la volta di Avilla nel 1930 e di Urbignacco nel 1944. Così abbiamo l'antica Pieve suddivisa in quattro Parrocchie.

La Matrice, che mantiene il suo titolo, rimane con oltre cinquemila unità ed otto Chiese.

I Pievani della nuova serie che coprirono questa sede in 135 anni furono cinque, tre dei quali, succedutisi l'uno all'altro, occupano da soli ben 109 anni (1823-1932).

Oggi nella Pieve di Buia fa l'ingresso il sesto Pievano, Mons. Domenico Urbani che a metà del secolo s'affaccia alla ribalta della nostra storia sotto i migliori auspici.

A lui il popolo di Buia porge il benvenuto ed augura lunghi anni d'apostolato fecondo.