1961 Settembre

 

Inaugurazione della nuova Casa di Riposo

 

Giornata memorabile quella del 9 luglio 1961, data dell'inaugurazione della nuova Casa di Riposo.

L'ora della cerimonia era stata fissata per le ore 17 ma molto prima una vera folla di cittadini e di Autorità stazionava nei vasti cortili antistanti il vecchio e nuovo fabbricato.

Fra i presenti abbiamo notato il Consiglio Comunale al completo con il gonfalone, tutte le autorità e rappresentanze locali, i Sindaci di Tarcento, Osoppo, Treppo Grande e Maiano, il Consigiere provinciale per il Mandamento sig.ra Toso-Chinellato, la sig.ra Brollo-Sellan per l'Opera Maternità è Infanzia, la sig.na Emma Pittino Consigliere comunale di Udine e Dirigente il Sindacato dei Maestri cattolici, una rappresentanza della Democrazia cristiana del Comitato provinciale, il Colonnello De Laurentiis Comandante il V° Genova Cavalleria col suo Stato Maggiore, Reparto dislocato nella nostra cittadina per le esercitazioni estive, il Tenente dei Carabinieri Belmonte in rappresentanza del Comando di Tenenza di Udine ed altri.

Avevano mandato la loro adesione il Questore, gli on.li Schiratti, Biasutti e Armani, la sig.ra Berghinz per l'Associazoine provinciale della Famiglie Caduti e dispersi in guerra.

La Banda cittadina rendeva effervescente l'attesa con le sue marce allegre, diretta dal m. Scialino.

Ultimo, ma in orario, giunse l'Arcivescovo Mons. Giuseppe Zaffonato che riceveva l'omaggio delle Autorità presenti: si è formato tosto un breve corteo che si portava sotto la gradinata della inauguranda Casa dove erano schierate tutte le bandiere di rappresentanza del Comune.

Ha preso per primo la parola il Sindaco di Buia cav. uff. Polizzi per salutare le Autorità e gli intervenuti ed aveva parole di vivo elogio per le Amministrazioni che avevano saputo realizzare il magnifico complesso della nostra moderna e confortevole Casa di Riposo, un edificio che fa onore e costituisce un vanto per il nostro paese.

Quindi è la volta dell'oratore ufficiale della giornata, Pietro Menis che brevemente rifà la storia di cinquant'anni della vecchia Casa di Ricovero. Si riporta all'ambiente, alle circostanze, illustra la figura e l'opera di Mons. Bulfoni il fondatore dell'Opera che tanto bene operò nelle nostre Contrade nei 47 anni che visse tra noi.

Conclude S. E. Mons. Arcivescovo che, rifacendosi a quanto era stato detto dagli oratori precedenti, applicava la massima evangelica « Nulla è perduto... e quanto avete dato ai piccoli ed ai poveri, lo ritroverete in cielo, reso abbondantemente, dal Padre mio ».

Gli oratori, seguiti attentamente dalla folla presente, alla fine vennero salutati da scroscianti applausi.

E' seguita poi la benedizione dei locali impartita dall'Eccellentissimo Presule. La sig.ra Lucia Toso Chinellato ha tagliato il nastro tradizionale e la folla, al seguito delle Autorità, è entrata nel nuovo edificio per la visita alle varie sale del piano terra, a quelle seminterrate, alle camere, ovunque ammirando i confortevoli moderni impianti, la grande cucina, la lavanderia ecc.

L'Amministrazione dell'Opera Pia, presieduta dal sig. Luigi Pietro Ursella ha offerto un signorile rinfresco servito altrettanto signorilmente da una schiera di gentili giovani insegnanti del Comune.

Nella mattinata della stessa giornata, in Duomo era stata celebrata una S. Messa per i benefattori defunti e di propiziazione per i benefattori viventi. Erano presenti le Autorità del Comune in forma ufficiale ed i Parroci urbani condecoravano il sacro rito. Mons. Arciprete, al Vangelo, ha ricordato brevemente i sacrifici compiuti per la Casa di Ricovero da tutta li cittadinanza ed ha evocato alcune figure salienti che ne furono protagonisti.

Per la circostanza, così fausta per il paese, Pietro Menis ha voluto riunire in un volumetto le memorie di cinquant'anni dell' Opera, corredandole di fotografie passate ormai alla storia; l'opuscolo contiene inoltre i profili dei benemeriti e dei benefattori passati all'eternità illustrati non solo nell'opera da essi compiuta donando i loro averi alla vecchia Casa di Ricovero, ma anche tramandando (quasi di tutti) le loro sembianze.