1963 Marzo-Aprile |
Il nostro Camposanto di Domenico Urbani |
Due diversi articoli apparsi in questi giorni sui giornali indicano alla opinione pubblica le due direttive opposte in merito al nostro Cimitero. Bisogna premettere che la terra dell'attuale Camposanto ha bisogno di riposo, non consuma più, è già da anni che le bare si sovrappongono senza che la sottostante sia completamente consumata. Questa realtà dà al problema il carattere di urgenza assoluta per gli imprescindibili motivi di decoro religioso e civile verso i Morti e di igiene pubblica verso la popolazione. Senza per nulla interferire nelle competenze civili, bisogna dire una parola chiara sull'argomento: una delle direttive sostiene l'ampliamento dell'attuale Cimitero, sostenuta dal consenso di larga parte della popolazione e suffragata da studi per la soluzione pratica del problema. L'altra direttiva sostiene di trasportare il nuovo Cimitero sul rialzo collinare nei pressi del «Tiro a segno», per favorire lo sviluppo della edilizia nella zona circostante il Capoluogo. Dal lato pastorale bisogna rilevare che Buja ha un lodevolissimo e serio culto per i Morti, a cui l'attuale ubicazione del Cimitero conferisce il tono della familiarità tra vivi e Defunti che sopravvive con il conforto per i primi ed il suffragio per i secondi (singolare il vero pellegrinaggio di Pasqua al Cimitero e a due chiese viciniori). Dal lato giuridico, per così esprimersi, è necessario che in ogni modo il Cimitero resti entro i confini della Pieve. Dal lato dell'opportunità, bisogna dire in forma perentoria ed assoluta che è necessario si provveda e subito per rispetto verso i Morti e verso i vivi, che tutte le forme dilatorie del problema comportano una grave responsabilità e che già si è perduto troppo tempo in vane accademie. L'Arciprete |