1963 Maggio-Giugno

Riflettiamo sulle elezioni del 28 Aprile

di Domenico Urbani

 

Quelle elezioni non ci lasciano tranquilli, nessuno, né per i risultati nazionali, né per quelli del nostro Comune. E intendiamo parlare dei voti dati al P.C.I.

Premettiamo che da qualche tempo si lamenta ovunque un certo rilassamento religioso e morale e dato che i sentieri che comunemente portano al Comunismo sono la irreligiosità e l'amoralità, vediamo nei voti al Comunismo un indice più o meno cosciente di questo stato d'animo. Esaminiamo le cifre di casa nostra: le elezioni del 1958 nel nostro Comune hanno dato al P.C.I. N. 334  voti su 4.115 ossia il 7,92 per cento. Quelle del 28 aprile hanno dato al P.C.I. numero 468 voti su un totale di 4.228, ossia l'11,7 per cento.

Si dirà: cosa c'entrano le elezioni con la religione e la morale?

Ecco: deponendo il voto nell'urna l'elettore fa una scelta libera e volontaria sul contenuto programmatico di un singolo Partito perché divenga operante con le leggi per tutta la Nazione. Essendo la scelta libera e volontaria, l'atto è morale, ossia comporta responsabilità di coscienza davanti a Dio. Resta a vedere se il contenuto programmatico prescelto è buono o cattivo, lecito o illecito.

E quando si ha davanti la prospettiva di poche primavere a causa degli acciacchi, si sente sacrosanto il dovere di dire chiara la verità riguardo ai principii, di aver grande comprensione per tutti gli erranti, di amare tutti più di se stessi. E per questo dico con vivissimo rincrescimento e chiedendo scusa se la verità è forte, che il Comunismo, come è oggi, è il pervertimento della vita umana e cristiana, ossia sovverte l'ordine stabilito da Dio per la cosciente, libera e fruttuosa convivenza sociale.

Difatti nega la stessa esistenza di Dio e vi colloca la materia, sostituisce la Provvidenza col «determinismo storico», e quando si abolisce la religione si distrugge volutamente il fondamento ragionevole della onestà umana. Il primo e massimo comandamento del Vangelo è la Carità, ed il Comunismo invece fonda la sua società sull'odio di classe mascherato dalla solidarietà di casta, ossia da un aiuto materiale tra gli adepti.

Il diritto naturale è soppiantato dalla dittatura arbitraria e disumana senza rispetto per la persona e per la libertà. Abbiamo ancora nell'animo il grido di Berlino est che al 17 giugno 1953 reclamava sulle barricate: dateci la libertà! e sentiamo ancora lo strazio di Budapest tra i carri armati sovietici nell'ottobre 1956. Il metodo di ragionamento o d'informazione è la deformazione dei fatti o la calunnia, ossia è pervertito il valore oggettivo della verità. Oserei dire che si potrebbe attendere un nuovo sviluppo dottrinale, e quindi soprasedere momentaneamente sugli errori, se si vedesse il Comunismo cercare onestamente il bene del popolo; ma invece ad ogni discussione di leggi di apertura sociale si è visto il Comunismo all'opposizione col pretesto di proporre... delle leggi migliori.

Il miracolo economico italiano è una realtà che sembra un sogno, ma il Comunismo come tale vi ha dato un contributo più parassitario che costruttivo, e l'apporto dato alla società in genere è paragonabile all'apporto che il cancro da alla medicina. Questo è il Comunismo nudo e crudo anche se negli individui appare diversamente o se è presentato sottofalsa etichetta.

Ora domandiamoci: si può in coscienza incoraggiare col voto un tale pervertimento? Ecco il valore e la responsabilità del voto davanti alla società, alla famiglia, ai vivi ed ai Morti e davanti a Dio.

E' vero che altrove vi sono certe grettezze d'animo incapaci di capire il vivere sociale se non in funzione del proprio egoistico vantaggio. Ma anche la esasperazione per questi sistemi inumani ha la possibilità ed il diritto di trovare il suo sbocco nella assistenza sindacale sana ed operante ed è più che giusto che ci siano le leggi di apertura sociale e che i sindacati agiscano in una visione non chiusa ma aperta al problema umano. Conclusione: il problema religioso-morale è alla radice dell'ordine e della civiltà per cui da parte di tutti: genitori, educatori, gruppi di potere, persone responsabili e uomini di buona volontà deve essere affrontato con impegno e con coraggio questo problema. 

Bisogna rifarci interiormente la stima, lo apprezzamento e l'amore per i valori spirituali, rinvigorire in noi stessi le convinzioni e la pratica religiosa, vivere una moralità dignitosa e seria in pubblico ed in privato, praticare la giustizia nella sfera sociale con la forza propulsiva della Carità ed essere fieri della libertà di figli di Dio.

Così siamo nello spirito dell'Enciclica «Pace in terra» del Papa Giovanni XXIII. A questo fine eleviamo la preghiera, il lavoro e l'augurio per ognuno di voi.

 

 Aff.mo Sac. Domenico Urbani, Arciprete