1963 Dicembre |
Ragazzi, abbiamo perso chi ci voleva bene (Gildo Seto) |
L'avevo conosciuto tre anni fa. Mi occorreva un prato perché i ragazzi vi potessero giocare. Mi rivolsi a lui. Lui pure amava i ragazzi ed andammo subito d'accordo. Mi indicò il terreno, ma era troppo piccolo: occorreva il terreno confinante. Mi rivolsi al proprietario: il sìg. Agostino Ursella gentilmente mi diede il suo beneplacito e, prima che si pentisse, due filari di viti furono subito tolti di mezzo. Ci fu una battuta d'arresto: tutti e due a vicenda ci davamo la colpa, perché i lavori non proseguivano. Ma la fiducia non venne mai meno ed il campo di calcio diventò. Divenne più bello di quanto mai avessi immaginato. Ed i ragazzi dentro a giocare, tanti ragazzi, specie la domenica, in un gioco sano, entusiasmante, educativo. E lui, Gildo, ai bordi del campo se la godeva a vederli correre e giocare felici e passava delle ore a guardarli e la loro gioia era la sua gioia. Il lavoro che faceva per loro non era mai troppo, non bastava mai e costruì una pista di pattinaggio, illuminata, per poterla adibire anche alla pallacanestro ed alla pallavolo. Anche il campo di calcio fu illuminato e ne risultò un complesso sportivo che molti in Friuli ci invidiano. Sognava anche una pista per bici, ma il tempo per lui era terminato e non la potè attuare. Tutto questo lo fece disinteressatamente per i ragazzi, per i ragazzi degli altri, perché era convinto che lo sport li avrebbe aiutati a crescere buoni, educati, forti, leali e generosi; era convinto di contribuire alla formazione degli uomini di domani. Voleva soprattutto l'educazione. Le prepotenze non le sopportava, la maleducazione lo irritava. Non capiva coloro che non aiutano i ragazzi, che dei ragazzi non s'interessano. Era anziano di età, ma per queste cose era largo di idee e lungimirante. Quando passò nel suo ultimo viaggio terreno davanti a quel campo da gioco che tanto per i ragazzi aveva curato, un nodo mi prese alla gola. Lo precedevano molte corone di fiori, ma c'era una particolarmente bella, la più vicina alla sua bara, la più vicina al suo cuore, la più commovente: una bandiera e undici ragazzi, in tuta, con una stella sul petto, i ragazzi della squadra di calcio «Stella Buiese» in rappresentanza di tutti gli altri. Erano i fiori più belli, fiori che non appassiscono, fiori che restano, fiori profumati che gli rendono onore: erano... gli uomini di domani. |