1972 Aprile |
La " CASA DELLA GIOVENTÙ', è una realtà di Angelo Cracina |
E' stata solennemente inaugurata dall'assessore regionale Romano il pomeriggio del 29 gennaio u.s. dopo la benedizione impartita da S.E. mons. Arcivescovo. Presenti il consiglio comunale con il sindaco, ins. Edi Giacomini, sacerdoti, tra cui mons. Baldassi e il prof. don Giancarlo Menis, autorità, personalità ed una folla di parrocchiani. L'arciprete ha porto il saluto agli ospiti e li ha invitati a prendere uno spuntino insieme ai capifamiglia. Poi hanno parlato l'assessore Romano (presentato dall'assessore comunale Zontone Roberto), il sindaco Giacomini e il prof. Mario Ragagnin. E' un locale in cemento armato, progettato dall'architetto buiese Alberto Tondolo, misura m 68x15,8 ed ha funzioni educative, culturali e ricreative. Sorge vicino alla casa arcipretale su terreno che fu di proprietà della famiglia Piemonte (Scoi). A conti fatti costerà 70 milioni, coperti in gran parte con un mutuo ventennale ottenuto dalla Regione, con contributi di privati e di enti e con la alienazione di buona parte di terreni appartenenti alla chiesa parrocchiale. Resteranno però scoperti oltre 15 milioni che contiamo di pagare un po' alla volta con l'aiuto dei parrocchiani sempre stati sensibili e generosi verso le opere di comune utilità. La costruzione è stata compiuta dall'impresa edile Piemonte Adolfo e Luigi con la collaborazione delle ditte: Aita, Barnaba, Copetti, Fabbro, Forma Uno, Lucardi, Mattiussi, Persello, Pezzetta, Santi, Sordo e Ursella. Si sa che fin dal tempo dell'arciprete mons. Chitussi si pensava ad una «Casa della Gioventù» ma le circostanze favorevoli maturarono più tardi. Il primo fattore determinante è stato l'acquisto dell'area. Lo fece il pio arciprete mons. Domenico Urbani dopo varie peripezie e non pochi dispiaceri, con la solidarietà del cappellano don Renato Vezzio e del prof. don Fulvio Colitti. Alla fine del 1965 sembrava fosse scoccata l'ora fatale, ma proprio allora l'arciprete partì... Ora per realizzare il suo sogno ci voleva un sacerdote che fosse vissuto accanto a lui, che conoscesse il suo pensiero, che sentisse l'assillo della popolazione ed avesse anche spirito d'iniziativa. Questi non poteva essere che don Valerio Zamparo. E' stato lui infatti ad infervorarne anche i due confratelli, venuti qua dopo di lui e ad agitare questo problema. Fraternamente coadiuvato da don Onorino e don Fulvio, cercò subito suggerimenti e collaborazione anche esterne specialmente nella sagacia e nell'influenza di mons. Aristide Baldassi, del prof. Ermes Santi, del rag. Adelchi Costantini e di altri ancora. Fu così che si giunse alla decisione di agire, presa dai capifamiglia, riuniti in assemblea, la sera del 9 dicembre 1968. A meno di due anni dopo, il 10 agosto 1970, cominciarono i lavori sotto gli auspici di S. Lorenzo, titolare della Pieve. Ora che essi sono felicemente terminati, non ci resta che ringraziare il nostro caro Santo e coloro che sono stati suoi strumenti per il compimento di quest'opera che porta un nome bello ed ha un compito importante. L'arciprete |