Pasqua 1995 |
Terra Santa: ricordi e riflessioni di Gabriella Dolso |
Un anno di catechesi si può concludere anche passando una giornata insieme in allegria. Così, il 5 giugno, abbiamo organizzato una gita al «Bosco Romagno» nei pressi di Cividale. Da anni sognavo questo viaggio e finalmente il sogno si è avverato: è stata una realtà entusiasmante. Già all'arrivo a Tel Aviv, quel cielo profondo e quel tramonto pieno di luce e di colori mi ha fatto capire che mi trovavo in una terra speciale. Anche il viaggio serale verso Nazareth è stato pieno di fascino : per quei paesi adagiati sui fianchi delle colline, per quelle bianche casette sparse nelle vallate, per quelle luci che occhieggiavano sempre più fitte al calar delle tenebre. La recita del Rosario ci ha aiutato ad immedesimarci nel nuovo ruolo di pellegrini in Terra Santa. La visita di Nazareth con la maestosa basilica dell'Annunciazione (e le sottostanti grotte) e della Galilea ci ha permesso di seguire passo passo le vicende più salienti della vita di Gesù, dalle nozze di Cana alla trasfigurazione sul monte Tabor, alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, al discorso della montagna... Di Cafarnao non restano che le rovine dell'antica sinagoga e le fondamenta di diverse abitazioni della prima età imperiale. Quello che certamente è rimasto inalterato è il lago di Tiberiade che noi abbiamo attraversato su una barca simile a quella che usavano i pescatori di duemila anni fa in una giornata tiepida e priva di vento. Sulle sponde di questo lago Gesù chiamò a sé Pietro, Andrea, Giacomo e gli altri apostoli. Qui sorge la chiesa che celebra il primato di S. Pietro, proprio nel luogo in cui, secondo i vangeli, Cristo apparve ai suoi discepoli per la terza volta dopo la resurrezione per affidare a Simon Pietro la guida spirituale della Chiesa. Il trasferimento da Nazareth a Gerusalemme ci ha permesso di attraversare la Samaria e di fermarci nell'oasi di Gerico, città delle palme (come la chiama la Bibbia), che viene considerata la più antica città del inondo (circa settemila anni A.C.) ricca di storia. Da Gerico si sale attraverso il deserto di Giuda, non piatta pianura (come avevo immaginato), ma colline sempre più alte, vallate e montagne, fino a giungere agli ottocento metri di altitudine di Gerusalemme. Lungo il tragitto si incontrano spesso greggi di pecore o qualche mandria di mucche e nelle vallate, al riparo dal vento e in presenza di un rivolo d'acqua, un accampamento di beduini con i loro armenti e masserizie. La vista di Gerusalemme dal monte degli Ulivi è davvero suggestiva: dall'alto l'occhio spazia su un groviglio di costruzioni, moschee, chiese, sinagoghe, che sembrano quasi imprigionate in una superba cerchia di mura e di bastioni. E' una visione davvero magica e mistica : questa è l'unica città del mondo in cui le tre grandi religioni monoteiste (il cristianesimo, l'ebraismo e l'islam) hanno vissuto per secoli fianco a fianco in un continuo succedersi di guerre e di lotte e in una tuttora difficile convivenza. Il cielo azzurro e profondo e la luce del sole ne esaltano la bellezza naturale e rendono ancor più brillanti le candide pietre con le quali è costruita. Per capire Gerusalemme bisogna però immergersi nei rumori della folla, ascoltare il frastuono delle stradine, le invocazioni dei muezzin e osservare gli ebrei in preghiera addosso al muro del pianto, ultimo loro ricordo sacro del tempio di Salomone. E' interessante anche seguire i fedeli mussulmani e vedere con quanta devozione si prostrano in preghiera alla Cupola della Roccia o alla moschea di El-Aqsa (le più grandi e famose moschee di Gerusalemme). Per i cristiani Gerusalemme ha un fascino particolare perché Gesù vi consumò la sua passione. Ne abbiamo seguito i passi salienti visitando il Cenacolo dove fu istituita l'Eucaristia, il giardino e la chiesa del Getsemani, San Pietro in Gallicantu (qui Cristo giudicato e condannato dal Sinedrio fu rinnegato per tre volte da Pietro). Per noi pellegrini di Buja è stata particolarmente interessante la visita alla chiesa del Getsemani dove si trova la tomba del nostro illustre concittadino mons. Aurelio Briante, vescovo e custode del S. Sepolcro. Ma il momento di maggior tensione religiosa e di maggior commozione si è avuto quando, attraverso la via dolorosa (oggi il visitatore deve farsi strada a gomitate tra la folla chiassosa di questa città mediorientale), si è raggiunta la cima del Calvario che si eleva a circa quindici metri dal suolo con un profilo simile a un cranio; vi si può ancora osservare la roccia spaccata dal terremoto avvenuto al momento della morte di Gesù. Il pensiero che in quel posto quasi duemila anni fa il Figlio di Dio si immolava per te e per tutti gli uomini ti commuove fino alle lacrime e ti rinfranca nella fede. Nella stessa grande basilica, a circa cinquanta metri, si trova il santo sepolcro dove Gesù è stato deposto, ma da dove è risorto, a certezza del nostro credo e speranza del nostro futuro. A dieci chilometri da Gerusalemme, abbiamo visitato Betlemme (in ebraico «casa del pane»). La piccola città di Giuda, «che da duemila anni parla al cuore dì tutti i cristiani, oggi conta, 30.000 abitanti che vivono di turismo e della lavorazione del legno d'ulivo (i presepi in legno d'ulivo vengono tutti da questa terra). Le colline calcaree che la circondano sono piene di grotte. In una di queste, dove abbiamo assistito alla S. Messa, una stella d'argento e l'iscrizione «Hic de Maria Virgine Jesus Cristus natus est», indicano il luogo della nascita. Questo è ciò che resta per evocare l'Incarnazione del Verbo, venuto nella povertà e nell'umiltà, a condividere la nostra condizione umana. Sopra, l'attuale Basilica della Natività è opera di Giustiniano. Il Vangelo non localizza la prima manifestazione di Dio ai poveri, ma la tradizione antica l'ha fissata nel Campo dei Pastori, a circa 4 chilometri da Betlemme. L'ultimo giorno della nostra permanenza in Israele l'abbiamo dedicato al turismo, visitando le rovine di Massada (teatro, nel 73 post Ch. n., di uno dei tanti episodi drammatici della storia del popolo ebraico). Da qui si gode una serena visione del Mar Morto, dalle acque color blu scuro, sature di sale. Ritornando, ci siamo fermati a Qumran, dove, in alcune grotte, furono scoperti migliaia di frammenti di manoscritti redatti in ebraico antico su pergamena e papiro; scoperta che fu ritenuta la più importante ed esaltante dei tempi moderni. E' stato davvero un viaggio meraviglioso, sia dal punto di vista religioso che storico-artistico. Ed è doveroso che io ricordi la nostra guida, il francescano Padre Lino, competente e sempre disponibile, che ci ha accompagnati ovunque fornendoci spiegazioni chiare ed esaurienti ed invitandoci a meditazioni ricche di spiritualità. Egli ci ha fatto gustare le bellezze naturali ed artistiche, ma specialmente ci ha fatti rinsaldare nella fede. |