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(All'inzio, l'articolo ripercorre 'l'attività svolta in questi 25 anni dall'Associazione.
Quindi  continua ............)

................................ perché sappiano quello che la gente di questo piccolo borgo è stata capace di realizzare, con la speranza che i giovani possono continuare, con idee e forze nuove, su questa strada. A loro, e non solo con la forza del lavoro fatto in questi in questo quarto di secolo, mi permette di proporre qualche riflessione.

Fino ad ora quello che ha fatto la differenza della sagra di San Giuseppe è stata la qualità: quella del mangiare e bere buono e genuino e quello delle iniziative culturali, in particolare la pubblicazione del numero unico. Ma se per le prime si può pensare di riuscire a mantenerle anche per il futuro, per la rivista i dubbi sono tanti e forti, non per mancanza di volontà e di gente disponibile ma "solo" per scarsità di soldi, perché la pubblicazione costa, tanto.

È concreto il rischio che la rivista diventi impresa troppo grande, ma solo dal punto di vista finanziario, per "Chei di Ursinins Pizzul".

È mai possibile che l'unico sponsor su cui si può fare affidamento ogni anno per "Buie poreNuje!" sia un esterno, che neanche capisce il friulano, che non fa neppure una pagina di reclame, che da e basta senza prendere in considerazione quanti numeri stampiamo, il targhet dei lettori o altre questioni di marketing, ma solo sulla bontà della iniziativa? Come mai questo esterno, che sarebbe il "Giornale di Brescia", in più ci fa da editore, ci paga anche una parte delle spese di stampa dove qua invece ci tocca bussare a tante porte per potere aprirne a stento qualcuna?

È solo mancanza di soldi o manca qualcos'altro? O la rivista non vale? Ma se così fosse la gente non metterebbe la mano al portafogli per comprarla dandoci una mano a recuperare parte della spesa.

E contributi per la lingua e cultura friulana? Zero!  E poi e tutti ci dicono "che bravi, che bravi".

Allora se vogliamo che la pubblicazione possa continuare ci tocca pensare a dei cambiamenti. Il primo per "Chei di Ursinins Pizzul" che dovranno cercare di coinvolgere altre associazioni di borgo e, perché no anche la pro Buja che dovrebbe sentirsi o onorata (io direi in dovere) di essere in prima fila. Perché questa rivista non parla solo di Ursinins Piccolo ma di tutto il paese è d'altro ancora  ed è una delle iniziative che tengono alto il nome di Buja, almeno così ci dicono.

La promozione di un paese non viene fatta solo con polenta e salsiccia con contorno di insalata ma anche e soprattutto con iniziative culturali di spessore, e una valida pubblicazione è una di queste. Un piccolo sforzo di ognuno che permetterebbe di pensare al futuro con più serenità. Non farebbe onore a quelli di Buja se un domani qualcuno dicesse "hanno pensato tanto al budello e poco al cervello".

Alla fine della predica è nostro dovere ringraziare di cuore tutte le persone che in questi 25 anni hanno lavorato collaborato aiutato. Noi fino che le condizioni lo permetteranno, continueremo a fare alla nostra parte e poi come diceva mia zia "sarà ciò che Dio vorrà e non ciò che il diavolo pensa".