Esemplari di lettere con la notizia della morte di un emigrante Quattro esemplari di lettere con la notizia della morte di un emigrante. La più antica (n. 1) risale al 1850 ed è stata vergata da un fratello del morto, il numero 50 dell'elenco che abbiamo pubblicato; è un pezzo di carta rettangolare bianca, carta comune, forse dallo scrivente ridotta nelle sue proporzioni. In quelle righe, tracciate con mano malferma, oltre all'angoscia di dover comunicare il doloroso evento alla famiglia, emergono sentimenti di fede, di rassegnazione e fatalismo, ma anche di fiducia nella vita. Le altre comunicazioni sono più recenti, dagli inizi del secolo. La prima (n. 2) è del 1904 ed è una cartolina postale indirizzata al « molto reverendo parroco di Buia », dal Delegato della S.S. Sede per gli italiani in Baviera. Il « missionario » indugia nel descrivere i particolari dell'assistenza religiosa prestata al defunto; ma accenna anche ad elementi di costume ormai tramontati, come ad esempio, alla carrozza di cui si serve per portarsi al letto del moribondo presso l'Ospedale. Abbiamo quindi una lettera del 1907 del paesano (n. 3), compagno di lavoro del morto che si affretta, appena successa la disgrazia e prima del funerale, a dare la notizia al proprio padre in patria e, a conferma della veridicità della sua comunicazione, fà aggiungere al foglio la testimonianza dei suoi « padroni », i « capuzzàts » che lo avevano ingaggiato. Infine abbiamo la lettera di un sacerdote tedesco del 1908 (n. 4), che dà al confratello, parroco di Buia, la notizia della morte di un « putelo » buiese che lavorava nella « fornaciera », presso la sua parrocchia. Lo zelante « pievano » bavarese si industria a scrivere in italiano la sua missiva, evidentemente traducendo dal tedesco, forse usando addirittura il vocabolario, e ci offre un documento interessante, oltre per i ragguagli sugli emigranti che enumera nel suo scritto, per l'assistenza che egli prestava ai suoi ospiti, « italiani lavoranti », nella sua parrocchia. |