INDIETRO

 

Sot la nape 1971 n° 3

I  morti per le vie del mondo...

«emigranti per sempre »

di Pietro Menis

 

FOTO

DOCUMENTI

NOTE

ELENCO DEI MORTI

 

Ad indurmi a scrivere queste note è stato un articolo dell'amico Luigi Ciceri, « emigrazione dell'800 », pubblicato in «Sot la nape», periodico della S. F. F., n. 1, 1971. L'articolo è corredato da una serie di fotografie di emigranti, scattate in varie parti dell'Europa, e dal fac-simile di una lettera redatta da un operaio da Kufstein. Di questo dramma (dell'emigrazione), scrive il Ciceri, non abbiamo testimonianze fotografiche e neppure abbiamo testimonianze epistolari dei casi più strazianti; « di chi si busca una pleurite, a trentatrè anni, e ritorna solo per morire, di chi e, son molti, ritorna segnato nel corpo per sempre, senza dire di chi è morto lontano... emigrante per sempre ». Di questi ultimi, « degli emigranti per sempre », che Buia ha lasciato nelle varie Contrade del mondo nel secolo scorso, è documentazione questo scritto.

Buia, com'è noto, ha dato all'emigrazione, fin dai tempi lontani, una altissima percentuale dei suoi figli migliori; come, forse, nessun altro paese del Friuli.

Fatto singolare e da segnalare subito, questo fenomeno era una necessità impellente dovuta alla densità eccezionale della popolazione sul nostro suolo, povero di agricoltura e privo affatto di industria; urgenza quindi per sopravvivere, cercare il pane altrove.

Era una emigrazione stagionale, dal marzo all'ottobre, che permetteva, col gruzzolo sudato, « sudore di sangue », di svernare fra le pareti domestiche. E la primavera seguente ancora in marcia, come le rondini, nelle Contrade, più o meno ospitali, del centro-Europa; nell'impero austro-ungarico e nell'impero germanico i cui confini, a quei tempi, occorre dirlo?, erano segnati dal Mar Baltico e dal Mar del Nord fino giù al Mar Nero, alle soglie dei Balcani.

I buiesi del secolo scorso erano precipuamente fornaciai, mattonari famosi, attivi ed esperti, ricercati ed apprezzati per la loro bravura nel settore; si può dire che non era fornace, « pravilegio », o forno primitivo, « cremate », dove non fosse un buiese a lavorare (1).

Di elencare questi nostri « emigranti per sempre » ce lo consente una vecchia anagrafe dell'archivio arcipretale; è stata redatta negli anni tra il 1825-30, cioè nel decennio seguente alla riunificazione della Pieve di Buia, avvenuta nel 1815, ed il conseguente ripristino della serie dei Pievani-Rettori interrotta nel 1512.

Per trecento anni, la Pieve era stata retta da due Vicari, quello di S. Stefano (Quartiere di Sotto) e quello di Madonna (Quartiere di Sopra): il nuovo ordinamento, che comprendeva tutto il territorio comunale in una unica grande Cura, comportava il riordinamento e censimento della popolazione locale.

L'anagrafe è divisa in « quaderni » che raggruppano determinati Borghi o Frazioni del Comune e le famiglie vengono iscritte, seguendo la numerazione civica del tempo; una specie di « stradario » quanto mai pratico e agevole per consulto.

I quaderni di questa anagrafe sono ormai comprensibilmente ingialliti, sciupati, gualciti, slegati, ma restano tuttavia una preziosa miniera di notizie genealogiche. Difatti i vari sacerdoti estensori di questo documento, via via annotarono, con i dati anagrafici degli iscritti, spesso, le vicende personali degli stessi. Sapremo altresì gli spostamenti di donne a seguito del loro matrimonio e la provenienza di quelle forestiere che sposavano dei buiesi; sapremo, fatto importante questo, la provenienza e la ragione di nuove famiglie inserite nella parrocchia nel corso di almeno un secolo.

Oggi, a cominciare dal primo dopoguerra, l'anagrafe civica, registra innumerevoli casati che invano cercheresti nei registri antichi della Pieve, e ciò è dovuto ai rivolgimenti dei nostri tempi, a matrimoni di ragazze nostrane con elementi « foresti », agli spostamenti conseguenti ai due conflitti del 1915-18 e 1940-45.

Fino al primo ventennio del secolo era facile capire dalla sola pronuncia un cognome che non fosse indigeno (2).

Quando venne compilata l'anagrafe le anime della Pieve di Buia oscillavano fra le 2800 e 3000, in meno di cento anni e cioè col censimento del 1921, erano salite a 11. 371, quadruplicate quindi e, 300 giovani erano morti nell'ultimo recente conflitto. Una comunità povera e disagiata, come s'è detto, senza risorse locali, dispersa in venticinque Bordate e Frazioni poste a cavallo o sui dossi dei colli, nelle vallette o nei brevi piani del sistema collinare, legati tra loro da povere stradette o da sentieri malagevoli, conseguentemente le grandi vie del mondo, come sempre erano state, costituivano un richiamo ed una speranza...

Non sapremo mai quanti dei nostri emigranti in questo doloroso pellegrinare lasciarono le loro povere ossa in terra straniera: è per certo il numero è considerevole se si pensa che nel mezzo secolo che stiamo illustrando i morti sono  105.

Chi avrà la pazienza di seguirci nell'elenco che presentiamo, vedrà come in una triste litania, quanta tragedia ha colpito i nostri padri, quale somma di dolore è costata l'emigrazione a tante famiglie buiesi.

 

 

Inserire database

 

 

Il luogo e la causa della morte dei nostri poveri emigranti cessa di essere segnalata dopo il 1870. Questo fatto è dovuto alle mutate condizioni politiche e civili, al passaggio cioè del nostro territorio dall'Austria all'Italia (1866). Proprio nel 70, sulla scorta dei libri canonici, il Comune compilava la sua anagrafe e quindi, d'ora innanzi, le segnalazioni di decesso passavano all'ufficio di Stato civile, dove evidentemente le cose erano semplificate; si assolveva cioè ad un puro atto burocratico segnalando la data del decesso semplicemente. Avviene qualche volta, sfogliando i grossi tomi, malagevoli, dell'anagrafe civile, di trovare, fra pagina e pagina, il certificato originale della morte trasmesso dal paese straniero. Ma questi « certificati » non sono sufficienti a chi volesse fare degli elenchi, fossero pure approssimativi, degli « emigranti per sempre », sulle vie del mondo.

Anche il Pievano di Buia per aggiornare i suoi registri canonici, verso il 1860 aveva compilato una seconda anagrafe parrocchiale, anche lui con criterio e forma diversa dalla prima; ebbene su quei grossi volumi, sono segnate soltanto la data di morte, degli individui iscritti, senza alcuna nota o riferimento a località e causa.

Il mondo cominciava già, fin d'allora, a meccanizzarsi?!...

Comunque, anche così, cioè con l'elenco che abbiamo compilato, è una prova, abbiamo una misura che Buia ha lasciato tanti e tanti « emigranti per sempre » lungo le Contrade del mondo...

 

PIETRO MENIS