Il Ledra in appello di Diego Carpendo | |
Buje Pore Nuje si è già occupata del problema della sistemazione idraulica del fiume Ledra nel numero del 1986 che riportava articoli del Sindaco di Buja Gino Molinaro, del dott. Guglielmo Pitzalis e le proposte (di allora) del Comitato per la tutela del fiume Ledra. A tre anni di distanza questo mio intervento ha il senso di una nota aggiuntiva, di un supplemento alle notizie già riportate, affinchè il lettore possa farsi un'idea di quanto è accaduto successivamente al 1986. La richiesta di scrivere questo pezzo mi è stata rivolta dal Comitato di redazione di Buje Pore Nuje. L'ho accettata con grande piacere per l'interesse che il tema riveste ma anche per il diretto coinvolgimento della Regione Friuli Venezia Giulia nella vicenda. Infatti, l'Amministrazione comunale di Buja, alla quale va dato atto di aver fin dall'inizio compreso la complessità del problema e di aver pubblicizzato le soluzioni che i tenici suggerivano, resa prudente dai contenuti delle proposte alternative ed anche dai modi con cui le stesse venivano utilizzate (certi avversari sono maestri insigni di prudenza), ha chiesto l'aiuto della Regione Friuli Venezia Giulia. Ha chiesto alla Regione di procedere alla valu-tazione dell'impatto ambientale delle opere previste dal progetto di sistemazione del Ledra al fine di apportare allo stesso le modifiche e le integrazioni ritenute più opportune. La Regione si è attivata in questa direzione ed ha commissionato al dott. Sauli, anzi per la precisione alla Società Naturstudio di Trieste, uno studio di ripristino ambientale e di salvaguardia sul progetto di ricalibratura del fiume Ledra. Come precisa la convenzione, lo studio riguarderà perciò i seguenti argomenti: 1) individuazione dei tratti di corso d'acqua su cui attuare gli interventi previsti dal progetto accompagnati da operazioni di ripristino ambientale; 2) individuazione dei tratti di corso d'acqua su cui attuare interventi di salvaguardia ambientale, parziale o totale, da attuarsi in sostituzione di quanto previsto dal progetto; 3) individuazione dei tratti di corso d'acqua su cui attuare interventi di sola sistemazione idraulica come previsto dal progetto; 4) progettazione di massima di carattere ambientale per il caso di cui al punto 1) e di carattere idraulico-ambientale per il caso di cui al punto 2); 5) verifica delle proposte di intervento (valuta-zione di impatto ambientale). La valutazione di impatto ambientale verrà effettuata sia per il progetto Nutta approvato dal Comitato Tecnico Regionale nel lontano 24. 10. 1985, sia per il progetto Nutta con le modifiche e le integrazioni riguardanti gli aspetti idraulici e naturalistici suggerite dal dott. Sauli. Verrà inoltre effettuata la valutazione di impatto ambientale per il progetto Novarin, immagino per definire al meglio le scelte di cui sopra. La valutazione di impatto ambientale verrà effettuata suddividendo la zona interessata con un reticolo, determinando i valori ambientali di ogni elemento del reticolo e sovrapponendo infine il progetto alle carte di sintesi dei valori per determinarne l'impatto. In sostanza verranno rispettate le recentissime norme tecniche per la redazione degli studi di impatto ambientale e per la formulazione del giudizio di compatibilità ambientale delle grandi opere di ingegneria (autostrade, ferrovie, aeroporti, dighe, centrali termiche, ecc. ecc). La convenzione prevede, infine, tempi di consegna diversi per le diverse fasi nelle quali si articolerà lo studio che comunque verrà completato entro l'anno corrente. Stando così le cose, non resta che attendere serenamente i risultati dello studio del dott. Sauli per apportare al progetto di ricalibratura del fiume Ledra le modifiche e le integrazioni suggerite. Dopo di che si dovrà procedere nella realizzazione delle opere. Con un generale consenso per le soluzioni adottate? Magari, ma non ci conto. L'esperienza mi insegna caso mai il contrario. In Consiglio regionale viviamo molto spesso il clima delle discussioni in tema di ambiente. Ho così imparato che per gli ambientalisti più accesi il tema della difesa dell'ambiente è un assoluto. Da quel punto di vista si potrà sempre sostenere "l'opzione zero", vale a dire che conviene buttare nel cestino il progetto di sistemazione e pagare agli interessati i danni prodotti dalle esondazioni del Ledra; che non solo è sbagliato il progetto ma che è sbagliata perfino l'idea che si possa fare un progetto di sistemazione del Ledra. Per me la difesa dell'ambiente è un principio irrinunciabile che va conciliato con altri principi irrinunciabili, come la sicurezza e lo sviluppo. Siamo tutti convinti del grande valore storico ed ambientale del fiume Ledra, che rappresenta per Buja quello che l'Arno rappresenta per Firenze o il Tevere per Roma. Ma Buja non ha un solo problema davanti a sé, non ha un solo valore da difendere, non ha un solo interesse legittimo da rappresentare. Dicevo che non immagino un generale consenso per le soluzioni adottate, anche dopo che saranno state apportate al progetto le correzioni suggerite dalla valutazione dell'impatto ambientale. Spero tuttavia che vi sarà consenso se non nel merito delle scelte adottate quanto meno per il metodo seguito. Vale a dire per essere addivenuti ad una scelta operativa di sintesi dopo che le ragioni contrapposte, anziché annullarsi l'una con l'altra, si sono influenzate dando vita ad una procedura convincente, appunto perché complessa e multipla. |