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Lis propuestis dal Comitât

pe difese de Ledre

 

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Il Comitato per la tutela del fiume Ledra e del suo ambiente, riscontra che il progetto per i lavori di sistemazione idraulica e ricalibratura del fiume Ledra, approvato dall'Amministrazione comunale il 14 marzo scorso, corrisponde ad esclusivi criteri tecnici, non tenendo in nessun conto le esigenze naturalistiche e paesaggistiche.

Il Comitato non comprende come il progetto possa "dare garanzia del pieno rispetto delle caratteristiche ambientali" (cfr. La Vita Cattolica n. 1/86, pag. 11) quando le più elementari necessità biologiche delle specie ittiche non vengono prese in considerazione.

D'altra parte lo stesso ing. Nutta, redattore del progetto, durante l'incontro richiesto dal Comitato, ha confermato l'alterazione ambientale. L'uso di manufatti in cemento armato a protezione delle rive lungo l'intero tratto di 4, 5 km. interessato all'intervento (per un totale di 1950 mc. di calcestruzzo e di 77200 kg. di acciaio posti in opera), indica l'assoluta mancanza di considerazione delle caratteristiche ambientali.

I corsi d'acqua naturali e la complessità ecologica che ne deriva consentono la presenza di numerose specie vegetali e animali (e non solo della trota nei cui riguardi l'ing. Nutta pare manifestare particolare disponibilità con le cosiddette "vaschette di riposo"), con differenti esigenze. Rilevante importanza assume poi la vegetazione, soprattutto le specie legnose (cespugli ed alberi).

Ed ancora va sottolineato il ruolo decisivo assunto da piante ed animali per l'autodepurazione delle acque. Ora, un progetto di questo tipo è destinato a modificare le condizioni naturali di un idrosistema: pendenze, sezioni, portate, velocità, livelli, caratteristiche delle acque, fauna e vegetazione dell'alveo e delle rive. Conseguentemente comporta una grave alterazione dell'ambiente (ovvero dei biotopi e delle biocenosi) caratteristico dei corsi d'acqua naturali e la sua sostituzione con un paesaggio monotono, ecologicamente impoverito.

È per questo che l'esigenza della conservazione e della tutela ambientale andrebbero confrontate, non subordinate, agli obiettivi puramente tecnici. Del resto lo stesso decreto Galasso, operante da mesi sull'intero territorio nazionale, fa proprie tali esigenze. Il Comitato per la tutela del fiume Ledra e del suo ambiente, concorda che le esondazioni costituiscono un problema che va affrontato e risolto, ma considerando irrinunciabile la tutela dell'ecosistema. Per questo sollecita, da parte dell'Amministrazione comunale approvatrice del progetto, la riesamina dello stesso attraverso una progettazione che affianchi al tecnico un biologo od un naturalista di nota professionalità.

 Nel contempo il Comitato si propone di indicare una serie di punti vincolanti cui un progetto ispirato da criteri naturalistici dovrebbe corrispondere.

1. A sistemazione avvenuta, nei momenti di magra, sia garantita una profondità minima delle acque indispensabile per garantire la sopravvivenza delle specie ittiche.

2. Le sponde, per cui il progetto prevede un rivestimento complessivo con manufatti in cemento armato per tutti i 4,5 km. del tratto interessato, siano invece rivestite con blocchi di pietra naturale di dimensioni differenziate esclusivamente nei punti di erosione delle correnti. Per tutto il corso restante le sponde vengano mantenute allo stato naturale, ovvero consolidate mediante l'uso di specie vegetali da sottoporre eventualmente a cure di manutenzione adeguate. Il tutto anche a vantaggio d'una sistemazione paesaggistica oltre che a garanzia delle necessità di cibo e rifugio dell'ittiofauna.

3. I cinque (5) salti lungo il corso previsti dal progetto non sono assolutamente superabili dalle specie ittiche. La risalita del fiume è invece un momento essenziale per la sopravvivenza dei pesci. Si introducano pertanto degli scivoli, con inclinazione adeguata e superficie molto scabra, larghezza 100 cm. circa, al fine di ostacolare il meno possibile gli spostamenti della fauna.

4. Si inseriscano ai margini del corso ricalibrato delle zone di rifugio e di ripopolamento per la fauna ittica, di profondità minima garantita compresa tra gli 80 e i 300 cm. Sul fondo vengano sistemate delle pietre naturali di grossa e varia dimensione per impedire la pesca di frodo. Si sottolinea l'assoluta necessità di tali aree per la riproduzione.

5. In corrispondenza del canale fugatore previsto dal progetto che presso il nodo idraulico di Andreuzza sposterà a monte della confluenza Ledra-Rio Gelato il corso del fiume, venga conservato il tratto escluso di circa 300 m. (la zona denominata "fìèr di cjavàl"). Il meandro tagliato costituisca un particolare ecosistema importante sotto molteplici punti di vista: come rifugio di specie che non trovano condizioni adatte di vita lungo il corso d'acqua; come luogo preferito dai pesci per la riproduzione; come zona da utilizzare per la ricreazione nel tempo libero.

Per consentire al vecchio meandro lo svolgimento della sua funzione ecologica, si renderanno necessarie alcune misure di sistemazione e manutenzione: la conservazione del collegamento col corso d'acqua possibilmente da entrambi lati; il mantenimento di una profondità sufficiente a garantire il rifugio dei pesci anche nei tempi di magra; periodiche operazioni di rimozione dei sedimenti per evitare l'interramento progressivo; l'equipaggiamento con piante legnose per garantire un equilibrato rapporto tra specchi d'acqua al sole e all'ombra.

6. Il fondo del corso d'acqua venga munito di ghiaia mista a sabbia per l'alimentazione e la frega.

 7. Si mantenga e risistemi la vegetazione, per l'ombreggiamento del letto e per una ricomposizione del quadro paesistico naturale. Ne risulterebbe agevolata la stessa manutenzione del corso essendo limitata la proliferazione di alghe e piante acquatiche che impedirebbero il flusso normale delle acque. Le banchine previste dal progetto vengano di conseguenza rimboschite con specie arboree e metodi d'impianto adeguati.

Si stabilizzerebbero pertanto le scarpate, proteggendo nel contempo rive e colture dall'erosione idrica ed eolica. Il paesaggio risulterebbe valorizzato e l'ambiente ricreatosi potrebbe svolgere di nuovo la sua funzione di habitat per numerose specie vegetali e animali.

Ora, una sistemazione improntata a tali metodi, risolverebbe il problema idraulico, garantendo nello stesso tempo (unico esempio in Regione) la salvaguardia delle più importanti caratteristiche ambientali..