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L'opinion dal Dotôr 

Guglielmo Pitzalis

 

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Una comunità è anche il suo territorio e il Ledra è il nostro fiume; da secoli uno dei punti di riferimento dove i Bujesi collocano storia e leggende e una parte della loro stessa identità. Il Ledra non è solo un bene culturale ma anche un bene ambientale e quindi economico, anche se i suoi "profitti" non sono valutabili con il metro dell'immediato guadagno.

Cultura e ambiente sono già stati ripetutamente violentati nel nostro territorio non solo dal terremoto e dalle ruspe che lo seguirono ma anche dalla ignoranza e dalla presunzione di "modernità" e di efficenza economicistica delle scelte urbanistiche ed architettoniche di molta ricostruzione. In questa linea di condotta che ha guidato le scelte della oligarchia che da un decennio ci amministra si inseriva la sciagurata proposta dell'autodromo, che la mobilitazione popolare è riuscita ad allontanare.

Ma anche il progetto di ricalibratura del fiume Ledra ha lo stesso volto; mentre la popolazione è tenuta debitamente all'oscuro delle reali dimensioni di violenza ambientale del progetto, si fa balenare il luccichio di qualche miliardo (che pioverà ovviamente su ditte e progettisti) che risolverà "definitivamente" il problema delle esondazioni. Come in ogni "democrazia bloccata" che si rispetti non si pongono alternative, non c'è confronto dialettico né possibilità di meditare le scelte. Vi è - per lor signori - uno, ed un solo, modo per domare il fiume vivo: trasformarlo in un canale morto.

Eppure è bastato anche questa volta riattivare i canali fondamentali della democrazia, e primo fra tutti la conoscenza e l'informazione, perché prendesse corpo fra i cittadini una battaglia per la tutela del Ledra e del suo ambiente, proprio anche in quelle frazioni interessate dalle esondazioni ma che col "loro" fiume sono in secolare rapporto. Cresce così fra la nostra gente la giusta volontà di riappropriarsi della propria storia e del proprio territorio e si saldano nuovi fronti tra la cultura intellettuale e quella materiale e per "governare" il futuro della nostra comunità i progetti anche se "grandi" non potranno più essere solo di cemento.