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1915 -1918

E pochi mesi dopo venne la guerra e le tombe si scoprirono, e da ogni Famiglia sorsero i combattenti, ed anche noi accorremmo.

È diffìcile parlare di noi stessi, ma cercherò di sbrigarmi con poche parole.

Essendo io il primogenito, parlerò prima di me.

Richiamato alle armi il 24 maggio 19 15, scoppio delle ostilità, raggiunsi il grado di Capitano nell'8° Regg. Alpini. Venni decorato di Medaglia di bronzo al Valor Militare e di Croce al Merito di Guerra.

Nostro fratello Adolfo, inabile alle fatiche di guerra per disturbi residuati dalle febbri malariche contratte al Transwaal, fu incorporato, dapprima quale soldato territoriale nella Fanteria, poi passato al Genio Zappatori ed addetto alla costruzione delle opere di fortificazione. Ebbe il grado di sergente.

Attilio, soldato automobilista, ricevette un encomio e fu decorato di medaglia di bronzo al Valor Militare.

Di te riporterò i giudizi lusinghieri espressi dai tuoi superiori ed amici :

Nell'agosto 1916 ricevesti un encomio, quando per festeggiare la Presa di Gorizia, ti concedesti il gusto di andare ad inalberare la bandiera italiana tra le trincee nemiche. (Monte Rombon).

Altro encomio solenne lo ricevesti perchè, con grave rischio, fosti il primo ad accorrere sul posto" della caduta di una valanga che aveva travolto diversi militari dei nostri, riuscendo così, con altri tuoi compagni Ufficiali, e soldati, accorsi in tuo aiuto, a liberare otto dei disgraziati che erano stati travolti. (Monte Rombon).

Nel settembre 1917 fosti proposto per Medaglia d'argento al Valor Militare, proposta andata malauguratamente perduta assieme a tutti i documenti riservati del Comando della Zona Carnia, durante la ritirata di Caporetto, per la caduta di un camion tra gli anfratti del torrente Arzino. Ad ogni modo riproduco qui l'episodio che aveva dato luogo a tale proposta quale lo trovo narrato nel Numero 6 del giornale "L'Alpino,,:

"Una pattuglia nostra, scalando greppi e roccioni era riuscita ad arrivare sin nelle posizioni nemiche del Krumback, approfittando di un foltissimo nebbione. Dopo una minuta esplorazione delle difese, non v'era altro da fare, ma essendosi presentata l'occasione di giocare un tiro al nemico, fu smontata in fretta una teleferica che si trovò tra i piedi dei pattugliatori.

E perchè lo scherzo riuscisse completo, Pier Arrigo Barnaba si caricò il carrello (pesava circa 80 chili) sulle spalle capaci. Furono scoperti e squillò l'allarme ; subito raffiche di mitragliatrici e di granate cercarono gli audacissimi scomparsi  fra  la   nebbia;  poi  alcune  pattuglie  si gettarono al loro inseguimento. Qualsiasi altro uomo per quanto forte, dopo cinque minuti avrebbe gettato il carello, a causa della faticosa scalata dei roccioni, ma Arrigo Barnaba, sorretto dalla sua indomabile volontà, arrivò a portarlo nelle nostre linee, dopo un'ora di cammino, se pur si poteva chiamare  cammino.

Ricordo la meraviglia dei soldati che quasi non volevano credere ai loro occhi „. (Costone degli Scalini - quota m. 1733).

Poi venne l'ordine di ritirata. La decorazione allora riportata è di grandissimo pregio perchè pochissime furono distribuite per azioni svolte in quella infausta occasione. D'altronde basta leggere la motivazione bellissima, per rendersi esatto conto del valore della decorazione:

 "Medaglia di bronzo — BARNABA PIER ARRIGO, da Buja, Tenente di complemento 8° Regg. Alpini: Durante un forte bombardamento nemico, con proiettili a gas asfissianti, tenendo alto lo spirito della sua truppa, respingeva l'attacco dell'avversario. Ferito ad una mano, non abbandonava il proprio posto, e incitando i dipendenti alla resistenza, manteneva la posizione fino a che non riceveva l'ordine di ripiegare. (Sella Scalini - Val Raccolana 27 ottobre 19 17)".

Ed ora vengo a narrare dell'azione di guerra che ti valse l'alta onorificenza ai Valor Militare che oggi ti viene consegnata: la Medaglia d'oro. E ne sento tanto maggiormente piacere perchè ciò mi dà modo di parlare di un eroe, nostro comune amico, Nicoloso Ferruccio Angelo (meglio conosciuto sotto il nome di Angelin), Tenente dei Mitraglieri, campione di bontà e rudezza in tutto friulane. Eroe al Podgora, a Monte Majo, dove ricevette una medaglia d'argento ed ebbe perforato un polmone da palla austriaca, alla Bainsizza dove con la sua Sezione di mitragliatrici respinse un'assalto nemico, al Piave con le numerose pattuglie d'infiltrazione.

Cercherò di parlare in succinto della vostra impresa. Occorreva al Comando Supremo raccogliere informazioni esatte sulla dislocazione e sui movimenti delle forze nemiche nei territori invasi, sulle loro opere di sistemazione difensiva, sullo stato d'animo e sulle condizioni materiali di vita dei connazionali rimasti. Era necessario quindi che a compiere quest'opera fossero chiamati ufficiali di indubbia fede, di alto valore e serietà, pratici della zona. Questi poi, una volta sul posto, dovevano cercare di apportare il maggior danno possibile al nemico; favorire rivolte, preparare insidie, interrompere comunicazioni col tagliare fili telegrafici e telefonici; organizzare i "Depositi Verdi „ (si chiamavano con tal nome, nuclei di soldati rimasti tagliati fuori dal grosso nelle varie fasi della ritirata e che preferivano vivere alla macchia piuttosto che arrendersi al nemico) sparsi in quella zona, incuorarli, al caso capeggiarli, spargendo, in caso di nostra offensiva, il panico nelle retrovie nemiche con azioni fulminee in qua e là contro piccoli reparti ecc. Per compiere tale missione era necessario quindi che chi vi era preposto si recasse a risiedere in territorio invaso. Due erano le strade scelte dai comandi per raggiungere tale scopo : l'una sbarcare il  fiduciario  con  un  Mas  lungo  la  costa, l'altra  di atterrare di nottetempo nelle conosciute pianure del Friuli, con areoplani appositamente costrutti ; per voi invece venne scelta una terza, la più arrischiata: lanciarvi, cioè, di notte con un paracadute, da un areoplano. Era una forma di volo molto pericolosa, se pensiamo che a tutt'oggi, dopo altri quattro anni di studi, non sono ancora riusciti a risolvere la questione della sicurtà per i paracadute da areoplano, e prova ne sia la recente morte di un aviatore belga all'aerodromo di Mirafiori di Torino, ed altro a Roma. La zona d'azione a voi assegnata, era il territorio del Comune di Buja e contermini; le informazioni da voi raccolte dovevano venir trasmesse al Comando della VIIIa Armata a mezzo di colombi viaggiatori. Per lasciarvi partire, si volle da voi una rinuncia, anche a nome delle rispettive famiglie, ad ogni diritto derivantevi da tale missione straordinaria, sia in caso di morte durante la caduta dall'areoplano, che di fucilazione da parte del nemico ecc. Burocrazia stupida ed offensiva  E così dovesti pure rinunciare alla tua inabilità al servizio di guerra per la ferita da te riportata, ed ai diritti da essa derivanti; gli incartamenti suddetti, furono poi inviati, col tramite della solita via gerarchica a Roma, al competente Ministero, per la visura, nulla osta, registrazione, o che so io, poi, finalmente il benestare. Cose stupide e vergognose a dirsi, e tali da smontare la buona volontà a chiunque che come voi non fosse stato animato da sacro ardore. Voi queste cose non le raccontaste mai, non vi lagnaste, vi bastava di poter compiere la missione alla quale vi eravate votati. Ma io che vi fui vicino in quei giorni e che seguii lo svolgersi della " pratica " ho il dovere di dirlo e di lamentarmi, non della Patria, ma di certe Superiori Autorità che, quasi quasi, vi "protocollavano" e vi spedivano come un " attergato „ qualsiasi.

E così furono perduti due mesi, e venne l'ottobre, e nell'aria si cominciò a respirare odor di Vittoria, e voi partiste. Primo Angelin; in una notte chiazzata di nubi che man mano vengono infittendosi, Egli salpa sereno; il nemico saluterà il suo passaggio sopra le linee di battaglia del Piave, con qualche colpo antiaereo, pirotecnica inutile; poi, più innanzi, il pilota, forse perduto l'orientamento, lancerà quel fardello umano al suo destino, circa 50 Km. distante dalla meta. E, nel domani, a noi trepidanti, arriveranno i suoi piccioni annunciami il..... contrattempo.

Poi partisti tu; anche il tuo apparecchio venne fatto segno ad un nutrito, per quanto inutile, fuoco di sbarramento. Il pilota seguì a puntino l'itinerario da te prescritto, arrivando alto sopra il Monte di Ragogna per poi dirigersi, in volo piane, a motori spenti, verso la pianura di Tomba di Buja. Certo il Signor Maggior Carnevali, che aveva voluto fungere da osservatore, non poteva lanciarti in luogo più opportuno. A Lui, da queste pagine sieno rese pubbliche grazie. Tre volte Egli dovette dare lo strappo per fare azionare la botola: scricchiolavano le leve, ma causa il tuo grave peso pareva non volessero obbedire alla volontà del manovratore. 

Finalmente sotto uno strappo più forte, la botola si aprì e tu ti trovasti lanciato nel vuoto; erano circa le quattro del mattino. Io non arrivo ad immaginare la velocità da te raggiunta nella caduta, dopo i 70 od 80 metri di discesa, in cui l'apparecchio non funziona, nè giungo ad immaginare la tremenda scossa a cui fu sottoposto il tuo organismo, quando il paracadute, sotto la forte pressione atmosferica, si aprì. Quel brusco passaggio di velocità, ti fece cadere in uno stato di incoscienza che non ti permise di sentire altre impressioni. Ti trovasti, di lì a poco a terra, tutto avvolto in reti, corda e tela, con una ferita all'avambraccio e con l'impressione di avere tutte le ossa rotte. Poi ti sopravenne subito la coscienza del pericolo a cui andavi  incontro soffermandoti, e passando sopra al dolore fisico fortissimo, ti avviasti verso la meta prefissati, dopo di aver invano cercato di rintracciare una gabbia con un piccione, staccatasi da te nella violenza della caduta. La tua marcia per raggiungere il posto, presentò mille pericoli; vestito nella tua bella divisa di Ufficiale Alpino, con il paracadute in spalla, con le gabbie di piccioni, le armi ecc., certo se ti imbattevi in una di quelle numerose pattuglie, che sempre giravano per le strade di Buja (dove erano circa 5000 soldati nemici), sarebbe stata la fine per te.

Ma la fortuna aiuta gli audaci! Verso le nove del mattino, Vattolo Paolo (mestri Pauli dal Batefier), vecchio ottantenne, con vero spirito di abnegazione (conoscendo egli a quale pena sarebbe stato sottoposto qualora fosti stato scoperto), ti nascose nel suo battiferro dove potesti finalmente riposarti e medicarti. Ed a te vennero persone di sicura fede; Monassi Mattia, Barnaba Gio. Batta, Fabbro Angelo, Cornino Guglielmo, ed il sergente degli Alpini Rottaro Geremia, fatto prigioniero a Col della Berretta ed evaso dal campo di concentramento di Vittorio Veneto, e tutti ti fornirono informazioni utili. Venne Beinat Clementina, fanciulla quattordicenne, fedele di nostra famiglia, che tra le cose salvate a casa nostra, aveva un tuo vecchio vestito da caccia che servì al tuo travestimento.

Noi intanto attendevamo ansiosi tue notizie; com'era andato il volo? eri ancora vivo? perchè non inviavi tue notizie? Tu non avevi premura, non volevi far spreco di piccioni fino a quando non ti fosse stato possibile raccogliere le maggiori notizie. Finalmente dopo trenta ore dalla tua partenza, ci telefonarono dalla "Piccionaia,, che un tuo colombo era giunto. Le informazioni che inviavi erano preziose. Poco o puntò si conosceva fino allora dal nostro Comando, circa le dislocazioni nemiche nella plaga dove ti trovavi. Il Generale Badoglio, sottocapo di S. M. dell'Esercito a cui venivano comunicate disse: "Per quei valorosi non vi sono decorazioni bastanti,.. E mentre noi eravamo lieti di sapere di te, tu avesti il grande conforto di essere raggiunto dal tuo compagno di fede, Nicoloso Ferruccio Angelin, sulla cui sorte tu ormai cominciavi a dubitare, ed a cui erano occorsi quattro giorni di marce costanti e di pericoli per raggiungerti. Riuniti insieme, più forte divenne la vostra volontà, più temerario il vostro ardimento.

Il nemico dubitava già; il piccione da te perduto nella caduta e ritrovato dai padroni del terreno, veniva da questi portato, per paura di responsabilità, al Comando Austriaco, che contro i detentori di colombi aveva già emanato bandi severissimi (1). Da lì quindi il primo sospetto, presto avvalorato dall'apparire, nel cielo di Buja, di un aereoplano italiano che sceso a bassa quota e senza simulare azione, spara ad intermittenza dei colpi di mitragliatrice; segnali per voi. Si sospetta, quindi si vuol sapere. Il nemico sguinzaglia i suoi sbirri. Si offrono sigarette ai ragazzi, caramelle ai bambini, chiedendo in cambio informazioni.

Qualche cosa sono riusciti a sapere; il fiduciario Monassi Mattia viene ad avvertirvi che il sergente dei gendarmi della frazione di Avilla, ha chiesto informazioni del tenente Pier Arrigo Barnaba; conoscono quindi ormai il tuo nome; meglio ancora, girando per le famiglie della borgata vien fatto loro di scoprire una tua fotografia ; ormai ti conoscono. Eppoi i tuoi quasi due metri di altezza non potrebbero lasciar dubbio. E s'inizia la caccia all'uomo. Il 25 sera vi ricovera Savio Pietro (dal Nelo), ma durante la notte il sergente Rottaro viene ad avvertirvi che nella mattinata verranno fatte delle perquisizioni in quella località. Bisogna quindi spostarsi.

Buon informatore il Rottaro; due ufficiali boemi hanno   alloggio   nella  sua   casa,   essi   anelano  alla

libertà della loro Patria, non vedono l'ora di essere inviati al fronte per disertare e passare a noi per incorporarsi nella Legione Czeco-Slovacca; intanto aiutano come possono: conoscono gli ordini che il comando emana per le vostre ricerche e li comunicano a Rottaro Giovanni (padre di Geremia) che ne mette subito a cognizione il figlio, costretto egli pure a vivere alla macchia perchè due volte evaso dai campi di concentramento prigionieri degli austriaci, che ve li trasmette.

Intanto a voi accorrono i volonterosi; oltre il Rottaro viene il sergente Ganzitti Valentino, il caporale Mario Calligaro (di Mont), Molinaro Domenico e Calligaro Angelo (di Lene) i due eroi della presa del Cianalot, e diversi altri militari e borghesi. A voi numerose affluiscono le informazioni, da Artegna, Gemona, Osoppo, S. Daniele, Majano, Tarcento ecc.

Gli episodi non si contano:

Gio. Batta Barnaba, sebbene ammalato di febbre spagnola, corre e si centuplica per voi. Funziona da vostro segretario; egli va fiero della sua missione: gira con sotto la giubba nascosto, un vecchio pistolone arruginito, che, alla prima occasione che gli si presenterà di adoperarlo, farà cilecca.

Rottaro  Geremia,  nel  mentre  ritorna   dall'esser stato da voi, incappa in due gendarmi; tenta fuggire,  quelli gli sparano addosso, lo inseguono, lo raggiungono. Credono d'aver finalmente messa la mano su uno di voi. Lo interrogano se è ufficiale, risponde negativamente; non importa, gli mettono le catene ai polsi e si avviano verso il paese. Egli nel mezzo, piccolo, mingherlino, con negli occhi sempre ridenti, un lampo di malizia. A lui a lato marciano gravi e solenni a passo di parata, baionett'in canna a spall'arm, i due austriaci. Oh [ egli giocherà certo uno scherzo a quei due "mucs,, della malora. Viene sorpassato da un suo conoscente, rapido dialogo ; per friulano gli dice: "Vammi ad aprire il portoncino del cortile di Cioc e quello della stalla che dà nell'orto „. Ai nemici che lo interrogano, risponde che ha mandato a salutare i suoi di casa. La marcia continua, si arriva all'altezza della casa indicata, il portoncino liberatore è aperto. Un salto, ed il Rottaro sguscia via di corsa. Rimessisi dallo stupore l'inseguono a crociat'et i gendarmi, e vanno ad infilzare le baionette nel portoncino sbattuto loro violentemente contro..... Terteufel....   la   baionetta  infilzata   con   tale forza resiste un poco ai loro strappi..... e lui intanto via per la stalla, giù per l'orto, scavalca il muretto di cinta, e di corsa, per i campi, verso la libertà.

Ed un giorno è Angelo Fabbro (padre di nove bambini) che vi aiuta in uno dei vostri spostamenti a portare, in un sacco a spalla, parte dei vostri viveri ed indumenti; è Nicoloso Guglielmo di Casasola che porta in un involto una mitragliatrice-pistola. Anche voi incappate in una pattuglia di gendarmi; col fischietto vi danno l'alt, voi via di corsa. Quegli vi rincorrono, si fermano, sparano, riprendono l'inseguimento. Salti di muretti, di fossi, attraversamento di siepi, ed il nemico sempre dietro. 11 Fabbro, ormai in età, comincia ad ansare. Egli si stacca da voi e nascosto dietro una siepe, arriva a dileguarsi verso l'Àndreuzza. Un campo di grano vi nasconde per poco agli inseguitori, li presso c'è un contadino che lavora. Nicoloso prende subito il suo partito; getta in una siepe il sacco della mitragliatrice, leva giacca e cappello, afferra una vanga e si mette al lavoro, nel mentre dà rapide istruzioni al contadino. I gendarmi austriaci sopravenienti sentiranno rispondersi da questo che nè lui nè suo fratello (il Nicoloso) han visto passare nessuno e che forse coloro che essi inseguivano potevano essere nascosti nel campo di grano..... E voi foste liberi.

Per sviare le tracce avevate fatto spargere la voce, dai vostri informatori, di esservi  ritirati sopra Montenars, verso il Monte Ciampon. Ivi rivolge le sue ricerche il nemico. Incontrati due borghesi sprovvisti di documenti, li arresta e li fa fucilare. Si propaga così la voce che voi siete stati fucilati, voce che noi ci sentiremo a ripetere, nell'avanzata, a Pinzano ed a Susans.

Andavate vestiti come straccioni, barba incolta, viso sporco, Angelin camuffandosi da gobbo, tu da sciancato; un giorno ombrellai, un'altro pescatori o mugnai. Facevate lusso di audacie, passeggiando per le strade, circolando tra le truppe all'istruzione, chiedendo ai soldati la cicca.

Intanto però il rifornimento promessovi dal Comando, di armi e viveri, non arrivava. II 28 ottobre il rombo incessante del cannone vi dà la sensazione che l'offensiva si sia iniziata. Certamente allora nella notte, assieme ai rifornimenti vi arriverà l'ordine di agire. Intanto nel dubbio bisogna arrangiarsi, e così è che la sera istessa a mezzo dei vostri fedeli riuscite a procurarvi una pistola-mitragliatrice ed una decina tra fucili e moschetti. Sono pochi, ormai intorno a voi sono stretti una trentina dei nostri (non tutti però i soldati rimasti o fuggiti al nemico hanno risposto al vostro appello; ve ne sono di quelli che si rifiutarono, faremo il nome di questi Vigliacchi in altra pubblicazione, perchè venga citato a vergogna delle generazioni venture). Nella stessa notte del 28, con pochi fidati riuscite a fare un colpo di mano in un piccolo magazzino austriaco posto ad Urbignacco ed impadronirvi di 29 fucili e 5 casse di munizioni.

Neppure quella notte vi giungono i soccorsi e gli ordini promessi dal Comando, nè ormai vi giungeranno più. Per le armi però non avete più pensieri.

Il 29 il rombo del cannone continua insistente.

Vi avventurate sulla strada S. Daniele - Osoppo vestiti da pescatori, con le reti sulle spalle, per vedere un movimento di truppe che vi era stato segnalato. Fermi sul ciglio della strada, vi sfila davanti la truppa nemica. Interrogate: è il carreggio della truppa appartenente alla scuola di artiglieria di Sequals che ritorna in Austria. Più tardi, verso le 10, uno stormo di areoplani nemici provenienti dal fronte atterrano in Campo Lessi. I vostri fiduciari vi informano che i comandi militari di presidio, tappa e campi d'istruzione dei dintorni hanno ricevuti ordini di tenersi pronti a partire. Cominciate a fidare nell'esito della nostra offensiva. 

Le truppe di riserva di Buja ricevono ordine di partire; fate agire i vostri informatori; questi si centuplicano, vanno in qua in là; ogni" soldato che incontrano  cercano di attaccar discorso e lo informano che egli partirà in giornata per il Piave, dove si sta combattendo una battaglia tremenda; che gli italiani adoperano artiglierie terribili, gas venefici da cui non ci si salva, che la battaglia del giugno a confronto era un giuoco da bambini. Le notizie spaventose ripetutesi tra i soldati hanno sui loro animi un effetto deleterio. Piave-macello; non si vuol andare al Piave, non si vuol più combattere, non si vuol partire. Il malcontento si propaga, qualche soldato getta le armi ; un movimento di rivolta è presto domato, una trentina di rivoltosi vengono fucilati ; e la partenza non avviene. Nella stessa notte i due ufficiali boemi Jan Lachmann e Josef Bares; che vi erano stati si utili con le loro informazioni, disertano e si uniscono a voi. Anche quella notte vi recaste ad attendere gli ordini che non arrivarono mai.

Il 30 mattina sono i velivoli nemici che vi danno la sveglia; vengono dal fronte ed atterrano a Campo Lessi. Sullo stradone Majano-Osoppo continua ad intervalli lo sfilamento dei reparti nemici; l'indomani avete chiara la percezione della disfatta austriaca, dal numero della truppa in ritirata che ormai si sussegue senza tregua.

Il 1° novembre le strade sono ricolme di carri e  truppe.  Tutti   però   reparti   di   milizie   sussidiarie, nessuno ancora di truppa da combattimento. Anche i comandi di gendarmeria di Buja e Majano, che tanta rabbia avevano contro voi, ricevono l'ordine di partire. La confusione che regna nell'esercito nemico v'incoraggia a circolare senza molte precauzioni, per le vie di Buja; la vostra apparizione suscita la curiosità e la meraviglia tra la popolazione che vi circonda e che va facendosi man mano più fitta a misura che v'avanzate verso il centro del paese. Sfido io! qualcuno vi credeva fucilati, altri avevano sempre dubitato sulla vostra presenza, perchè mai vi avevano visti. Sta il fatto che arrivaste in piazza a S. Stefano, nel bel mezzo di una numerosa coorte di gente. 

Qui due ufficiali austriaci, già montati in carrozza stanno per partire: quell'agglomeramento di gente richiama la loro attenzione. Ah! finalmente vedono i due diavoli caduti dal cielo e che tanto daffare hanno dato ai loro comandi! ma li presso c'è ancora la loro truppa! comandano ancora loro! fanno per smontare. Fortuna per voi che una loro favorita si lanci in quel momento nella carrozza a dar loro un ultimo bacio: nasce un po' di confusione, s'impigliano nelle redini, e, quando finalmente arrivano a liberarsi da quella Taide, voi siete spariti. Intanto che quegli vi cercano, Calligaro Luigi  (Susin)  investe  la svergognata trattandola di p...... Essa di contro gli promette che se gli austriaci arriveranno ad arrestare l'offensiva italiana, gli farà tagliare la testa dai suoi ufficiali; ciò che provoca maggiormente le ire del buon Vigi. (Quella megera è d'un paese vicino al nostro che non cito per non disonorarlo di avere, tra la sua gente, una simile bagascia).

Il 2 novembre Buja si sgombra dalle sue truppe presidiane; numeroso continua invece il passaggio di carreggio sullo stradone Majano-Osoppo. Sempre travestiti da pescatori, assistite allo sfilamento delle truppe nemiche; sono rimasugli di divisioni disfatte, soldati stanchi, affamati, abbattuti, ma che non pertanto, quasi a vendicarsi della patita sconfitta, non smettono la loro antica prepotenza, verso gli abitanti dei territori non ancora liberati. Croati e bosniaci si distinguono fra gli altri per malvagità, però anche i reparti di altre nazionalità del variopinto Impero non lasciano nulla a desiderare in proposito. Entrano con modi brutali nelle case e rubano quanto capita loro sottomano. Si rivaleggia nel saccheggio. Qualche borghese comincia ad invocare il vostro aiuto. Decidete di adoperarvi in quanto vi è possibile in prò di quelle popolazioni. Intanto cominciate col fare prigionieri due di quei ladroni.

Per S. Floreano sfila dell'artiglieria nemica. Due prolunghe marcianti in coda, si attardano un poco, poi si danno al saccheggio per proprio conto. In due case uccidono a colpì di rivoltella due maiali, in un'altra un vitello, poi s'avviano verso Dobis dove entrano nella casa di Baracchini Pietro di Narde, tenuta in affìtto da Sara Antonio per rubarvi un toro ed un'altro maiale. Stanno per uccidere i due animali; i contadini, che si vedono privati delle loro ultime risorse, mandano urli strazianti quando voi, in compagnia di Molinaro Domenico e Calligaro Mario, capitaste loro addosso. Due s'arrendono subito, altri due invece si danno a fuga precipitosa; nell'inseguimento riuscite a ferirne uno the s'arrende tosto, l'altro, un sergente, riesce a dileguarsi. A voi resta un rilevante bottino da far sparire: due cavalli, la prolunga, due maiali ed un vitello morti, e tre prigionieri. 

Come fare? Il bosco li vicino si presta alla bisogna. I prigionieri invece, a mezzo dei vostri due compagni d'azione, li inviate in Monte a rinchiudere in una riservetta d'artiglieria di cui avevate potuto procurarvi la chiave. Mentre eravate rimasti soli, il sergente sfuggitovi aveva raggiunto a Madonna il suo reparto, aveva denunciato il fatto ai suoi ufficiali che distaccarono subito un pattuglione di circa 50 uomini per darvi la caccia. Il nemico avanza in ordine sparso, spara, intima l'alt e perquisisce quanti incontra. La popolazione è spaventata. Voi vi attardate troppo a fuggire. Mentre prestate orecchio ai colpi sparati dal centro, il nemico vi sopravanza dall'alto, tanto che un austriaco vi può far fuoco addosso da appena cinquanta metri. Allora la fuga diventa emozionante; per anfratti, buroncelli, dentro nel bosco, via per campi coperti di vegetazione. Il nemico vi insegue ; quando siete costretti ad attraversare un tratto scoperto, si ferma, fa fuoco, ma l'ansia della corsa, la rabbia, gli fanno tirar male. Voi intanto arrivate alle prime abitazioni di S. Floreano. Qui conoscete i piccoli passaggi, le case che hanno le uscite per i cortili negli orti e da questi nell'aperta campagna; ed allora dentro ed avanti scavalcando muretti e staccionate ; e così, correndo, vi formate il piano per sfuggire al nemico che vi segue e che si avanza sparando per intimorire i paesani.

Finalmente raggiungeste la casa di Gio. Batta Nicoloso (Tite Ciargnel), luogo prefissovi. Poche parole di spiegazione con la moglie del proprietario, ed essa vi apre una botola posta nella cucina e giù, sotterra, in un nascondiglio fatto     appositamente per sottrarre alle frequenti ruberie e requisizioni austriache

i viveri indispensabili al nutrimento della famiglia. Sopra la botola poi, il proprietario sopragiunto poggia una culla fatta a cesta con dentro un bambino di pochi mesi. Voi intanto, laggiù, sottoterra, vi trovate in numerosa compagnia. Vi sono compagni un maiale e diverse galline. La vostra calata sembra non abbia destato eccessivo entusiasmo in quel consesso ; le galline starnazzano spaventateci maiale, disturbato, grugnisce. Voi, venuti dalla luce, cercate di orizzontarvi in tutta quella oscurità, ma incappate sempre in qualche cosa. Dal di fuori intanto vi giungono distinti i colpi dei fucili nemici che vengono man mano avvicinandosi. Si sente il correre dei borghesi che spaventati vanno a tapparsi nelle loro case. Le fucilate si avvicinano, il vocio diventa sempre più distinto e più forte, mentre il maiale continua a grugnire con quella inconscia ostinazione propria alle bestie. Se gl'inseguitori sentono quel rumore certo vi scoprono; voi gli distribuite dei pugni, cercate di tenerli chiuso il grugno, fatica sprecata. Ma ecco! i nemici entrano. Che abbian ritrovata la vostra traccia? Sentite sopra voi il rumore delle loro scarpe ferrate. Ma non sono i vostri inseguitori, sono degli altri che minacciano per intimorire il proprietario ed ottenerne da mangiare. 11 pericolo è grave istessamente. Egli protesta che non ha più nulla. Sotto, da voi, il maiale grugnisce maledettamente, sopra, nella sua culla che nasconde la botola, il bambino, svegliato da tutto quel rumore, urla a squarciagola con quegli acuti propri ai bambini dai polmoni sani. E un diapason infernale che copre per fortuna il grugnito del maiale. Poi il rumore delle voci del nemico si allontana, svanisce. Siete salvi. Ma il nemico sa esser vigliacco. Gl'inseguitori per la rabbia di non avervi potuto catturare, prendono come ostaggi sei borghesi. Questo vi addolora e smorza un po' le vostre audacie.

E viene il 4 novembre. La mattina, nel mentre dalla casa di Gio. Batta Barnaba vi spostavate uno alla volta verso Avilla, a te, che sbocconcellando un tozzo di pane precedevi la marcia, si presentano a colpo davanti 5 austriaci. Con mossa fulminea spiani loro contro la rivoltella, nel mentre dalla tua bocca piena di pane urli l'ordine: "Mani in alto,, (unica frase tedesca che conoscevi). Quegli presi di sorpresa si arrendono, e tu, cacciandoteli innanzi, li porti tra le braccia dei tuoi compagni. Poi insieme vi portate a Tomba, verso lo stradone. Continua la sfilata delle truppe in ritirata; malgrado il disastro esse conservano la disciplina e marciano in perfetto ordine con le misure di sicurezza.  A  voi  dinanzi  sfilano   nell'ordine  gli   avanzi

della 51a - 31a - 45a - 31ª» Divisiono; nel contro i cariaggi. Poi, ad un tratto, colpi di mitragliatiici, urla, grida: gl'italiani, gl'italiani. Un ondeggiare della colonna, un fermarsi ; poi, rapidi concisi comandi. Un battaglione si schiera in linea di battaglia, un altro prende posizione sul ciglio della strada ed inizia il fuoco. Certo voialtri non potevate supporre che quel fuoco fosse diretto proprio contro di noi che in pochi avevamo preso posizione sui colli di Susans. Nè a me, ne al fratello Attilio, avanzanti pieni di tristi presentimenti sul vostro conto (a Pinzano avevamo appreso della fucilazione di due italiani ritenuti ufficiali, voce confermataci poi più avanti), era dato supporre che subito al di là delle linee austriache, vi foste voi sani e salvi. Il nemico, respinta la nostra cavalleria che con deboli forze aveva tentato di tagliarli la ritirata (uno squadrone con 6 mitragliatrici), prosegui la via del suo ritorno.

Voi approfittaste di uno di quei forti distacchi che qualche volta si producono tra reparti in marcia per attraversare le linee nemiche e raggiungere i nostri a Cornino, nel mentre noi invece ci dirigevamo verso Majano. Qui veniamo a sapere che v'hanno visti a passare il Tagliamento, per unirvi al nostro esercito   avanzante ;   ciò  che  se  ci tranquillizza  sul vostro conto, ci induce però a pernottare a Majano non supponendo che voi sareste rientrati nella stessa sera al nostro paese.

Raggiunti nella notte da reparti di fanteria, veniamo a conoscere che la pace era stata conclusa, ed allora nel domani mattina, con calma raggiungiamo Buja, dove abbiamo il piacere di trovarvi riuniti nella casa di Monassi Mattia. Con me è il tenente degli Alpini Deotto Davide di Verzegnis, vostro comune amico. Una nube però offusca la vostra gioia. Non tardo a conoscerla; me la racconta in segreto Angelin: siete in pensiero sulla sorte degli ostaggi presi dal nemico in Buja.

In quel giorno raccogliemmo parecchi nemici dispersi.

Nel domani venite tranquillizzati anche sul conto degli ostaggi. Il reparto che li teneva, raggiunto nella sua marcia da delle autoblindate nostre, era stato costretto a rimetterli in libertà.

Riprendete allora tranquilli la via del ritorno al vostro Comando.

Al passaggio del Tagliamento, sulla passerella provvisoria di Flagogna, v'imbattete nella brigata di fanteria Como. Il Colonnello che marcia in testa, resta un po' perplesso alla vista della strana coppia che s'avanza. Tu vestito d'Alpino, Angelin ancora nel suo più che rustico travestimento borghese. Vi interroga, fornite le spiegazioni, mostrate i documenti.... Il Colonnello Marchese Daisselle D'Aix, ha un gesto.... il soldato tromba suona l'alt.... "Ufficiali a rapporto,, tuona.... e la tromba ripercote per la valle l'ordine. Accorrono gli Ufficiali. A voi d'intorno si forma un quadrato  di  valorosi.  Fermi   sull'attenti,  un   fremito vi  pervade.......

Ed il fiero Colonnello parla e v'addita: "Miei Ufficiali! I fasti delle guerre del Risorgiento sono sorpassati............

TU  PURE UDISTI QUELLE PAROLE 0 PADRE?

.........

E voi, se l'unno o se lo slavo invade, 

Eccovi, o figli, l'aste, ecco le spade, 

Morrete per la nostra libertà.

G. CARDUCCI.

 

 

(1) Vedi fac-simile del Bando a pag. 54-55.

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