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1964 - MOTI FRIULANI
I Moti Friulani del 1864, trovano di nuovo i nostri sulla breccia. Si è scritto da taluni su tale movimento, ma senza menzionare la parte che in esso ebbero le famiglie dei Barnaba e Bortolotti. Mentre una banda capitanata da Antonio Andreuzzi si andava formando in quel di Navarons l'altra, comandata da Titta Cella, si formò nella plaga Majano e fu chiamata di Majano. Gran parte dei cospiratori furono ospitati dai Bortolotti, parte dai Carnelutti di Pers; i più indiziati ed i più in sospetto presso l'Austria vissero alla macchia. La nostra famiglia prestò il suo valido appoggio pecuniario alla formazione della banda, a cui s'erano inscritti nostro Padre e nostro Zio Domenico-Valentino. L'andirivieni di tutte queste persone non poteva passare inosservato alla Polizia austriaca, che dispose per un maggior servizio di vigilanza. Tra gli episodi ignorati delle donne eroiche del Friuli van ricordati quelli di nostra Nonna materna, Orsola Bortolotti in Alessio. Coraggiosissima, era Lei che accompagnata da un vecchio servo fidato ogni notte batteva la campagna per lo scambio di ordini con quelli che dovevano rimaner nascosti. Una volta, saputo che i gendarmi austriaci andavano alla ricerca del Carnelutti, corse alla chiesetta di S. Eliseo, dove sapeva che questi era nascosto, lo fece travestire da donna e riuscì a farlo fuggire. Le pattuglie austriache battevano continuamente le strade. Dubitavano anche di nostra Nonna e la pedinavano. Una notte Essa deve trovarsi ad un appuntamento, verso Pers, con Titta Cella, Bortoluzzi, Ongaro, Valentino Asquini ed altri. Vi accorre; poco dopo la riunione viene turbata dal rumore di una pattuglia nemica che s'avanza. Lì presso c'era un ponte. I cospiratori corrono a nascondersi sotto, immergendosi nell'acqua fino alla cintola. Gli uomini estrassero le rivoltelle. A loro si rivolge nostra Nonna : "Signori, se per caso gli austriaci ci sorprendono, vi prego di sparare subito su me,,. La pattuglia austriaca avanza adagio, arriva al ponte, vi si sofferma, parla.... riparte, fatti pochi passi, ritorna, si ferma di nuovo..... Sotto, per quel manipolo di audaci, corron minuti d'angoscia.....E tutto il loro movimento che sta per fallire.... Finalmente la pattuglia riparte. Sono salvi! Era nostra Nonna poi, che aveva in consegna le camicie rosse della Banda di Majano. Le due bande, quella detta di Navarons, agli ordini di Andreuzzi, e quella detta di Majano con Cella, visto tutti i pericoli a cui giornalmente andavano incontro, senza operar nulla in danno del nemico, decisero di iniziare le operazioni. I nostri non li seguirono, anzi dopo di aver tanto aiutato la formazione delle due bande, proposero di scioglierle. Poco c'era da sperare in un movimento insurrezionale; il popolo era scettico, non vedeva di buon occhio il movimento; dal di fuori, da Garibaldi nessuna speranza (anzi questo ne sconsigliava la spedizione); il movimento in Ungheria era fallito; bisognava attendere occasione più propizia. Nulla valse a smuovere i due Comandanti, ormai troppo compromessi verso i loro militi, e le compagnie si mossero. Prima quella di Navarons, che partendo da detto paese, si diresse per Maniago verso i Monti della Carnia, poi quella di Majano che invece si diresse verso quelli del Canal del Ferro. Rispettivamente esse contavano, la prima circa 50 uomini, la seconda 70. Ciò valse a far mobilitare all'Austria, timorosa di una insurrezione, un corpo d'esercito di 40.000 uomini, ben munito di artiglierie. Contro quei due gruppi di valorosi, vennero lanciate truppe all'inseguimento; la spedizione, rincorsa dovunque e disillusa sul suo movimento, si sciolse dopo circa 10 giorni di marcie forzate e faticose sotto la continua minaccia nemica. Parte dei componenti riuscì a raggiungere Trieste, dove mercè l'interessamento di un Impresario di lavori di Majano (P. Quai) vennero imbarcati clandestinamente sopra una barcaccia e sbarcati ad Ancona. Gli altri presi e processati, vennero condannati a pene varianti dai 5 agli 8 anni. Anche gli osti che avevano fornito il mangiare alle bande, vennero condannati. |