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Buiesi nel 1848 di Pietro Menis Al primo annuncio della rivoluzione a Venezia anche i patrioti del nostro paese organizzano la riscossa per la libertà. Si costituiva una «banda» di volontari mettendosi in contatto con il governo centrale formatosi a Udine in accordo con quello di Venezia. L'aveva costituita ed era a capo Domenico Barnaba: era di domenica ed egli aveva pregato il parroco di invitare la popolazione ad adunarsi sulla piazza dopo la messa solenne: tutto il popolo si adunava sull'aerea spianata antistante alla chiesa ed alla secolare «lozza» dove si era sempre deciso del destino del paese e dove si celebravano le feste e le vittorie. Il Barnaba espose i suoi progetti ed i suoi intendimenti ed invitava quanti avessero un'arma e del coraggio a volersi arruolare. Viva I' Italia, viva Pio IX ed a morte i «croati» (sinonimo di straniero) furono la risposta di quelli lontani avi cosi pieni di entusiasmo e di fede nei destini della Patria, poi trecento fra i presenti si fecero innanzi per dare la loro adesione. Quelli che avevano prestato servizio nell'esercito austriaco erano dodici, tre dei quali avevano conseguito il grado di caporale: a questi graduati» venne dato il comando delle tre compagnie che tosto vennero costituite. Anche dai paesi viciniori accorrevano volontari ad ingrossare le file dei nostri patrioti. Si ritrovarono sulla piazza brandendo le loro armi e nella sera che calava, mentre le campane della Pieve alta sul monte, spandevano rintocchi di festa e di augurio, partivano alla volta di S. Daniele, diretti a Codroipo. Dei volontari di Buia nella Battaglia di Visco parla diffusamente il D'Agostini nella sua opera «Ricordi Militari del Friuli». Scrive infatti: «le migliori civiche, raccolte a Meretto sotto il Comando superiore di Alfonso Conti erano senza dubbio quelle di Buia, comandate da Pietro Barnaba e Michele Tissino, ed anzi si fu appunto a ragione della maggiore sistemazione e della «maggiore risolutezza loro» che vennero fatte avanzare fino a Jalmicco per operare sul fianco sinistro della Fortezza di Palma dal lato di Visco». Ed ancora prosegue l'autore: «Nel giorno 16 quando venne progettata la sortita di Visco. “la compagnia di Buia” si portò avanti sulla strada Jalmicco - Visco, fino alle primo case di quest'ultimo villaggio e sostiene la fucileria assieme coi volontari bellunesi, fino che l'ostinazione di quest'ultimi, tirò loro addosso l'artiglieria di Felice Schwarzenberg e costrinse tutti a ritirata disordinata ». Fra i volontari vi era anche un sessantenne che marciava in testa a tutti e venne ferito gravemente: era Ermanno Alessio che raccolto in un momento di tregua dal concittadino caporale Mittoni e dal milito Un fratello di questi, Canciano Alessio invece cadeva nello scontro di Visco ed altro fratello, Baldo, salvava da certa morto il conte Antonio Filippo di Colloredo, «gettandolo a terra sottraendolo ai colpi di cinque croati che lo avevano preso di mira ». Dopo questi fatti d'arme i nostri tornati allo loro case continuarono la lotta contro l'oppressore nemico dando efficace contributo di uomini e di mezzi agli assediati nella Fortezza finitima di Osoppo. Giuseppe Piccoli buiese era sul Forte, ufficiale: ad egli furono dati molti e delicati incarichi tra i quali quello di uscire dalla fortezza e di andare in Carnia e fornire viveri agli assediati per via fluviale. Innumerevoli sono gli episodi, i tiri birboni giocati agli assedianti dalla gente di Buia: uomini e donno di ogni ceto e condizione contrabandavano, usando stratagemmi impensati e pericolosi. E quando l'eroico manipolo della Rocca osoppana cedette, i nostri scesero a Venezia per continuare la lotta. A Malghera l'anno seguente, al Forte Rizzardi, troviamo il Piccoli. Pietro Barnaba ed altri che si distinsero e vennero citati «all'ordine del giorno»: Antonio Guerra ferito nel maggio, Leonardo Felice che si distinse col cannone, Lorenzo Fabbro distintosi per spontaneità e coraggio nei corvee. Romano Tondolo che operò qual cannoniere: nel gennaio del 1849 un serrato nucleo di buiesi veniva ammonito dai comandi militari a voler presentarsi immediatamente se non volevano essere dichiarati «ribelli e disertori : essi erano Aita Leonardo, Aita Stefano, Bortolotti Daniele, Comoretto Gio. Batta, Calligaro Luigi, Comino Giandomenico, Felice Giacomo, Felice Angelo, Felice Guerra, Fulchir Gio. Batta, Missio Domenico, Papinutto Gio. Batta, Ursella Angelo, Venchiarutti Sante. Erano tutti saldati in permesso tra i venti ed i venticinque anni, germogli dei più antichi ceppi della nostra terra. Primizia Fulgente di schiere elette che nelle guerre e rivolgimenti di poi, combatterono, caddero e si distinsero in nobile gara di sacrificio, eroismo, spirito combattivo, disciplina, amore e dedizione alla Patria. |
Della Regione Friulana Esattamente un anno è passato da quando il Movimento Popolare per la Autonomia pubblicò su questo foglio un articolo che fissava il punto della situazione. Un anno è passato e nulla ancora si è fatto di concreto. La Autonomia speciale concessa alla Regione Friuli Venezia Giulia venne sospesa e concessa solo una autonomia normale cioè un ordinamento giuridico amministrativo uguale a tutte le altre Regioni d'Italia. La Autonomia Speciale venne concessa alla Sicilia, alla Sardegna, allo Alto Adige, alla Val D'Aosta. Queste Regioni godono di un larghissimo decentramento amministrativo il che vuol dire che si amministrano quasi da sé. Alla Sicilia il Governo passa inoltre annualmente un fondo integrativo. La Autonomia Speciale verrebbe concessa al Friuli Venezia Giulia solo nel caso che Trieste ritornasse all'Italia. Per legge Costituzionale, le elezioni per i Consigli Regionali devono farsi entro un anno dall'entrata in vigore della Carta Costituzionale quindi entro il 1948. 11 Movimento per l'Autonomia è politicamente indipendente, esso accoglie nel suo seno uomini di tutte le tendenze. Recentemente ha eletto a suo presidente l'On. Tessitori quale bandiera di Autonomia. Con molti suoi elementi tecnici sta lavorando alla stesura di uno schema di Statuto Regionale in seno alla Consulta Friulana. Pubblica ogni quindici giorni una sua pagina sul giornale La Patrie dal Friûl. Ora lavora per prepararsi alle elezioni. Bisogna riuscire a mandare nel futuro Consiglio Regionale, che sarà composto di circa quaranta membri, quanti più uomini è possibile del nostro Movimento in modo d'avere, se possibile, una maggioranza Consigliare. Per ottenere questo due strade sono aperte. O presentarsi alle elezioni con lista nostra, mantenendo integra la nostra individualità o includere i nostri candidati come indipendenti nelle liste dei vari partiti, semprechè i partiti stessi ci diano la garanzia della parità tra i nostri candidati e i loro nel gioco delle preferenze. Mentre il nostro Presidente quale Senatore non può partecipare a queste elezioni, a meno che non dia le dimissioni da Senatore (meglio il primo in casa propria che il secondo a Roma, ci sono certi uomini di parte che si vedono già Presidenti e certi partiti che già vedono una loro maggioranza assoluta anche nel Consiglio Regionale anche se non hanno uomini tecnici all'altezza del compito. Noi abbiamo grande fiducia nell'assennatezza dell'elettore Friulano. Questa volta nessuna paura che un partito abbia il sopravvento su un'altro deve influire. Le elezioni saranno con il metodo della proporzionale e quindi ogni lista invierà al Consiglio tanti membri secondo i voti avuti. Si tratta di elezioni puramente amministrative. Solamente uomini indipendenti, non legati a interessi dei partiti potranno, con intendimenti puramente amministrativi governare il Friuli ponendo prima di ogni altra cosa l'interesse del Friuli stesso con programma autonomistico. Se le solite mene antiregionalistiche che si compendiano nella burocrazia centro meridionale dominante negli uffici pubblici, se la Democrazia Cristiana non temerà di vedere in qualche Regione una maggioranza di estrema sinistra al Consiglio (questo pericolo non esiste per il Friuli) e se le leggi Costituzionali saranno come lo devono essere, sacre ed inviolabili per la nuova Repubblica Italiana, noi avremo entro l'anno le elezioni Regionali. li nostro Movimento, povero di mezzi ma forte degli uomini migliori è sicuro, in qualsiasi forma decida di presentarsi alle elezioni, di avere i voti di tutti i veri Friulani. Fin da questo momento si susseguiranno nostre conferenze in ogni paese. Si tratta di vincere per il bene del Friuli.
Furlans, ariviodisi àes elezións. Ai autonomisc' vérs furlans vóz 'e ocòrin, dut el rest e sor» fótes ! |