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Gita a Buja nel 1880 

di Angelo Menegazzi

 

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'O ripuartìn chì une pagjne tiradefûr dal libri: «Colline friulane. Ricordi e note d'un villeggiante» di Angelo Menegazzi, stampât a Udin dal 1894. Si trate di un diari di un tâl Floriani che, jessint in vilegjature (pensait!) a San Tomâs, dongje Maian, al faseve in caroce bielis pasegjadis atôr pai paîs dal contorno. Une dì, duncje, al é vignût a spas a Buje... eve' chì ce ch'al conte, tra lis altris robis, di chest paîs, come che lu à viodût lui in chê volte, un secul indaûr.

Il paese di Buia è addirittura un piccolo eden. Adorno di tutti i prestigi che la divinità della natura suole accordare a' suoi più favoriti recessi, pare creato apposta per trasfondere un senso d'infinite dolcezze. È un asilo riposto e tranquillo, dove l'animo si ritempra nella poesia dei campi; un albergo delizioso, dove le forze affievolite e gli spiriti abbattuti si rinfrancano, e si godono quei placidi riposi che rendono così carezzevole questa specie di romitaggi. Qua un rialzo di terreno adornato di festoni, più in là un poggetto rivestito di messi, e poi altri poggi ancora, ondulati, coperti di verzura, sparsi di boschetti di castagni, tappezzati di praticelli verdissimi; e in mezzo a quelle gaie e ubertose pendici che scendono dolcemente a bagnarsi nelle acque cristalline del Ledra, tra quei piccoli dorsi erbosi che si elevano in quell'ampia convalle, un monticello più alto, florido, sorridente, dalla cime del quale si assiste allo spettacolo affascinante del Campo d'Osoppo; e tutto all'ingiro sparpagliati gruppi di case, come una corona di villaggi in un quadretto svizzero.

Dopo i capoluoghi, Buia è oggi uno dei più importanti comuni della Provincia: sono otto grosse borgate affratellate insieme, sette mila abitanti, poco meno, alacri, gioviali, che palesano un certo benestare. In maggio la gioventù, dopo aver lavorato le terre, emigra in gran parte in Germania, e non ritorna in patria pri

ma del cader delle foglie, quasi tutti con un bel gruzzoletto in saccoccia, buscato a forza di sacrifizi e di stenti. Gli uomini si dedicano specialmente ai lavori delle fornaci, le donne alla trattura della seta; e sì gli uni come le altre sono instancabili al lavoro e mostrano di saper resistere alle più ardue difficoltà della loro condizione.

Nella storia friulana anche Buja ebbe il suo posticino: modesto sì, come la maggior parte di questi piccoli centri che non subirono né potevano subire le vicende notevoli dei grandi; ma pur sempre di qualche conto, per i molteplici rapporti che in generale un paesuncolo, per quanto appartato e irrilevante, avea, non basta con altri paesuncoli vicini, ma con luoghi di maggior rilievo, per modo che concatenandosi i fatti particolari delle singole comunità con quelli generali dell'intera regione, anche il luoghiacciuolo più umile ebbe ad assumere una speciale importanza nella storia della Provincia...

Mentre sor Giacomo è tutto affaccendato a sbrigare le cose sue, l'instancabile Floriani s'incammina per una breve salita verso la parrocchiale di S. Lorenzo, che non ha nulla da che fare coll'antica pieve dei tempi di Carlomagno, la costruzione di una parte dell'attuale datando dal secolo decimosesto; entra nella chiesuola solitaria e getta gli occhi sul quadro di Giambattista Grassi rappresentante il martirio del Santo Titolare, che ne adorna l'altar maggiore: un quadro macchinoso, come lo chiama il Baldissera nella sua Guida storicoartistica: Da Gemona a Venzone; poi passa nella sacrestia a vedere gli affreschi ond'è istoriata e che dicono risalgano al Quattrocento. Uscito di là si arresta a contemplare da quell'eminenza l'ampia spianata che vi si domina. E guardando a quei cumoli di ghiaia che formano Palveo del Tagliamento non può sottrarsi a quel senso di sgomento che s'impossessa attraverso l'aperta campagna, e che qui è fatto più vivo dal ricordo di tanti guasti cagionati dalla piena di quelle acque che cresciute in modo strabocchevole, dopo aver squarciato nella loro furia il vecchio argine, allagarono, non è gran tempo, quanto è lungo e largo il sottoposto Campo. Poi volgendosi di fianco, fatti pochi passi, ecco affacciarglisi un altro di quei castellucci feudali che in questa regione collinesca si moltiplicano a vista d'occhio; il castelletto di Artegna, che erge i suoi mastii al di sopra della muraglia già destinata a recintare un altro castello che sorgeva in cresta al colle, nel sito dove è oggi una chiesa...

Così un po' meriggiando all'ombra dei querciuoli e delle acacie, un po' girellando qua e là per quei tortuosi sentieri, giunto nella borgata di S. Stefano centrale, Floriani si trovò a un tratto di fronte a una massa di contadini che ritti sulle piante dei piedi e sbirciando gli uni oltre le teste e tra le spalle degli altri, mostravano d'interessarsi vivamente di quel che accadeva in mezzo a quello spazio vuoto che s'era formato attorno a loro. Capì subito che razza di passatempo avea attirato colà tutta quella gente e stette alquanto ad osservare.

S'era impegnato il giuoco favorito dei contadini: il tiro al gallo che, come altrove il tiro all'oca, è usatissimo nel paese di Buia. Un gallo superbo legato a una funicella era fatto bersaglio a una sassaiuola generale. I sassi venivano scagliati alla distanza d'una cinquantina di metri da alcuni frombolieri appassionati per quel genere di giuoco (*). I colpi si succedevano senza tregua con un accanimento dei più feroci: non era ancora abbassato un braccio, che già vedevi sollevarsi un altro. La povera bestia, ad ogni colpo, scattava da terra, si contorceva, dibatteva le ali schiamazzando; di quando in quanto s'accocolava, si faceva piccina piccina come per isfuggire alle mire de' suoi persecutori; poi si rizzava d'un balzo, ergeva la cresta, faceva tutti gli sforzi per isvincolarsi, per quindi ricadere riversa un momento dopo, e poi rialzarsi da capo, sanguinante, colle piume che volavano via, coll'occhio spento, il becco aperto, sinché un ultimo colpo, il così detto colpo di grazia, non l'avea freddata e messa fuori di combattimento. Un urlo generale avea salutato il vincitore. Il gallo era suo...

(*) Una descrizione minuta del giuoco la dà l'avvocato Domenico Barnaba ne' suoi piacevoli e patriottici Ricordi del Quarantotto. (Udine, Tipografia della «Patria del Friuli», 1980).