Friuli nel mondo - Marzo 2010 |
Giuseppe Ellero, poeta dimenticato di Domenico Zannier |
Ero rimasto rattristato dalla scomparsa del monumento bronzeo, opera dello scultore Aurelio Mistruzzi, dai giardini di Piazza Patriarcato, che effigiano a tutto tondo le sembianze di Mons. Giuseppe Ellero, poeta e drammaturgo friulano. Quando dunque l'ho rivisto al posto di prima, rimesso a nuovo, la mia soddisfazione è stata grande. Ellero non è poeta di lingua friulana e i Friulani odierni pensano soprattutto alla valorizzazione di alcuni autori, friulani di lingua, specie se aderenti a concezioni dominanti dal dopoguerra. Giuseppe Ellero non rientra in questa categoria, ma la poesia e l'arte vanno comprese nella storia come genesi e nell'universalita„ culturale come valore intrinseco. Ai temi di Ellero (1866 1925) la consapevolezza linguistica dell'idioma ladino del Friuli era agli inizi e "I Saggi Ladini" dell'Ascoli e la linguistica comparativa cominciavano a farsi strada con nessuna pubblicità, lentamente. Il clima risorgimentale declinava in un nazionalismo illusorio, alimentato dal fatto che l'unità appariva incompleta e che il ruolo della nuova Italia tra le nazioni d'Europa non era così incisivo come sarebbe potuto essere. Ellero partecipava di questo tempo e di questo mondo e lo seguiva con attenzione e controllata simpatia. Scrive dunque in italiano, da professore classico, le sue liriche e i suoi drammi e sermoni. Il fatto di essere un ecclesiastico lo restringe talvolta in un determinato ambiente, dal quale sa anche evadere per una più larga e aperta umanità ed è una fortuna. E stato detto o meglio scritto sulla "Patrie dal Friul' del 1950 e riportato nelle varie edizioni nel "Dizionario Biografico Friulano" di G. Nazzi che il nostro autore "è il meno friulano e veridico interprete della sua gente". A me non sembra, a parte il fatto che poeti e artisti non dovrebbero essere giudicati secondo le loro scelte "politiche". Un poeta può essere autonomista o no, un pittore friulani sta o no, un cantante internazionalista o no. L'estetica ci dice che i metri di valutazione sono altri. Anche la friulanità ha diversi aspetti nella sua realizzazione culturale, che passano pure tra lingue differenti. Contano di più genialità e sentimento e la resa concreta. Giuseppe Ellero nelle sue composizioni ha saputo interpretare il mondo italiano di allora in una dimensione nazionale postrisorgimentale e nelle vicende delle guerre coloniali, in particolare della guerra libica, e la prima guerra mondiale. In un simile contesto il Friuli o veniva assorbito nella grande storia italiana o assumeva un ruolo marginale per la sua cultura locale, legata alla propria lingua e al suo folclore. Era la posizione di vari altri intellettuali friulani dell'epoca. Bindo Chiurlo, compilatore della prima bella antologia della letteratura friulana, non si esprimeva in termini dissimili. Il problema del popolo friulano come minoranza etno-linguistica non si poneva. Solo qualche sintomo o prodromo isolato. Tuttavia Mons. Ellero in un discorso che doveva pronunciare a Como e che poi rimase tra le sue carte ricorda che l'idioma friulano non è italiano, ma ladino e un ramo della lingua del Canton Grigioni. Trovo in quel discorso dei giudizi, che sono finiti anche in Giuseppe Marchetti sulla incapacità del genio friulano a creare opere di suprema validità e che io ritengo riduttivi e pregiudiziali rispetto al futuro di un popolo e alla sua evoluzione. La stessa definizione di Ellero per il friulano come "rozzo dialetto" è per me inaccettabile, ma i tempi erano quelli. Tuttavia Giuseppe Ellero affermava la continuità latina della stirpe friulana dalla antichità romana ai giorni nostri. La sua friulanità va vista nella latinità originante, senza dimenticare la sua considerazione per il mondo slavo e, con riserve, per il mondo germanico, dei quali riconosce gli apporti storici e umani. Sul piano religioso esprime la friulanità spirituale di matrice aquileiese, la devozione ai santuari, dal Lussari a Barbana. Caterina da Siena e Francesco lo ammaliano. Canta la morte di Pio X senza acrimonia, obliando la persecuzione ingiusta, antimodernistica, subita dal medesimo, che in Friuli è stata pesante, pare anche per opera di alcuni Monsignori Veneti, esponenti di un integralismo ante-litteram. Di fronte alla terra friulana, ai suoi fiumi e alle sue montagne il poeta rivela affettività e le capacità cromatiche della parola. E friulana è la sua avversione alla guerra, ormai lontana dalle esaltazioni libiche e anti-islamiche, vista nella realtà del Friuli e dell'Europa. "La rondine Picarda" e "Lutz" rimangono capolavori e simboli. Malinconico e grazioso è l'idillio di Grado Affiora in Ellero l'amore per la vita e per la giovinezza e per la bellezza femminea, colta in lontananza dioramica. Questo coraggio in terni di miopia ecclesiale deve essere apprezzato da noi molto più liberi dopo il Concilio Vaticano II e il riconoscimento pubblico dell'arte e degli artisti dalla parte della Chiesa, quasi un "mea culpa". I drammi di Ellero meriterebbero un discorso a parte che qui non affronto. La poesia religiosa è stata sufficientemente sviscerata e rientra nel solco di tanti autori friulani, come il Gallerio, un pò più aulica. Il Friuli partecipa di quattro lingue e quattro letterature e la friulanità è di tutte, pur se oggi l'accento è doverosamente posto per necessità di sopravvivenza e di sviluppo sulla lingua friulana, primo carattere distintivo di una terra e di una gente, di una permanenza e di una diaspora. Giuseppe Ellero non ha rotto gli schemi come Ungaretti, si è attenuto a stilemi carducciani, pascoli ani, meno a forme dannunziane e alla linea maestra dei secoli letterari dal Trecento al XX secolo. Sarebbe desiderabile che il clero friulano mettesse più in risalto, togliendoli dalle dimenticanze, i suoi maestri della cultura e delle lettere patrie. Vorrei dire ai friulani che le loro radici culturali e umane affondano in un passato, che è presente come patrimonio di luce e di pensiero e che va amato e ritrovato. Con tutti i suoi limiti, condizionati e condizionanti, Giuseppe Ellero è ancora luce e luce friulana. |