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Sessant’anni di friulanità a Roma

di Domenico Zannier

 

 

 

Infaticabile, dinamico, oserei dire intramontabile, Adriano Degano continua a reggere le sorti del sodalizio friulano di Roma, merito anche dei suoi validi collaboratori e soci che egregiamente lo affiancano.

Ora il Fogolâr Furlan di Roma sta tagliando il prestigioso traguardo dei sessant’anni di istituzione, anni fecondi di iniziative per far conoscere nella Capitale il Friuli e la sua gente a mantenere lo spirito di una bimillenaria civiltà latina e cristiana che ha in Roma e in Aquileia i suoi storici e fondamentali poli. Non poteva mancare, come nei precedenti anniversari di fondazione, una medaglia anche per il glorioso sessantennio del Fogolâr. Era necessario dare un segnale che richiamasse ad un tempo la realtà e la storia, il presente e il passato, che formano l’identità di una stirpe.

Il “signum” è stato realizzato con un nuovo numisma dall’artista friulano Guido Veroi. Veroi, figlio di friulani, è nato a Roma. Suo padre Pietro fu tra i fondatori del sodalizio. Guido non ha mai dimenticato le sue radici avite. Il suo percorso artistico e umano è ricco di preziose affermazioni e soddisfazioni, maturate nello studio e nel sacrificio, nella creazione plastico-figurativa e incisoria nel solco di classici maestri di cui è significativo ed emblematico erede. Allievo e quindi collaboratore di Morbiducci, Pietro Giampaoli, Ascenzi, ha sviluppato una personalità di rilievo tutto proprio, diventando lui stesso un classico maestro incisore di fama mondiale. Impossibile in un breve articolo enumerare le molte sue opere per avvenimenti nazionali e internazionali e per la Città del Vaticano. Ricorderò come scultore la copia bronzea del Marco Aurelio, realizzato con tecniche fotogrammetriche e posto sul Campidoglio e l’altorilievo del Museo delle Terme.

Ma esaminiamo ora la medaglia del Sessantennio del Fogolâr Furlan di Roma. Il tema del numisma è chiaramente romanocentrico e non poteva essere diversamente trattandosi dell’associazione friulana di Roma. Probabilmente il tema è stato suggerito dal Presidente Degano, quale committente. Guido Veroi ha recepito l’assunto celebrativo e lo ha simmetricamente e liberamente esposto con una iconografia tra l’augusteo e il ravennate bizantino, in una purezza di linee essenziali con un assetto a elevazione centrale. Le cinque matrone di cui due “dominae stolatae” e le altre tre tunicate formano un gruppo frontale, armonizzato su due pani, ma in modo che venga colta la dimensione di tutte le figurazioni. Le matrone recano corone diversificate secondo una gerarchia di valori storici, riferentesi alla romanità e al patriarcato. Sono assise su troni che sono piuttosto delle cattedre, come “magistrae” (maestre), che hanno un insegnamento da trasmettere, una verità imperitura da proporre.

Le matrone rappresentano al centro la Città di Roma con lo stemma capitolino. Alla sinistra per chi guarda abbiamo Aquileia con lo stemma patriarcale, mentre alla destra spicca la città di Udine, che fu sede di Patriarchi ed è l’emblema della centralità friulana. In secondo piano si stagliano le città di Gorizia e di Pordenone, capoluoghi delle omonime province friulane. Le auguste matrone portano lo scettro di una simbolica e comune regalità. Gorizia, Pordenone, Udine presentano i loro stemmi storici. La modellatura dei corpi rivela una flessuosa, delicata, morbida idealizzazione della fisicità femminea, che traspare da un drappeggio fresco e composto.

Il rilievo ricorda la “Fuga di Enea” o “l’Angelo Custode” dello stesso artista e si stacca decisamente dall’intreccio formale della medaglia del Cinquantesimo del Fogolâr romano realizzata dallo stesso Veroi. Qui è tutto lineare, fluido, trasparente, serenamente maestoso. La dicitura dell’esergo o spazio circolare recita da sinistra a destra, partendo dalla base Roma – Udine – Pordenone – Gorizia – Aquileia Mater. All’origine della friulanità si pone la Città Madre di Aquileia sia sul piano civile che religioso, linguistico e culturale.

Alla descrizione del Dritto segue la descrizione del rovescio, del recto il verso. E’ raffigurata l’aquila patriarcale in decantata stilizzazione, con la coda annodata quasi da un fiore. Gli artigli poggiano su un cielo lievemente annuvolato, come il drappo di un vessillo. La testa affronta con fierezza il mondo con il becco arcuato e gli occhi fieri, che guardano lontano. Il petto appare in una maglia crociata e le ali sembrano una ghirlanda con la robustezza dei bordi alti e l’allentarsi delle penne in solennità. La dicitura circolare recita “60 anni – Sessant’agns – Fogolâr Furlan”. E’ una scrittura all’osso, ma sessant’anni sono sessanta e bisognerebbe scrivere più d’un romanzo.

La sintesi incisoria di Guido Veroi fa appello all’unità di intenti tra Roma e il Friuli e tra le Province friulane con se stesse per un futuro di concordia e di sviluppo. E’ la nostra storia patria, non solo quella di un Fogolâr.

La medaglia realizzata da Guido Veroi per celebrare i sessant’anni del Fogolâr Furlan di Roma.