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Perché il Friulano

nelle nostre Scuole

di Mirella Comino

responsabile della Funzione Obiettivo

"Scuola- Territorio"

per l'Istituto Comprensivo di Buja

 

E accaduto  di   recente  che  le  famiglie  del  nostro  Istituto Comprensivo, da quelle che hanno figli nelle scuole dell'infanzia a quelle che hanno ragazzi frequentanti le medie, si siano trovate ad esprimere un'opzione circa l'introduzione della lingua friulana tra le attività didattiche.

Si è trattato, in realtà, di una scelta da fare un po' ad occhi chiusi almeno per molte persone che, stando al di fuori delle aule scolastiche, non erano in grado di conoscere la sostanza delle normative regionali e nazionali che oggi tutelano le lingue e culture minoritarie, né di valutare le effettive possibilità di applicazione di queste normative rispetto agli indirizzi di offerta formativa del nostro Istituto o la reale rispondenza delle nostre strutture ad un'ipotesi di attuazione (competenze professionali, orari, curricolarità, progettazione).

Immaginiamo, cioè, che sia potuto circolare legittimamente il dubbio: perché una lingua come il friulano, "piccola" nel numero di quanti la parlano e nella dimensione del territorio in cui vive, quindi limitata sul piano dell'utilità comunicativa, dovrebbe entrare in una scuola sottraendo tempo alla lingua nazionale ed ai linguaggi internazionali come l'inglese e l'informatica, che oggi sono indispensabili per progredire in questa Europa di cui parliamo tanto? Lo spazio è poco per trattare un argomento che proprio nelle nostre scuole ha un lungo percorso storico ed ha, in generale, tanti elementi ai quali sarebbero dovuti adeguati approfondimenti. Mi limiterò dunque a ricordare, proprio attraverso la storia delle nostre scuole, che la valorizzazione della cultura locale è entrata nelle aule di Buja almeno trent'anni fa, con le "ricerche sul territorio" previste dall'introduzione delle attività integrative della neonata, allora, scuola a tempo pieno.

Motivo fondamentale di questo indirizzo era la necessità, poi confermata dai programmi del 1985, di lavorare coi bambini secondo un metodo induttivo che partisse dalle loro esperienze per ricongiungerle con gli elementi di storia e cultura generali. La lingua friulana, pur non assente, si manteneva a quei tempi ancora un po' distante dalle attività didattiche anche (non solo) a causa della difficoltà di orientarsi tra diverse regole ortografiche che solo la "normalizzazione" del 1996 ha cominciato rendere omogenee.

Ma già dai primissimi anni '90, con l'introduzione dello studio obbligatorio della lingua straniera nella scuola elementare e con la raccomandazione dei Programmi ministeriali a considerare ogni lingua come "strumento di organizzazione delle conoscenze" e di "comprensione di altre culture e popoli", si aprivano le porte della valorizzazione del multilinguismo in quanto mezzo di sviluppo logico e culturale. Un concetto, questo, che veniva ripreso ampiamente nel 2001 in tutta Europa, con la celebrazione dell' "Anno europeo delle Lingue", promosso dal Consiglio d'Europa anche in vista dell'unificazione della moneta, e che riguardava tutti i linguaggi, "anche quelli minoritari, quelli degli immigrati e quelli non verbali. Ai diversi linguaggi, infatti, indipendentemente dalla loro diffusione territoriale e dalla loro utilità di mercato, si riconosceva la capacità di sviluppare la comprensione e la comunicazione, che sono alla base di ogni auspicio di convivenza nel mondo d'oggi. La traduzione, intesa come capacità di passare abilmente da un codice linguistico all'altro, veniva dunque valorizzata indipendentemente dalla dimensione geografica o economica della lingua e veniva trattata tramite confronti di funzioni, di regole o modi di dire tra le lingue italiana, inglese e friulana.

Diversi prodotti delle nostre scuole, unanimemente apprezzati anche all'estero ( "Il  Zuc dal Orcolat'". "Lejendis atôr par Buje". "Buja/Buje nel 2000 con Maria Forte". "Pieri Menis, ricuart di frut", per citare i più importanti) erano il risultato di ricerche mirate alla valorizzazione della cultura, ma anche dell'elaborazione linguistica locale.

Perché dunque, il friulano a scuola? Normalmente si tende a rispondere a questo interrogativo evidenziando il valore educativo e culturale del riconoscimento dell'identità locale, che nella madrelingua, non meno che nella micro cultura, trova il suo più autentico ed originale mezzo di espressione.

E pur vero, ma non basta: una lingua (perché no quella friulana?) vale anche per altre ragioni, come il fatto che insegna a muoversi con scioltezza in tutti i tipi di linguaggio, anche quello nazionale e quelli internazionali, che abbiamo comunque l'obbligo di insegnare ai giovani.

Non possiamo affermare che queste convinzioni esprimano l'unanimità dei docenti di Buja. ma possiamo dire che sono sempre più numerosi quelli che ne condividono il contenuto: basti il fatto che ai tre corsi di friulano, tenuti negli ultimi anni prima sotto la guida dell'OLF a spese del Comune di Buja ed oggi con bravi insegnanti della Società Filologica Friulana su finanziamento della legge nazionale 482/2001. partecipavano sia docenti di madrelingua friulana, sia colleghi del Sud Italia.

Tra questi docenti, una decina di maestre di scuola elementare dalla seconda alla quinta classe ed una professoressa di scuola media

hanno tradotto il loro impegno di aggiornamento e formazione professionale in un libretto di prossima pubblicazione finanziato tramite il Comune dalla legge regionale 15/96, nel quale mostrano come la "piccola" lingua possa essere usata per qualunque tipo di lezione, dalla storia alla matematica, dalla geografia all'educazione linguistica, anche di lingua straniera, dalle scienze all'educazione all'immagine.

Infatti, in queste pagine sono raccolte nove unità didattiche che documentano, in breve, altrettante esperienze di insegnamento apprendimento impostate su una linea che oggi è in fase di espansione nelle scuole superiori, dove l'inglese o il tedesco, o il francese, pur non padroneggiati dalla maggioranza degli alunni, diventano lingua veicolante per la trattazione di materie curricolari, con documentati progressi circa quella elasticità insita di per sé nel multilinguismo.

L'opzione per la lingua locale, sottoposta all'attenzione delle fami­glie ed oggi necessariamente raccolta solo a titolo statistico e orien­tativo, potrà avvalersi per i prossimi anni di questo primo, impor­tante documento, dal quale apparirà evidente che l'uso del friulano non è "a danno" degli studi del curricolo scolastico, ma è. anzi, a loro vantaggio.