ottobre 2005 |
Friuli e latinità di Domenico Zannier |
Leggo sul periodico mensile di un mio amico, scrittore e difensore a spada tratta delle istanze friulane e carniche in particolare "Ladins dal Friûl" il sottotitolo in cui lo si dice dedicato alla informazione e alla cultura "sul cont de minorance celtiche dai Ladins de Furlanie"; La dichiarazione mi lascia perplesso poiché a me sembra piuttosto contradittoria. Se si è minoranza celtica, si dovrebbe parlare una lingua celtica come il bretone, il gallese, il cornico della Cornovaglia, l'Irlandese. Questo non è il caso del Friuli. Infatti si parla di "Ladins de Furlanie" (Ladini del Friuli) e ladino vuol dire Latino. Fruch scriveva nell'inno ad Aquileia di "gjernazie latine" (stirpe latina) e Pasolini sottolineava che parlare friulano era parlare latino. Ma non erano i primi né gli ultimi ad affermare la latinità della gente friulana. Pur richiamando le radici celtiche, poste alle origini della nostra storia, ho sempre sottolineato la latinità fondante della nostra cultura e della nostra lingua. Il friulano, che è il ladino orientale, rispetto al centrale dolomitico e all'occidentale grigionese, è una, lingua romanza, neolatina, nata come tutte le altre lingue sorelle dall'evoluzione del latino antico in una pluralità di lingue moderne. Noi siamo dunque una minoranza neolatina. Non dobbiamo continuamente confondere i padri con i nonni e i bisnonni. Quando i Celti, i Paleoveneti, i Liguri si sono romanizzati, sono confluiti nella comune latinità. Sarà stato un processo di colonizzazione, di osmosi, di fusione, ma è avvenuto nel giro di meno di sei secoli, dalla fondazione di Aquileia al IV secolo. Questo processo non può essere messo in discussione. Applicare alla lingua concetti di tipo semirazziale non serve. Non ci fa uomini il sangue, ma la cultura. D'altra parte noi, quando parliamo di sangue latino e anche celtico, intendiamo tutto l'insieme della formazione storica perché i popoli sono prodotti culturali. Basta ricordare che la latinità è stata così forte da assimilare i Longobardi, di lingua germanica e gli Slavi immigrati nella Vastata Hungarorum. Gli Slavi sono rimasti ai margini del comprensorio friulano. Direi che è stato un miracolo che il Friuli, una volta acquisita la sua facies etnica e culturale latina l'abbia mantenuta viva e vitale per due millenni. Purtroppo oggi si nota anche negli epigoni, pur bravi e volonterosi della nostra cultura, il rifiuto di essere latini per identificarsi in un passato che non c'è più o frammentarsi nella dispersione linguistica e culturale. Sono fiero della mia latinità che ritengo una eredità immensa. Dicono gli Slavi che i loro linguaggi che partono dai nostri monti orientali vanno fino a Vladivostok (nel mezzo ci sono però anche altre lingue, compreso il neolatino romeno che ha varie isoglosse con il friulano), ma si può dire ugualmente che la latinità che parte da Tarcento e da Cividale giunge non solo al Portogallo ma al Messico, alle Ande e alla Patagonia. Si custodiscano pure le reliquie celtiche e longobarde e si rispettino le minoranze non latine della nostra Regione, quelle che ancora fanno storia, ma la latinità del Friuli deve essere un fatto irrinunciabile. L'italianità è venuta più tardi, dapprima come toscanità-culturale, dopo i Patriarchi tedeschi, in seguito veneziana e poi con il Risorgimento unificante. Non va mescolata l'opposizione a certa politica italiana o romana con una avversione alle nostre radici latine. Precisato questo e senza demonizzare nessuno, io invito a riflettere. Si studia poco e si parla molto e si scrive ancora di più e peggio. Molti friulanisti improvvisati dovrebbero cambiare mestiere e i politici essere più seri, meno faziosi e meno discriminanti in certe leggi culturali. Ma mi pare di aver detto abbastanza per chi vuole capire. Sono orgoglioso degli antenati Celti, Paleoveneti, Germani, Slavi, ma mi sento latino, come cantavo nel primo poema epico-narrativo stampato in Friuli nel 1972 "L'Ancure te Natisse" "Jo ch'o soi sanc latin, or di Gjermanie" (io che sono sangue latino, orlo di Germania), latino in una terra latina. E poco mi importa, se risultassi emarginato o lo sia veramente, se io sono per la verità delle cose. Domenico Zannier
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