1941 Luglio

Istruzione alle madri (3)

di Giovanni Chitussi

 

L'educazione religiosa è il fondamento della educazione.

Non ceda ad alcuno la mamma la gioia e l'orgoglio di insegnare al suo bimbo le prime preghiere, non lunghe, che stancherebbero, ma frequenti, calde. Ingeneri per tempo il concetto dell'amore di Dio, della sua bontà. Più tardi, quando saprà associare il timore all'amore, il fanciullo apprenderà anche a temere Dio, ma non prima, perché si abituerebbe al timore servile, indegno di ogni anima cristiana.

Spieghi presto la mamma che tutto quanto possediamo ci viene da Dio, che ovunque ci troviamo siamo sempre alla sua presenza, ch'egli sa e vede tutto, anche nel buio, anche in fondo al cuore, che il bene da noi compiuto è gioia per lui, mentre il male è tristezza, ch'egli ascolta sempre ciò che gli diciamo. Allora il bimbo troverà naturale giungere le sue manine nell'ora del bisogno per invocare l'aiuto del Signore, ringraziarlo nella festa, nella gioia, rivolgersi a lui per correggere i propri difetti, per praticare le piccole e grandi virtù d'ogni giorno.

Il bimbo ha composto un mazzo di fiori campestri? Lo si inviti a portarli alla cappella della Vergine: è un ingentilirgli l'animo.

Lo si abitui per tempo a prelevare qualche monetina dal suo salvadanaio per la Chiesa, per i poveri, per i bisognosi.

Gli si inculchi l'amore alla privazione, al sacrificio, poiché l'animo d'ogni bimbo è come un giardino in cui le male erbe vogliono sopraffare i teneri fiori: bisogna sradicarle prima che ingigantiscano.

Il lasciar vincere tutti i piccoli capricci in un fanciullo, è preparare in lui un uomo schiavo di se stesso, fiacco di fronte ad ogni dovere, egoista in tutta la sua vita.

Fare star buono il bimbo a furia di zuccherini, non è sistema educativo, perché il bambino si abitua a fare i capricci e diventa un piccolo prepotente.

Si curi bene la piccola pianticella, perché cresca diritta, sana, forte. E per questo si sradichino le invidiuzze, le gelosie tra fratelli. Non è raro il caso in cui il primogenito teme la comparsa di un fratellino come di uno che sottragga a lui affettuosità e cure. Spetta alla mamma far comprendere come il fratello è un dono, come la sua presenza e compagnia saranno a lui preziose.

Sbagliano quelle mamme che credono dar soddisfazione al proprio bimbo caduto, calpestando il sasso che l'ha fatto cadere. No: questo è un alimentare lo spirito di vendetta.

Quando si ha una grave responsabilità non ci si può fidare che di noi stessi. Perciò si vigili perché chi circonda i bambini lo faccia con una specie di culto. Sono come un'ostia, vanno toccati con mano pura.

Pensi la mamma cristiana che ogni età ha i suoi pregi. È lei che scrive pagine di vita pei figli, e quelle stesse pagine faranno la sua gioia se le avrà disseminate di virtù domestiche, di sacrificio e lavoro costante, di progresso umano e di gloria di Dio.

 

(Continua)