1941 Dicembre

Doveri dei genitori per l’educazione (7)

di Giovanni Chitussi

 

Necessità della correzione.

Si osservi che per essere efficace e fruttuosa la correzione dev'essere giusta, imparziale e serena. Dev'essere:

GIUSTA, cioè meritata. Quindi si osservi se nel fanciullo c'è colpa o no, se si tratta di cattiva volontà o non piuttosto di fragilità, di vivacità propria dell'età, di disgrazia che può capitare a chiunque.

IMPARZIALE, non si rimproveri ad uno ciò che si tollera ad un altro, che il fanciullo non debba pensare e dire: "se si fosse trattato del fratello o della sorella non se ne sarebbe fatto caso".

SERENA, per correggere e non per sfogare la propria collera e rabbia, serena anche se forte e mai accompagnata da titoli e ingiurie. Se i genitori non si sentono padroni di se e delle proprie parole, non correggano, s'impongano silenzio e differiscano più tardi la correzione, io credo che nove correzioni su dieci perdono efficacia pel modo con cui esse sono fatte, e che molte correzioni, se differite, non si farebbero più.

Il castigo.

Punto importantissimo dell'educazione è il castigo che, di regola, non deve consistere nelle percosse, e queste, quando fossero assolutamente necessarie, debbono aver sempre carattere prevalentemente di umiliazione. Si osservi:

1°) Bisogna saper ben graduare il castigo agli effetti che se ne vogliono ottenere e alla gravita della colpa. Dal semplice silenzio disapprovatore (fortunati i genitori che sanno valorizzare questo castigo), sino all'esplosione dell'indignazione ve n'ha una gradazione indefinita. In ogni caso non si deve mai minacciare un castigo che non possa venir applicato, e neppure fare minacce sciocche e vane. La madre specialmente si guardi dal minacciare castighi che, dice, verranno poi applicati dal padre. I fanciulli giustamente ridono di certe minaccie.

2°) Il castigo non abbia carattere di vendetta, non sia mai esagerato, né irragionevole, ciò irriterebbe solo il fanciullo. Se il fanciullo si mostra pentito sinceramente e risoluto di far bene, lo si perdoni e lo si incoraggi con buone parole, gli si faccia capire che lo si è castigato per il suo bene.

3°) Se accadesse di aver castigato ingiustamente il fanciullo, lo si riconosca, e si faccia conoscere lo scopo retto che si aveva nel castigarlo.

4°) Non si castighi quando si è in collera, col male non si ottiene il bene, non si castiga salutarmente quando si pecca castigando. Non educa il fanciullo alla vittoria di sé e delle passioni chi correggendo non sa comandare a sé, e cede alla collera.

5°) Si ascoltino le giustificazioni e le difese del fanciullo purché fatte rispettosamente. Se il fanciullo ha ragione, bisogna riconoscergliela, l'ingiustizia è colpa per tutti, ma specialmente verso in bambino debole e senza difesa. Se la giustificazione non è buona, non bisogna discutere, ma mantenere la sentenza data sulla colpa.

6°) Si sia inesorabili contro le bugie studiate, indulgenti per gli errori involontari. A proposito di bugia, di onestà, di giustizia, si ricordi che il fanciullo ha diritto di non udir mai bugia dai genitori! Quanto male fanno le bugie cosi dette di famiglia. I fanciulli hanno diritto di constatare sempre nei genitori una rettitudine scrupolosa.

Il fanciullo nella famiglia.

Il figliuolo deve trovare le sue delizie in famiglia, non solo da bimbo, ma anche quando è giovane e giovanotto. E questo avverrà solo in una vera famiglia cristiana.

Il figliuolo deve amare la famiglia, non deve temere, e meno tremare in presenza dei genitori. Un ragazzo che trema alla presenza dei genitori è un malvagio, o un colpevole, ovvero ha dei genitori indegni di tal nome. Una debole creatura che non trovi le sue delizie tra i genitori, dove andrà a cercarle? Sarà un essere infelice a cui la vita non darà mai un sorriso.

Si guardino diligentemente i genitori dalle preferenze che fomentano invidie,  gelosie tra i figli, e fanno perdere il rispetto e spogliano i genitori dell'autorità loro necessaria. Nessuno deve aver motivo di credersi non amato o posposto. Ciò specialmente dinnanzi ad un disgraziato, mal dotato dalla natura, di sviluppo irregolare nel fisico e nell'intelligenza. Questi meritano qualche attenzione e riguardo speciale che supplisca a quanto essi non hanno avuto dalla natura.

Si guardino i genitori e specialmente la madre dal porre, neppure per ridere, al fanciullo la domanda se egli vuole più bene al papa o alla mamma.

Inoltre si deve procurare che i figliuoli non abbiano mai ad assistere a bisticci di famiglia, specialmente tra padre e madre. Ciò snatura il cuore dei bimbi, li fa soffrire, e li rende insensibili, e fa sempre diminuire il rispetto che devono avere per coloro da cui hanno avuto la vita, e dai quali devono imparare il vivere.

I genitori siano concordi nell'educazione. Sono due ma devono operare e agire come uno solo. Quando la madre scusa ciò che il padre condanna, o viceversa, si distrugge ogni senso di rispetto e le basi fondamentali dell'educazione.

Un uomo ed una donna avevano deciso di coltivare un angolo dell'orto rimasto abbandonato. Il marito, volendo fare una sorpresa alla moglie, seminò segretamente lattuga, il giorno dopo la moglie, per fare anch'essa piacere al marito, semina di nascosto delle fave. Marito e moglie andarono poi nei giorni seguenti a visitare le loro piantagioni: lui, credendo che le fave fossero erbaccia, le sradicò, e lei fece altrettanto con la lattuga, sicché alla fine non ebbero né fave né lattuga, e tutti e due si trovarono sorpresi e delusi.

Così succede per i figliuoli, quando la madre vuole ciò che non vuole il padre, ovvero il padre con le parole e con l'esempio distrugge quello che insegna la madre. La conclusione è più che evidente.                  

(Continua)