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CAFFARO
Garibaldi aveva ricevuto ordine di operare nel Trentino. Vi furono varie azioni; ma rifulse maggiormente il valore del 2° battaglione al quale appartenevano nostri Zii, al Caffaro ed a Vezza d'Oglio. Dell'azione al Ponte del Caffaro. Lascio la parola allo scrittore G. C Abba che, a pagina 214 di “Cose Garibaldine” così la descrive : " ... era un ponticello " antico e muscoso, chiuso a mezzo di sbarre che Titta Cella di Udine sfondò con una pedata, rompendo così il confine per affrontarsi col Capitano dei volontari viennesi. (Il ponte ora non c'è più, era divenuto storico, perciò la moderna Italia, l'ha distrutto). Il Cella giovinetto, tutto grazie nella sua bella divisa di carabiniere lombardo; l'altro formidabile per la persona e pel piglio con cui si è mosso sul ponte all'assalto, si tirano come due che si odino da selvaggi. Ma che si conoscessero? Chef Come non si conoscono i rispettivi militi avversari che giù per le due rive del fiume fanno alle fucilate, distratti dallo spettacolo dei due ufficiali che si menano quelle sciabolate da bravi. Ma corre l'avvocato Barnaba friulano caporale ed il tenente u dottor Cantoni pel Cella; corre su un caporale austriaco pel capitano, e anche altri di qua e di là, il gruppo cresce dalle due parti. Comico nel tragico, un cane da presa va su anche lui e addenta. Il capitano è caduto, il Cella è caduto, stridono le baionette; poi i due sono portati di qua, uno in trionfo l'altro prigioniero „. L'Abba, che non fu testimonio oculare del fatto sbaglia in qualche particolare. Iniziatosi lo strano duello fra il Ten. Titta Cella ed il Capit. Boemo Ruzienzka le truppe, quasi per tacito accordo, rispettarono la lotta che si svolgeva tra i loro due capi; ma quando il capitano nemico, già ferito varie volte dal Cella stava definitivamente per soccombere, in suo aiuto accorse un sergente tromba, e Titta Cella, non accortosi del proditorio attacco sarebbe rimasto indubbiamente ucciso, se lo Zio Domenico-Valentino avvedutosi del fatto non fosse giunto a tempo e con un colpo ben assestato di fucile, non avesse fracassata la testa al sergente tromba austriaco. La battaglia divampò cruenta, finché il nemico scompigliato non volse a fuga disordinata. |