AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO

Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu

 
Capitolo Precedente Indice

Capitolo Successivo

 

11) La liberazione

 

Il tempo, che fugge sui nostri piaceri, sembra invece arrestarsi sui nostri dolori. Le giornate parevano lunghe lunghe interminabili e portavano seco idee nere; ed i volti mesti e gravi tradivano spesso quella disperazione che ha per doloroso epilogo ' la pazzia od il suicidio. La pazienza soltanto, che è un' amica generosa e che divide con noi il peso delle nostre angoscie affinchè non ne veniamo atterrati, la sola pazienza fu in grado di farci attendere quegli eventi che finalmente dovevano diradare le nubi e lasciar brillare di vivida luce il sole della libertà.
Come il baleno corse voce che due reggimenti di Czeko-Slovacchi stavano per entrare in città per liberarla; e quasi per una malia, in meno d'un ora i bolsceviki erano scomparsi portando seco quanto più bestiame fu loro possibile, le casse e l'oro di Irkutsk, calcolato a circa 2.080 Kil. Si rifugiarono vicino al lago Baikal ed attesero. Intanto arrivarono i czeki. Tutta la città trasfigurata si riversò sullo strade, i più offrendo il pane ed il sale dell’ospitalità ai tiravi soldati che accorrevano in nostro soccorso, altri regalandoli di un qualche tenue ricordo.

Era il 23 giugno (1918) vecchio stile, e quella fu una serata di vero gaudio. La città non conservava più quell'apparenza luttuosa che la rendeva triste e silente come un cimitero. Tutte le finestre aperte, la popolazione nelle strade, una banda musicale percorreva le vie. Questa era secondo me, la libertà quella libertà che innalza lo spirito e che ci concilia coll'uomo, e alla quale si deve obbedienza poichè con questa noi tuteliamo gli stessi nostri diritti. L'indomani, giorno di San Pietro un sole radioso avvolge la città e sembra che sotto quel bacio vivificante la popolazione rinasca a nuova vita. Le strade sono zeppe, non si vede più l'odiato colore dei bolsceviki che è anche quello del boia, ma il bianco e verde, vessillo siberiano - neve e pino .- e la bandiera bianco, rossa dei czeki. Le strade affollate: vecchi e giovani, uomini e donne, borghesia e proletariato, tutto è là sorridente, beato che non gli venga negata più l'aria ed il sole, dono sublime del cielo. Il colpo d'occhio è veramente bello; il tutto sembra un mobile caleidoscopio di fiori viventi.

Si iniziano sottoscrizioni per i czeki ed in poche ore fu presentata loro una somma di 150.000 rubli. Alle 3 pom. c' è la rivista dei czeko-slovacchi, comandata dal colonello Gaida, un ingenuo e timido fanciullo nelle ore libere e di svago, ma leone sul campo di battaglia, eroe insigne del Baikal e duce supremo di tutte le truppe czeko-slovacche nella Russia. Dopo la rivista, tutta la truppa, con a capo Gaida, si reca al Campo Santo per deporre una corona sulla tomba di alcuni commilitoni che, di passaggio per Irkutsk furono aggrediti alla stazione dai bolscevicki e soprafatti dal numero, vennero presi, disarmati e fucilati sul posto.
Ci fu una funzione religiosa. Il comandante Gaida con parole concise ma commoventi, ricordò quei martiri d'un ideale umano, e sguainata le sciabola, giurò sulla loro tomba lo sterminio dei bolsceviki e promise che il sangue dei nostri morti non rimarrebbe invendicato.

Il popolo genuflesso piangeva e pregava. A discorso finito, fa coperto di fiori quel tumulo, divenuto ormai l' ara sacra di speranza e di libertà.
La sera fu offerto dalla città un sontuoso banchetto a tutti gli ufficiali, al quale ebbi anch'io l'onore d'assistere ed ebbi in cotest'occasione il piacere di conoscere davvicino e d'apprezzare le care virtù del comandante. Si bevve alla distruzione del bolscevismo, alla vittoria futura, alla salute del popolo czeko che da 7 secoli è servo; ed infine si alzarono anche i calici, brindando alla Patria mia ed al mio Re. Fu una serata indimenticabile.

 

 

Capitolo Precedente

Indice

Capitolo Successivo