AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu |
14) Una separazione imprevista.
Caduta l'Austria, il soldato czeko depose l'arma e più non volle saperne di difendere una terra, che non era la sua, una gente che gli era straniera. Egli voleva ad ogni costo rimpatriare. Siccome i mezzi di trasporto mancavano, il tempo passava ed i soldati intanto oziosi, a centinaia s'unirono a donne, legittimando più o meno la loro unione. Finalmente, dal Giappone arrivarono due navi e fu imbarcato un certo numero. Quei primi, ebbri di gioia, partirono verso la patria ormai libera. Ma siccome la morte non risparmia nè la virtù, nè la gloria, una delle due navi naufragò ed i passeggeri tutti ebbero tomba sotto l'onda azzurra ma troppo infida, del vasto Oceano Indiano. Partendo, ognuno si prese anche la propria donna; ma il Comando dispose, che tutte le donne partenti viaggiassero in vagoni separati: per evitare una certa promiscuità, così credettero tutti; ed i vagoni contenenti il sesso gentile, furono attaccati in coda al treno. Quando arrivarono alla seconda stazione e il segnale della partenza fu dato, i vagoni delle donne vennero staccati, sicchè i soldati filavano a tutto vapore, mentre le donne aspettavano impazienti la partenza. Immaginarsi le grida, i pianti, gli urli di tutto quello sciame di tradite che non agognava ad altro che a mettere radice su quella terra promessa, fatta loro intravedere attraverso il prisma d'ogni bellezza e d'ogni felicità umana! Dolenti ritornarono esse ai patrii lari. Ne chiesi la spiegazione al Comando dello Stato Maggiore e mi si disse che la ragione unica bisognava cercarla in un beninteso patriottismo. La guerra avendo lasciati vuoti immensi, bisognava pensare alla donna czeka, che si dimostrò mirabile d'abnegazione e di sacrificio. Il paese esige che si mariti e che la popolazione aumenti il più possibile, dando alla patria figli di sangue puro czeko. Ma quello che più valse ad escogitare uno stratagemma che può parere crudele, - mi fu soggiunto - è stata l'esperienza fatta in questi anni dolorosi della donna russa; esperienza la quale fu tutt'altro che soddisfacente, in quanto a moralità... Di quanto, nei nostri paesi dalla donna si attende, e cioè ch'ella abbia virtù di sposa, di madre, di massaia e d'educatrice, se noi prendiamo la donna russa collettivamente, non se ne trova in essa traccia. La donna russa deve rimanere nel suo paese; i nostri costumi la renderebbero infelice e noi non troveremmo che amare delusioni e rimpianti. Ci sono delle eccezioni, è ben vero; ma così rare, che è meglio evitare il pericolo di non trovarne. |