AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu |
15) Di nuovo i bolscevichi.
Ed eccoci di nuovo governati da bolsceviki. Le truppe czeke rifiutandosi di combatter più oltre, fu giocoforza, lasciarli comandare; il Comando czeko però si riservò la sorveglianza delle ferrovie e conservò le armi. Si ricostituì il tribunale rivoluzionario e si obbligarono al lavoro tutti gli impiegati dell'antico regime, tutti gli ufficiali che per vecchiaia o malattia non furono incorporati . tra le truppe di Kolciak, e tutti i capitalisti e forti proprietari, le cui ricchezze furono nazionalizzate. Uno dei più ricchi signori d'Irkutsk, tale Regionoff, fu obbligato a far da cocchiere al proprio ex cocchiere, divenuto commissario. Questi abitava la casa del suo ex padrone, il quale doveva governare scuderia e cavalli e mettersi quindi a cassetta, sulla strada, dinanzi al portone, sfidando la tormenta ed il gelo, finchè al nuovo padrone fosse venuto il bisogno o il capriccio d'uscire, Altri, ufficiali od impiegati o signori spodestati, furono adibiti ai lavori più faticosi, come: caricare e scaricare legna o carbone o farine od altro; vuotar cessi e condurre i carri delle immondizie al posto destinato; gettar la neve dai tetti, spazzar le strade e fornir d'acqua la città, ecc.; insomma era una pietà a vederli; ma per quanto ripugnasse loro tale lavoro, non ne facevan mostra e non dettero mai spettacolo del loro avvilimento, dell'immenso crepacuore che li rodeva... Oh, morire, morire! piuttosto morire che continuare più a lungo cosi! Ma la morte non veniva ed il suicidio era un confessarsi vinti. No; bisognava resistere stoicamente ed attendere la liberazione! Ma donde sarebbe; venuta?.,.. Ecco la domanda angosciosa, cui nessuno sapeva rispondere. Gli alleati, si, gli alleati potrebbero se volessero, ma essi ci vogliono puniti per la mancata parola, e ci abbandonano! Ma la grande, la già potente Russia, non risorgerà essa mai più dalle sue ceneri? Sì, essa è destinata ad una risurrezione più fastosa dell'antica e più illuminata e più ragionata ne uscirà dallo spaventevole crogiuolo ove sta fondendosi ora la materia bruta sull'immane fornace ardente, per uscirne pura, forte e potente; una Russia che nè Pietro il Grande, nè Caterina IIª riconoscerebbero più, tanto sarà superiore ad ogni aspirazione, che cotesti due Grandi ebbero per la loro gran Patria.... Che sia una utopia, un tale ragionamento che fa questo grande popolo, oggi soprafatto dai bolsceviki?... Io non posso crederlo, poichè il bolscevismo non costituisce l'ordine, che anzi ne è la negazione; e dunque? Da un grave disordine, da un caos bolsceviko deve uscirne un gran riordinamento; la questione è soltanto di tempo, ma è certo che quel regime è destinato a fallire poichè, per quanto gridino, “eguaglianza fratellanza”, queste non esistono affatto. La proprietà, il capitale, non ha fatto che cambiar di padrone. La società nuova?... Non vi è che una differenza: chi prima stava in alto, oggi trovasi coi piedi nella polvere; chi prima stava in basso, ha raggiunto il più alto seggio e da lassù comanda. Oggi è come sotto il regime autocratico: borghesia e proletariato, ricco e povero, padrone e servo; colla differenza che chi comanda oggi, non sa comandare e chi deve obbedire, non sa obbedire. Il bolscevismo a parole, potrà forse essere sublimemente bello; ma vorrei lo vedessero un po', in pratica, i gran propugnatori di esso, che lo dipingono come un paradiso! Nella Russia, intanto, si accentuava la lotta tra bianchi e rossi, tra conservatori e bolsceviki ed il governo di Lenin disseminava nel vasto impero, la morte, la miseria, la fame. La lotta tragicamente cruenta pesava sulle anime e la popolazione accasciata, si rinchiudeva nelle case, triste e senza sorrisi. La libertà più elementare era ormai tolta, quella libertà che è il fondamento e che costituisce la forza di tutte le democrazie della civiltà: libertà di parola, libertà di stampa e di riunione, tutto fu abolito dall'esoso regime tanto magnificato da certi partiti, anche d'Italia; ma se potessero viverci là, per prova i magnificatori almeno alcuni mesi ritornerebbero in patria stranamente delusi e diverrebbero i più convinti propagandisti dell'ordine e d'una disciplina che la nostra civiltà e la natura stessa del Paese c'impone colle gloriose sue trazioni, con un passato fulgidissimo, che nessun altro popolo al mondo può vantare. Il bolsceviko è l'implacabile tiranno del proletario dell’operaio: lo illude con promesse irrealizzabili questo si, ma lo sfrutta. Tutto ciò che in due anni di bolscevismo il proletario russo ha guadagnato, è la guerra fratricida, la miseria, la fame e l'abbrutimento. Il contadino e l'onesto operaio, odiano il nuovo regime, perchè capiscono d'essere stati giocati. Non han fatto che cambiar di fardello: prima era l'alta aristocrazia oggi sono i commissari colle loro donne che, imbrillantate, corrono su e giù in automobile. E guai se un qualche buon patriota osa alzar la voce per difendere il decoro della povera sua patria! verrà istantaneamente fucilato Il bolscevismo non è impersonato dalla Russia; la vera Russia è d'una bontà e d'una ingenuità quasi primitiva; è patriarcale ed ama la sua terra con adorazione, è il popolo più ospitale ch'io abbia mai incontrato: è semplice, ma d'una bontà sconfinata. Anche i più intellettuali, che nell'estate percorrono l'Europa in lungo ed in largo, ne ammirano le bellezze, ne sono compresi - ma nessun paese li soddisfa, quanto la loro Patria, |