AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu |
19) Il contadino russo
Oh santa Russia, a quali condizioni t'hanno ridotta, i pochi che volevano liberarti dal durissimo giogo degli Czar!... Il giogo dei Romanoff era ben duro e per sei secoli si mantenne soltanto col peso della forza brutale ma tu o contadino, tu che rappresenti i nove decimi quasi della popolazione, tu non ne avvertivi il peso; vivevi della vita semplice dei Patriarchi; il tuo Czar era ciò che dopo dio adoravi, e non domandavi altro che di continuar a vivere nella modesta tua isba, tra la numerosa famiglia, il tradizionale Samovar e la piccola bottiglia d'acquavite che ti rendeva loquace e che ti risvegliava dall'apatia, in te seconda natura per farti cantare le meste canzoni del tuo paese e la potenza del tuo Czar, di quell'Essere che esiste che regge, che comanda a tutto il mondo, di quell'essere del quale udivi soltanto a parlare ma che pensavi essere tanto, tanto lontano da te, ma che pensavi anche sapere egli che tu esistevi e come ti chiamavi e perfino dove abitavi, come il tuo "Piccolo Padre,, quale tu lo qualificavi nel tuo linguaggio caratteristico che rispecchia la semplicità del tuo cuore. Il contadino russo, privo della più elementare coltura, è d'un ingenuità fenomenale, Usa larga ospitalità al viandante, lo fa padrone della sua casa e di tutto ciò che contiene, Esso non sa che pregare. Prega prima per lo Czar, poi per tutti i componenti l'imperiale famiglia, uno ad uno. Nell'angolo tra Est e Sud della stanza c'è Tutta la famiglia al ritornar della primavera, va nei campi e tra il verde dei prati e le acque terse del lago; la primavera scende come un raggio di luce ad irradiare il soave idillio della bionda forosetta che ha le sue ingenue civetterie, per attirare e commuovere l'animo dell'eventuale futuro marito. Raramente l'uomo russo è fedifrago, mentre la donna segue per lo più tradizionale sua fragilità e cambia a seconda che l’interesse materiale od altro scopo la consigli. Quanti e quanti giuramenti d'eterna fede, furono scambiati sulle rive erbose del laghetto, sulle cui acque galleggia la candida immacolata ninfea, emblema d'innocenza e di purezza, ma sovente, hoimè profanata! Dopo un inverno interminabile, dopo otto interi mesi di gelo e di nevi, che come sudario gigantesco ricopre la natura addormentata, è ben naturale che al sorgere della stagione novella, anche l'animo dell'uomo si risvegli a nuova vita. Poche sono le genti che amino la natura, come i popoli del Nord, e l'amano appunto perchè troppo avara con essi dei suoi doni. Gli otto decimi delle nascite avvenivano in febbraio e marzo, ed almeno sei decimi dei matrimoni si celebravano in maggio e giugno. Coll'odierno sconvolgimento sociale e prima anche colla guerra la radiosa primavera della Russia, tanto cantata dai suoi poeti, non ha più sorrisi. La balda gioventù diserta il tetto domestico, perchè chiamata sotto le armi; dai 18 ai 50 anni tutti servono e le case son rimaste quasi diserte, Nei villaggi, non si odono che vecchi, donne e fanciulli. Il povero contadino, che non richiedeva altro se non che di continuar a vivere della sua vita tradizionale e quasi leggendaria, non potè sottrarsi a pagare l'imposta di sangue e dovette sottomettersi con faccia gioconda agli ordini del bolscevismo. Il quale, per quanto la sua legge proclami l'abolizione del militarismo e prometta che mai più Il vecchio contadino accasciato non lavora più. Ed a quale scopo lavorerebbe? Quando le messi saranno raccolte, verranno i “compagni”, verranno i “fratelli” a portargliele via, dunque, preferisce l'ozio. Il prato è ormai inselvatichito, che da tre anni i fieni non si falciano, ed il campo è sterile che è una vera passione a solo guardarlo. Ed erano terre fertilissime ed ubertose; ma cosi abbandonate, tra i villaggi quasi deserti non danno altra immagine che di miseria, di un progressivo irresistibile impoverimento, di una desolazione. Ognuno semina solo quel, tanto che crede possa bastare al mantenimento proprio e nulla più; ed è uno stringimento di cuore vedere la gente dei villaggi, già pigra ed indolente per natura, distesa al sole, in ozio continuo, ed i vasti campi incolti, inselvatichiti, improduttivi. Un velo di mestizia profonda è sceso nella Russia agricola, su quella Russia che forniva dei suoi inesauribili tesori. l'Europa intera e che ora langue inerte e terrorizzata. Se la lotta di classe perdurasse l'equilibrio sociale non si ristabilisce, Anche codesto è uno dei tanti misteri di quell'anima slava, di cui tanto si parlò a suo tempo. Il bolsceviko, che non indietreggia di fronte al più atroce delitto, passando dinanzi ad una chiesa si scopre e fa il segno della Croce. Dunque teme Dio?... Crede che ci sia un Dio vendicatore?... Eppure in ogni sua conferenza, predica l'abolizione del culto, la distruzione degli altari, la confisca degli incalcolabili tesori posseduti da chiese e conventi!.. |