AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO

Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu

 
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21) Viaggio penoso

 

Rotte e rovinate quasi in tutta la linea erano le ferrovie. Fummo perciò costretti a percorrere una gran parte della strada a piedi e talvolta; ma pagando somme enormi, su qualche carro villereccio che ci conduceva per tre quattro tappe. Si camminava sempre a fianco della ferrovia, per due ragioni: sperando di trovare qualche tronco in buono, stato e di usufruirne; poi per giungere ai villaggi ch'esse toccano e trovare di che rifocillarsi ed un tetto per la notte. Il tempo, nei primi due mesi ci fu sempre propizio molte notti le passammo distesi nei boschi, a cielo aperto, tra quei silenzi profondi dello spazio immenso che rapiscono l'anima isolandola da ogni rumore e perturbamento mondano nelle ombre folte delle foreste secolari. “Dopo una breve preghiera chiedente a Dio un indomani men turbato e ansioso, e la forza e la salute per superarlo. Morfeo ci era sempre benigno, e spargeva con liberalità i suoi papaveri su noi, miseri, pellegrini, che attingevamo nel sonno nuova lena per avvicinarsi a Vladivostok, la nostra terra promessa ahimè tanto ancora lontana!

Eravamo nelle mani di Dio; nessun soccorso umano potevamo invocare e sperare, Se la prossimità della linea ferroviaria offriva molti vantaggi, essa era d'altra parte, anche pericolosa per le bande abbastanza frequenti di bolsceviki che si incontravano e che noi dissimulati nella foresta, cercavamo di schivare, Alcune volte ne incontrammo; ma essi forse commossi dal perverso nostro destino che l'aspetto nostro affaticato e stanco palesava, essi ci lasciavano in pace… quando però, bisogna dire anche questo a onor del vero, ci fossimo assoggettati a pagare una decina di mila rubli!

 non ebbero nulla e nulla mi chiesero; sentenziarono soltanto.

I vecchi si lasciano a casa e non si fanno viaggiare a questo modo!

 

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