AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO

Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu

 
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22) Verso l'inverno.

 

A metà di agosto d'ogni, anno, senza eccezione, si hanno le prime brine precorritrici dell'imminente inverno.
Le foglie ingiallite cadono, gli alberi si sfondano, l'erba intristisce ed i fiori reclinati melanconicamente sembrano, pronti e rassegnati a compiere il sacrificio della loro troppo breve vita. La natura mette ormai le gramaglie, la primavera è morta, l'estate agonizza e tra pochi dì il bianco sudario avvolgerà tutta la terra, non lasciando che i pini melanconici e severi a guardia dello sterminato cimitero; e l'animo nostro modellato sulla natura, intristisce e mesto, ma rassegnato, invoca: Pace, pace!

Il tempo incalzava e si cominciò a temere le belve, quantunque non si arrischino troppo, nei pressi della ferrovia; una notte però, mentre entrati in una modesta isba, si stava per coricarsi, udimmo dei si lamentosi ululati, che ci fecero gelare il sangue. Era la prima discesa dei lupi dalle montagne, già cariche di neve, lupi affamatissimi in cerca di cibo. Per me, quella fu tra le notti più tragiche. Per la prima volta pensai veramente e con timore alla temerità dell'impresa e ne vidi e ne moltiplicai tutti i pericoli: tra i maggiori, le belve ed il freddo. Quella notte dormii poco e credo d'aver anche pianto, poichè la mattina mi sentii le guancie molli. Non dissi delle mie apprensioni, ai compagni, temendo di scoraggiarli. Così presi una ottima refezione, ci allontanammo, accompagnati dai nostri buoni ospiti, armati di accette e di fucili, sino alla ferrovia.

Una gloria di sole irradiava la terra. Quella grande luminosità valse a mitigare l'impressione paurosa della triste notte. Ormai si trovavano più spessi i tratti di ferrovia che si potevano usufruire, su carrelli o su vagoni di' bestiame; e ad ogni passo la speranza s'accresceva' e la stanchezza sembrava diminuire.

Si stava per arrivare alla città di Cita (che questo è il suo nome), quando uno della compagnia fu colto dalla febbre. Che fare? Per forza fermarci nei dintorni e cercare ospitalità. Non dirò mai abbastanza della bontà del contadino russo, che ci fu largo di conforto e di aiuto in circostanze eccezionali e che nessuna larga retribuzione avrebbe potuto ricompensare, poichè era severamente proibito ricevere forestieri nel proprio domicilio, senza averne prima ottenuto il permesso dell'autorità bolscevica. Due intere settimane godemmo della modesta liberalità dei nostri ospiti Dopo congedatici da essi continuammo di buon animo il nostro ancor lunghissimo viaggio.

L'inverno si presentava con un rigore eccessivo e si temeva quasi di doversi fermare per attendere una temperatura più clemente; ma intanto, si camminava emuli dell'Ebreo errante, sfidando il freddo e bene spesso anche la tormenta.

 

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