AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO

Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu

 
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25) Finalmente a riva!

 

Il clima è qui meno rigoroso, ma il vento, invece, è insopportabile e freddo. Esausti, stanchi, a piccoli passi ci si s'inoltra; gli ultimi giorni non hanno mai fine. Non ci si arriva più dunque?.. Ma ecco ad uno svolto brillare delle cupole d'oro al soie, Che sia Vladivostok?. Non è possibile ingannarsi - non ci sono altre città in quei paraggi. Coraggio e coraggio; presto toccheremo la tanto sospirata terra promessa, la meta desiata.

ue giorni dopo, io bussava alla porta del Console del Re d'Italia, cav. Gasco, per chiedere ospitalità. A sua lode, devo dichiarare, che mi ebbi una cordiale accoglienza, tanto, più quando seppe che era proprio io, colei che gli scriveva quelle belle lettere dalla Russia, come egli ebbe la cortesia d'esprimersi. 

Egli dispose, a mia richiesta, di ospitarmi nella piccola penisole di Gornostai, ove si trovavano accasermate le truppe italiane sotto il comando della Missione Italiana, cioè la "Legione Redenta".

Vladivostok, città internazionale di grande importanza commerciale, ha un magnifico porto, strade spaziose, ma siccome è fabbricata su un'alta collina, è tutta a salite e discese troppo pronunciate, e quantunque il panorama che presenta entrando sia stupendamente bello, quando si è in città esso perde tutta quella sua vaghezza che colpisce guardando in distanza Questa città è la cocotte dell'estremo Oriente, tutti se ne innamorano al primo sguardo, tutti le cadono ai piedi, ognuno la vuole; ma spennacchiati e delusi l'abbandonano quando possono liberarsi dai rosei artigli conficcati nelle carni dei suoi ammiratori.
Col regime bolsceviko, le case equivoche sono state soppresse. 

Con grave danno dell'igiene e della moralità. Vladivostok, particolarmente finchè era popolata delle truppe internazionali numerosissime, aveva preso una cert'aria da cortigiana, dalla fronte coronata di fiori ed i piedi sprofondati nel fango, e non tutti se ne vennero via, portando seco non dolci ricordi, per certo.

Il Console, raccomandandomi caldamente al Maggiore Manera, comandante della Missione Italiana, fecemi condurre nella sua automobile sino Gornostai, a circa a 20 km . dalla città. Quella fu per me una vera oasi. I giorni passati su quel lembo di terra, tanto liberalmente ospitale, mi ridiedero la vita materiale non solo ma mi rialzarono lo spirito affranto, morale che aveva subito un troppo notevole abbassamento.

 

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