AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu |
4) La rivolta dei bianchi
Verso il tocco, si bussa; noi, zitti. I colpi si ripetono più forti, si picchia col calcio dei fucili, si teme sfondino la porta. Bisogna rispondere. Ma tutti sono come inebetiti dalla paura e nessuno si muove. Allora mia figlia, sempre coraggiosa, va a parlamentare e domanda ciò che si vuole. - Da bere, - fu la risposta. Alla domanda se volessero acqua, dissero che volevano acquavite; ma siccome non ce n'era, finirono coll'accontentarsi anche dell'acqua e la porla fu aperta. Erano in quattro e bevvero veramente senza fine: erano stanchi ed esausti. Allora e da costoro soltanto, venimmo a cognizione di ciò che si stava svolgendo. Diversi bravi ufficiali, tutta, la ex scuola di guerra (Iunker), studenti fra cui le cinque classi dei Licei s'erano riuniti in una congiura, s'erano armati e sfidarono a battaglia in campo aperto, i Bolscevik che occupavano la città; questi rifiutarono e conoscendo il numero esiguo dei Bianchi che potevano si e no salire a setto-otto mila, mentre i Rossi erano da quindici a ventimila, risposero che se volevano la città, la venissero a prendere. Da ciò la battaglia. I Bianchi s'impadronirono prima della stazione, indi del ponte bellissimo sul fiume Angarà. Su cotesto ponte perirono due mila Bolsceviki; poi presero il palazzo del Governatore ed una caserma. Da quel punto incominciarono a bombardare la città e le granate che scoppiavano a noi d'intorno, erano dei Bianchi, realmente, i quali ad ogni costo volevano liberare la città dal giogo dei Bolsceviki le mille volte più duro e più pesante delle catene dello Czar. Vincere o morire! urrà urrà! - gridava quel manipolo d'eroi; e vinsero di fatto, tanto fu il loro coraggio accoppiato al valore: quantunque soprafatti dal numero, si gettavano sugli avversari e lottando corpo a corpo come leoni, riportavano sempre la palma della vittoria. Ma torniamo alla prima sera. Finito ch'ebbero di spiegare di che si trattasse, se n'andarono e ci diedero parola che la nostra casa, per quella notte, finchè fossero essi di fazione, non sarebbe più stata molestata.
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