AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu |
5) Il conforto della preghiera
Ma, un paio d'ore più tardi, ricominciarono a fischiar le palle e quella notte stessa avemmo una donna ferita. Io passai quella prima notte e tutte le susseguenti su una specie di letto, cioè seduta su una poltrona e una sedia per tenere le gambe orizzontali. Quando sedetti, mia figlia mi disse: Mi baciò e vedo ancora i suoi grandi occhi profondi e tristi. In quanto a me, non posso dire d'aver avuto paura, ma invece temevo per lei. Era tanto il pericolo che paralizzava qualunque emozione; e le risposi: Lucia, fa conto ch'io non ci sia e non temere per me; siamo nelle mani di Dio. Ebbene, - dissemi - tu che preghi sempre, prega" ora, che ne abbiamo proprio bisogno. Mi distesi e pregai. Se pregassi con fervore, ognuno potrà immaginarlo. Piena di fede, d'una fede semplice, quasi primitiva, innalzai la mia mente a Dio, al Dio Padre onnipotente e giusto, supplicandolo di risparmiarci e di proteggerci in tanta iattura; e con animo sincero aggiunsi: Dio grande, si compia la tua volontà. Finita la preghiera caddi in un sonno profondo e tranquillo, che non fu turbato nè dalle fucilate, nè dalle grida dei poveri feriti che si dibattevano morenti tra la neve ed il ghiaccio, condannati a dolorosissima fine se non dalle ferite, ma certo dal gelo. Il termometro segnava a Natale da
Quattro o cinque persone caddero ammalate; erano febbricitanti e domandavano acqua; ma esaurita la piccola provvista che c'era in casa, nessuno osava andare sino al fiume per attingerne. C'erano anche otto uomini, tra noi; ma essi dissero che avrebbero preferito morir di fame e di sete, piuttosto che affrontare il pericolo della battaglia. Fu mia figlia che, sfidando ogni cosa andò sino al fiume e ci portò una secchia, ch'ella stessa» divise distribuendone a ciascuno la piccolissima quantità, che gli potè fornire. |