AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO

Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu

 
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5) Il conforto della preghiera

 

Ma, un paio d'ore più tardi, ricominciarono a fischiar le palle e quella notte stessa avemmo una donna ferita. Io passai quella prima notte e tutte le susseguenti su una specie di letto, cioè seduta su una poltrona e una sedia per tenere le gambe orizzontali. Quando sedetti, mia figlia mi disse:
Guarda, so bene che hai paura e forse ai un po' di ragione; ma pianti e gemiti, come fanno le altre, sono inutili; ho bisogno di tutto il mio sangue freddo, per scongiurare quanto più sia possibile il pericolo che ci minaccia, e... coraggio mamma. Se anche mi toccasse una disgrazia, procura di ritornare in Italia e conforta il babbo.

Mi baciò e vedo ancora i suoi grandi occhi profondi e tristi. In quanto a me, non posso dire d'aver avuto paura, ma invece temevo per lei. Era tanto il pericolo che paralizzava qualunque emozione; e le risposi: Lucia, fa conto ch'io non ci sia e non temere per me; siamo nelle mani di Dio.

Ebbene, - dissemi - tu che preghi sempre, prega" ora, che ne abbiamo proprio bisogno.

Mi distesi e pregai. Se pregassi con fervore, ognuno potrà immaginarlo. Piena di fede, d'una fede semplice, quasi primitiva, innalzai la mia mente a Dio, al Dio Padre onnipotente e giusto, supplicandolo di risparmiarci e di proteggerci in tanta iattura; e con animo sincero aggiunsi: Dio grande, si compia la tua volontà.

Finita la preghiera caddi in un sonno profondo e tranquillo, che non fu turbato nè dalle fucilate, nè dalle grida dei poveri feriti che si dibattevano morenti tra la neve ed il ghiaccio, condannati a dolorosissima fine se non dalle ferite, ma certo dal gelo.

Il termometro segnava a Natale da 48 a 54 gradi sotto zero!
Erano le 8 del mattino, quando mi svegliai. La colazione consistette di pochissimo pane ed un pezzetto di salame.
Come furono lunghi, interminabili, quei nove giorni e nove notti che ho passato quasi senza cibo e con pochissima acqua.

 

Quattro o cinque persone caddero ammalate; erano febbricitanti e domandavano acqua; ma esaurita la piccola provvista che c'era in casa, nessuno osava andare sino al fiume per attingerne. C'erano anche otto uomini, tra noi; ma essi dissero che avrebbero preferito morir di fame e di sete, piuttosto che affrontare il pericolo della battaglia. Fu mia figlia che, sfidando ogni cosa andò sino al fiume e ci portò una secchia, ch'ella stessa» divise distribuendone a ciascuno la piccolissima quantità, che gli potè fornire.
La seconda notte incominciarono gl'incendi. La situazione diventava angosciosa. Mia figlia annunzia, che in tre punti differenti della città bruciano le case; l'impressione è orrenda; se incendiano la nostra, dove si va? Come salvarci?

 

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