AUTOCRAZIA, LIBERTA' E BOLSCEVISMO Rina di Brazza - Savorgnan- Cergneu |
7) La città in rovine
Venne l'indomani e verso le 9 del mattino si concluse l' armistizio, Alle 9 del giorno seguente o si firmava la pace o si sarebbero riprese le ostilità; ma tutta la città riempì le contrade e tutta la popolazione indignata e minacciosa domandava la pace immediata. Non c'era famiglia quasi che non fosse stata colpita da una qualche grave disgrazia e talune di esse contava due e tre morti! La vista della povera città, era raccapricciante, Le strade ingombre di cadaveri in atteggiamenti strani, orrendi, Uno stava ritto, contro un palo telegrafico al quale pareva strettamente abbracciato, mentre la sua faccia esprimeva ancora la disperazione: dissanguato per le ferite, era gelato come un tronco. Altri sembravano vivi, seduti od appoggiati a qualche muro o ad un troncone di palo telegrafico, come persone stanche le quali riposassero... La strada Grande era stata la più colpita. Dopo svaligiate tutte le case tutti i ricchi negozi di gioiellerie ed altri (e ciò durante i giorni della battaglia), si erano bombardate le case senza veruna pietà, cosi che non ne rimaneva una sola la quale non fosse sventrata; e il terreno, oltrechè di cadaveri umani e di carogne d'animali cavalli, cani, gatti e financo uccelletti - era tutta ingombra di macerie, di vetri infranti, di pali spezzati e di grovigli, inestricabili di fili elettrici. E molte altre strade erano parimenti distrutte, nella guerra fratricida che, secondo il bolscevismo, avrebbe dovuto segnare l'ora della civiltà, della vera fratellanza, dell'eguaglianza. |