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4.2.3 La Repubblica Cisalpina.

Costituzione della Repubblica Cisalpina nel luglio 1797, il suo territorio comprende la Lombardia austriaca, e le province di Reggio, Modena, Ferrara e Bologna. L’invasione delle truppe francesi segna l’avvio di una fase di crisi del sistema scolastico, dovuto alla difficoltà da parte delle comunità a trovare i fondi per mantenere le proprie scuole. Strette tra le contribuzioni di guerra, la privatizzazione dei beni nazionali e la cessione dei locali scolastici per ospitare i militari, le comunità si vedono costrette a sospendere l’attività scolastica. Nello stesso momento, il vivace dibattito sui valori democratici portato in Italia dalla rivoluzione si apre a un confronto anche sulla scuola. Gli atteggiamenti di fondo che animano il dibattito, si possono riconoscere alternativamente in quello riconducibile all’area giacobina, che crede in una istruzione libera e aperta a tutti, strumento di diffusione dei valori di democrazia e merito, e quello dell’ala moderata, propensa alla diffusione graduale dei lumi nella società, e sostenitrice della priorità dell’azione dello Stato nell’istruzione media e superiore. Espressione diretta delle istanze di rinnovamento provenienti dai gruppi moderati, è il progetto presentato al Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina nel luglio 1798 da Lorenzo Mascheroni, il quale prevedeva di lasciare a carico dei comuni le scuole “primitive”, e di favorire l’istruzione ginnasiale e universitaria, ritenuta a carico erariale, rinnovandone i contenuti culturali, nella direzione di un maggiore spazio dato alle discipline scientifiche a spese del latino, considerato strumento di restrizione elitaria della cultura. Il Piano suddivide le scuole in primitive (della durata di 2 anni, presenti in ogni parrocchia a spese dei Comuni, gratuite e obbligatorie), intermedie (secondarie di primo grado da istituire in ogni dipartimento), centrali (secondarie di secondo grado nei capoluoghi di dipartimento), di approvazione (università da istituire a Bologna e Pavia). Per le scuole primitive è previsto l’insegnamento del leggere e dello scrivere e i principi di aritmetica, leggi dello stato per i maschi ed economia domestica per le femmine, studio del catechismo dei diritti e doveri del cittadino, elementi di agraria, scienze fisiche e naturali. I libri di testo da adottare sono un abbecedario repubblicano, un libro di calligrafia, uno di aritmetica, la costituzione della repubblica, due catechismi rivoluzionari[1]. Sono un chiaro tentativo di rivolgimento radicale del sistema austriaco, ma questo e gli altri progetti di riforma scolastica elaborati durante la Cisalpina vanno inevitabilmente incontro al naufragio, visto che le risorse statali sono tutte assorbite dalle spese militari. Solo la stabilità politica portata dalla proclamazione della Repubblica italiana permetterà al governo di occuparsi della scuola.


[1] Genovesi , Storia della scuola in Italia, pp.28-30.