Questa volta parlo io Capitolo 1 |
1) La nascita Incomincio col presentarmi: mi chiamo “Manuale del Parrocchiano di Buja”, e ho visto la luce nel 1876, esattamente 134 anni fa (i miei anni li dimostro tutti), nella tipografia dell’Oratorio di San Francesco di Sales a Torino. I miei fratelli di stampa, sparsi in giro per Buja, penso siano ormai pochissimi. A scrivermi è stato proprio il Pievano di Buja monsignor Pietro Venier, nato a Gradisca di Sedegliano il 10 maggio 1830. Nel 1858 don Venier giunse a Buja come Cooperatore del pievano Tommaso Bonetti, in seguito fu trasferito ad Udine per poi, nel 1864, essere richiamato a succedergli. Resse la Pieve fino al 7 giugno 1902, giorno della sua morte. Io sono solo una delle piccole cose da lui realizzate. Per darvi un’ idea dell’uomo, vi racconto due episodi. Il primo riguarda un ultimo giorno di carnevale di oltre un secolo fa, quando, nonostante i divieti e le raccomandazioni del mio autore, i bujesi festeggiarono ballando sui breârs (tavolacci) per tutta la notte. Il giorno dopo, alla Messa del mercoledì delle Ceneri, mons. Venier, che da sempre era contrarissimo ai balli, salì sul pulpito e, dopo essersi soffiato il naso come solitamente faceva, incominciò dall’alto a fulminare con lo sguardo i fedeli presenti girando con la massima calma la testa da destra a sinistra e dando ad ognuno dei fedeli l’impressione di essere stato scorto. Quindi cominciò una predica, rimasta memorabile, composta di sole sette parole: «Mi vergogni di jessi el vuestri Plevàn» (mi vergogno di essere il vostro Pievano.) e ritornò all’altare a proseguire la funzione religiosa. Questa predica rimane, fino a prova contraria, la più chiara e concisa che si ricordi dalla notte dei tempi. Ecco, invece, quanto successe il giorno del suo insediamento. «Presso l’attuale Tabeacco, sul rio Corgnul, privo di ponte, per i pedoni era gettato un legno fra le due sponde mentre i carriaggi passavano al guado: arrivato al ponticiattolo, il Venier, lo trovò occupato da due sacerdoti, i quali fronteggiandosi e apparentemente interessati ad una discussione impegnativa, fingevano di ignorare la sua presenza: il Pievano attende che gli diano il passo, il suo accompagnatore manda qualche colpo di tosse, ma inutilmente; ed allora, egli deciso entra nell’acqua e passa…». (1) Io, naturalmente, ho potuto venire alla luce solo dopo aver ottenuto l’approvazione alla stampa l’11 settembre 1875 dall’Arcivescovo di Udine. Sono stato rilegato molto bene, con cuciture fatte a regola d’arte e copertina in cartone di buono spessore, non appartengo certo alla categoria dei libri incollati di oggi a cui, se li aprite troppo, si staccano le pagine. Lo spirito con cui sono stato scritto era quello di divulgare a tutti ciò che era importante e utile sapere ad ogni buon cattolico, come sosteneva mons. Venier: bisognava che io fossi tenuto sempre fra le mani per promuovere il bene e insegnare ad assistere con attenzione e profitto alle sacre funzioni. Qualcuno si chiederà: come mai al Monsignore venne in mente di scrivere un libro per il popolo che non sapeva nè leggere nè scrivere? Solo l’anno dopo, infatti, nel 1877 l’Italia rese la scuola elementare obbligatoria! In realtà dovete sapere che in Friuli l’analfabetismo era molto meno diffuso che nel resto dell’Italia; la scuola obbligatoria l’aveva imposta Maria Teresa d’Austria cento anni prima, nel 1776 e l’insegnamento veniva impartito nelle lingue locali. Ricordo ancora bene gli anni che seguirono l’Unità d’Italia: allora, il bujese Andrea Casasola era Arcivescovo di Udine dal 1854 e, se non si può dire che fosse un “filoaustriaco”, di certo non era pro-Savoia e all’arrivo degli italiani ebbe i suoi problemi. Chissà, forse pensava fosse meglio cantare un Miserere piuttosto che un Tedeum!… . Fatto sta che il Palazzo Arcivescovile fu assaltato ed il Vescovo, benchè sbeffeggiato, non abbandonò il suo posto e rimase per un anno intero rinchiuso in volontario esilio. Il “Cittadino Italiano”, quotidiano cattolico che si stampava a Udine non mancò di ricordare con parole di fuoco, qualche anno dopo, alla classe dirigente del tempo la «...rara bravura di scorticarci vivi con mille maniere di tasse e accrescere in pari tempo sempre più il deficit … L’Italia divisa pagava meno di quel che paga l’Italia una ed indivisibile: oggi l’Italia paga il doppio ed ha dieci miliardi di debiti. Dove ricercare l’origine delle cause?…....» (2) Nelle mie prime pagine riporto uno dei primi, se non il primo organico Cenno Storico che riguarda Buja, le pagine seguenti continuano con le Chiese di Buja, la serie cronologica dei Pievani e Vicari, la tabella temporaria delle feste e delle Pasque dall’anno 1876 al 2300; non solo, ma spiego anche come trovare la data della stessa in perpetuo, tutte notizie e fatti cui hanno poi attinto tanti bujesi. Solo a pagina 71 inizio con le Orazioni per il mattino e per la sera. Sono stato acquistato da Vincenzo Giordani (1820-1892) più conosciuto a Buja come el Mago Bide (il Mago Bide). Ricordo ancora, sebbene fossi ancora giovanissimo, quel viso con una barbetta a corona che lo faceva assomigliare a San Samuele - così almeno scrisse Maria Forte; quegli occhi furbi che mi guardavano con curiosità e rispetto e cercavano spesso, dopo le orazioni, nelle mie ultime pagine, tra le Raccomandazioni del buon comportamento dei cristiani, la sicurezza, visto che era un Mago, di stare sempre e comunque dentro il “seminato”. Erano anni duri quelli: incominciava a nascere il fiume dell’emigrazione definitiva verso le Americhe, mentre quella stagionale, verso l’Austria e la Germania, era già un mare composto anche da donne e bambini. Il mio padrone aveva iniziato per caso quel mestiere di guaritore-erborista che lo aveva fatto conoscere ben oltre i confini comunali, dava consigli soprattutto su come curare certe ferite usando prodotti naturali. La sua intelligenza e la curiosità di approfondire le conoscenze riguardo le proprietà delle erbe erano state poi rafforzate dalla lettura di testi messi a sua disposizione dai Pievani Bonetti e Venier e da quello di Vendoglio. Alcuni casi risolti brillantemente avevano sparso la voce che ci fosse un guaritore eccezionale a Buja, infatti non passava giorno senza che nuovi pazienti venissero a bussare alla porta della sua casa te Androne di Miòt , così infatti, era chiamato il vicolo chiuso dove sorgeva, a Ursinins Piccolo, la sua abitazione che da lui era stata esternamente affrescata con motivi religiosi. Una piccola stanza fungeva da sala d’aspetto dove la moglie andava ad accogliere i clienti dicendo loro che avrebbero dovuto attendere in quanto il Mago era impegnatissimo. Il suo compito era farli parlare a lungo dei loro malanni e dei loro problemi, mentre “qualcuno” nascosto dietro una pesante tenda ascoltava.... Dopo aver fatto un ulteriore anticamera, venivano fatti entrare in una stanza attigua, dove il Mago dava loro la certezza di conoscere a fondo i loro problemi e soprattutto come dovevano essere risolti. In questi casi io venivo lasciato da parte, sullo scaffale. Il mio padrone preferiva prendere fra le mani libri voluminosi, che facessero colpo sui clienti, dai quali dopo qualche attimo in cui sembrava che si concentrasse nella lettura, incominciava a leggere con voce lenta e suadente, sillabando bene le parole: «Mâl malin, mâl mazuc, mâl madron.... mâl gnervin..... mâl dal butaz... mâl dal sucar... mâl de piere... mâl de scimìe... mâl de lupe... mâl dal zâl... mâl de urtìe... mâl dal scurubus... mâl di San Valantin ... fuc di Sant Antoni...» (3) Il mio primo proprietario è anche autore di un diario che raccoglie informazioni di ogni tipo: ricette con le erbe, notizie mediche, preghiere, invocazioni e, cosa importantissima, ben oltre 100 sogni, scritti di sua mano con cura e precisione, che coprono un arco di circa 40 anni (1840-1882), tanto da diventare, un secolo dopo, anche oggetto di studi universitari. Gli amministratori del tempo invece non avevano per nulla una buona opinione di Vincenzo Giordani, anzi! Da pochi mesi Buja ed il Friuli erano diventati “Italiani”, quando al Prefetto giunse una missiva a firma del Sindaco di Buja (Barnaba Pietro) che riguardava il mio proprietario, c’era scritto “sa leggere e poco scrivere”, e veniva accusato di esercitare abusivamente la professione medica circuendo “... gli idioti o sciocchi che ricorrono a lui ordinariamente con indicazioni poco più precise di una bottiglia di urina...”, Veniva sospettato anche di essere complice della banda di falsari che in quei tempi a Buja era molto attiva, ma io so in realtà cos’era a dare gran fastidio ai “sorestans”! (autorità) Il mio padrone non nascondeva affatto le sue simpatie filo-austriache, era sempre stato in prima fila alle funzioni religiose che festeggiavano l’onomastico dell’imperatore asburgico ma “non credette suo decoro intervenire alle funzioni né del plebiscito, nè del 14 marzo….”. (onomastico di Vittorio Emanuele II) e “sparlando senza alcun riguardo… nelle osterie ed esercizi contro il Governo Italiano e contro il Partito Liberale… si era associato ai reazionari più spigliati ed al partito Clericale”. Senza un briciolo di prove il Sindaco, (colui che accusava gli altri di essere “reazionari”) insinuò anche che era sicuramente il mio padrone l’autore di un cartello denigratorio fatto trovare in un cortile, arrivando al punto di consigliare al Prefetto che “...sarebbe buona cosa di troncare una volta le gambe a sifatto provocatore iniquo e dannoso quand’anche si dovesse ricorrere a mezzi eccezionali… si teme il sinistro effetto che produce nel pubblico una tale condotta se tollerata ...”. Da parte mia posso solo dire che sapeva leggere e scrivere meglio del suo detrattore e, se era così anti-italiano, sicuramente aveva le sue sacrosante ragioni. Era sì o nò un “Mago....” e quindi aveva senz’altro previsto l’aumento delle tasse che i nuovi padroni avrebbero portato… e che negli efficienti servizi pubblici austroungarici avrebbe di lì a poco messo salde ed eterne radici il famigerato U.C.A.S. (Ufficio Complicazioni Affari Semplici). E in quanto ai suoi metodi di guaritore, bè… non è oggi prassi medica comune, partire dagli esami clinici e quindi dal controllo delle urine???? (4) |