di Domenico Zannier
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Ormai la «Stele di Nadâl» ha fatto il suo giro, per cui la replica del «Pronostic 2000» del Belandant non reca disturbo alcuno. A dire la verità non si tratta di replica, ma della versione originale come grafia e lingua del pronostico stesso. Collaboro alla stesura dell'almanacco delle Arti Grafiche da molti anni. Scrivo il pronostico con lo pseudonimo di Belandant dal 1985. Sono sempre stato rispettato fino a quest'anno, quando si è voluto manipolare la grafia del mio testo, senza neppure un preavviso, per adeguarla sia pure parzialmente alla cosiddetta "koinè" dell'Osservatorio Linguistico Friulano, figlio spurio e solito carrozzone regionale, un ESA o un ERSA della lingua e della cultura friulana. Ci sono di mezzo i soldi dei contributi. O scrivi come Lamuela, Ceschia e soci, se no niente soldi. Ho atteso di pubblicare per anni e ho stampato con coraggio e sacrificio, ma ho voluto sempre mantenere l'indipendenza delle mie scelte culturali e linguistiche. Non sono stato favorito da Enti e Politici e tantomeno da certe leggi, nate per discriminare più che per aiutare la cultura degli uomini liberi. A chi legge superficialmente le due versioni del Pronostico possono sfuggire certe distinzioni. E tuttavia adoperare la q o non adoperarla ha un suo significato. Distinguere tra pronome, congiunzione, preposizione, genere pronominale e suo caso nella scrittura è fondamentale. Nemmeno si capisce perché la J possa stare inizialmente e non in corpo di parola in identica situazione consonantica. L'intervento, da me operato sulla grafia provvisoria di Giuseppe Marchetti, aveva un senso poiché adottavo soluzioni che Marchetti prevedeva e che tutti possono leggere sui suoi lineamenti di grammatica friulana. I segni diacritici o «pipe» della Scuola Linguistica di Praga, adottati anche dall'Atlante Linguistico Italiano, precisano una pronuncia sicura o almeno altamente probabile. La grafia che ci viene imposta (non proposta) non precisa nulla e lascia insoluti molti problemi. Ridicolo poi che ci venga indicato il nesso sh, anglosassone, per dare la pronuncia della s palatale. Con la cultura slava abbiamo un contatto di circa 1300 anni, (con la cultura germanica 1500 a partire da Goti e Longobardi), con la cultura inglese e americana pochi decenni. E del resto i popoli slavi mitteleuropei, Sloveni compresi, hanno adottato la grafia del Prof. Hasek nel 1800. È completamente errato affermare che abbiamo copiato dallo sloveno. E perché no dal ceco, dallo slovacco, dal croato, dalla resa alfabetica latina del La Scuola Inglese ne ha esperimentati altri, non comunemente alfabetizzabili. Osservazioni a parte, io ho sempre rispettato gli scritti altrui. Devo aggiungere che mi sono state persino cambiate le forme di alcune parole, come se la mia scelta fosse dovuta all'ignoranza delle altre forme, considerate da questi pseudo correttori migliori. Anche se si tratta di un filone popolare, è una vergogna. Vorrei che coloro che conoscono la mia produzione letteraria, gratificata tra l'altro da una candidatura al Nobel, sappiano che non sono un voltagabbana e che rimango coerentemente fedele alle soluzioni grafiche testuali, che ho scelto con ponderatezza e logicità, tenendo sempre presente che la realtà effettuale, anche linguistica, è compromissoria e non sempre inquadrarle in parametri geometrici e matematici. La vita è la vita. Mi dispiace che pure la Gemma Nodale Chiapolino, una delle voci più nobili della Carnia e dell'intera Regione, sia stata anch'essa «normalizzata». Mi domando se sono davanti alla cultura o alla maleducazione e alla sopraffazione. E questo il Friuli di domani? E la gente di buon senso dov'era e dov'è? Che poi ci sia di mezzo anche un certo rampante mondo ecclesiastico o ecclesiale locale mi causa profonda amarezza. Il rispetto della persona umana comprende anche il suo esprimersi e il suo operare. Sta il fatto che arroganza e prevaricazione da parte di certi operatori culturali friulani stanno causando danni non ancora quantificabili. La falsificazione storica in atto (diversi epigoni di certe svolte non hanno un minimo di preparazione filologica e letteraria e soprattutto di storia della cultura) ci può presentare persino Pietro Zorutti, morto nel 1867, in veste «normalizzata». Nell'Ottocento dunque Siôr Pieri avrebbe già assimilato profeticamente i moduli del 2000! Una lingua è anche la sua storia, che va rispettata. Lo stesso accade per tanti autori del passato. Si deve inoltre distinguere tra la lingua della creazione artistica e quella della burocrazia istituzionale e politica. La stessa scelta degli autori meritevoli non può venire affidata a un gruppo a tendenza unica, a una griglia di presunte teste d'uovo. Giudizi e consigli, non vincolanti, sono sempre utili. Se la cultura friulana del 2000 non sarà libera è meglio che parole come tutela e giustizia vengano messe in naftalina per amore di sincerità e di onestà. |