di Paolo Centioni | |
State acoltando Paolo Centioni mentre presenta una vernice a Buja (fine anni '80)
Fervevano i lavori nell'estate dell'80 tra le terre di Buja, Majano, Gemona, Osoppo, Artegna. Un cantiere sconfinato ove il turista occasionale s'addentrava come in luogo turrito, cuspidato da innumerevoli gru, impalcature, tralicci ed entro il quale il brulicare delle occupazioni pareva svolgersi in un misto di umori (e rumori) e di rituale compostezza ed operosità. Oggi che i luoghi sono stati riedificati e la vita ha ripreso a pulsare tra le nuove architetture di Ma torniamo a quanto accennato pocanzi riguardo al lavoro, alla mano che plasma, struttura, conforma, mutuando pulsioni e concetti nel corso specifico di una materia che diviene così manufatto, sofisticato strumento, opera d'arte. Ed è appunto l'arte contenuto delle brevi note che seguiranno. Nel volgere del Novecento la comunità bujese ha dato i natali ad un gran numero di autori tra medaglisti, pittori, scultori; alcuni assurti alla notorietà come i Giampaoli, i Monassi, Renato Calligaro, Enrico Ursella ed altri meno divulgati ma fervidamente impegnati nell'ambito della ricerca contemporanea tra i quali ricordiamo Bruno Aita, Pietro Galina, Federico Vezzio, Dree Molinaro; scultore, quest'ultimo (da tempo residente in Liguria), cui l'Associazione "Chei di Ursinins Pizzul" dedica una mostra che sarà allestita - unitamente alle opere dell'artista bresciano Vittorio Piotti presso la sede del Centro Anziani. Sebbene accomunati dall'impiego di un materiale "forte" quale il ferro, Molinaro e Piotti divergono già nella fase operativa, in quanto il primo procede per aggregazione, apportando cioè colate di materia - nel contempo lavorata con l'arco voltaico - all'oggetto delle sue indagini, l'altro, invece, elabora i propri soggetti in forma "compiuta", conferendo loro una percettiva gravita. Pertanto lo slancio e la leggerezza fruibili nel repertorio dell'autore bujese si contrappongono ai più ponderosi lavori dello scultore lombardo. Ciononostante, la differenza sostanziale si rileva, a mio avviso, nelle modalità espressive delle due proposte, nel senso che Molinaro risulta più prosaico, più incline ad evidenziare quegli aspetti pulsionali e dinamici dell'esistenza non disgiunti dal pathos e dall'esaustiva vitalità; di contro, il linguaggio del Piotti ci appare introspettivo ed intimistico, ovvero un cadenzato, "tacito" fabulare la natura e gli accadimenti. |