Questa volta parlo io Capitolo 10 |
10) La scoperta La moglie del mio proprietario, una sera, mentre mi sfogliava e leggeva un po’ qua e un po’ là, si accorse che sul retro della copertina c’erano delle scritte a matita. Cominciò a leggere ad alta voce, lentamente. “Oggi 1mo dell’anno 1900 sfida i rigori più tensi del freddo in una lugubre e lorda baracca Giordani Luigi in conpagnia di altri 13 Friulani stando sempre allegri in aspettativa di un avenire prospero e lucroso. Stà quindi à Dio il affretarcelo quale noi tutti gli rendiamo unito i ringraziamenti, anche il quore. Massavoja - Siberia”. Non poteva credere ai suoi occhi e chiamò subito suo marito par fagli vedere quella incredibile scoperta. Entrambi avevano letto da poco il bellissimo romanzo di Carlo Sgorlon La conchiglia di Anataj (19) che raccontava le vicende di un gruppo di friulani impegnati nella costruzione della Transiberiana. Fu per questo che quella scritta destò in loro una gran curiosità ed il desiderio di approfondire la mia storia. Ora sì che mi guardavano con occhi diversi, mi giravano e rigiravano tra le mani come se volessero scoprire tutti i segreti e tutte le storie che avevo vissuto. Celso parlò subito della scoperta con l’amico Egidio Tessaro che mi chiese in prestito, per fotografarmi. Fui ospite di Egidio che abitava in una casa nell’Androne di Miòt (Vicolo di Miòt) dove rimasi finchè arrivò una giornata grigia, dalla luce omogenea, quel giorno decise di passare all’azione. Tanti piccoli particolari mi fecero subito capire che mi trovavo nelle mani di uno che sapeva il fatto suo. Da parte mia cercai di assecondarlo nelle pose, cercando di offrirgli sempre il mio lato migliore, intuivo che tutte le sue attenzioni erano il preludio a qualcosa di importante. In tanti anni nel vicolo erano cambiate molte cose, capii che l’abitazione di Egidio era posta proprio di fronte alla casa che mi aveva ospitato nei miei primi anni di vita. Guardando dalla finestra, inutilmente cercavo di scorgere gli affreschi ai muri che l’avevano resa così particolare e conosciuta. Ci rimasi male quando alcuni colleghi della libreria di Egidio mi informarono che tutto era andato perduto: da alcuni decenni, la casa era stata venduta e ristrutturata, l’unica cosa che ricordava il passato era la Madone de uve (Madonna dell’uva) posta di fronte all’ingresso del vicolo. Creata prima della mia nascita, tuttora rimane al suo posto, assieme a quella di Avilla, a testimoniare alle future generazioni le doti artistiche e la fede del mio primo proprietario Vincenzo Giordani, el mago Bide. La libreria di Egidio, oltre a migliaia di foto, conteneva decine e decine di spartiti musicali di Opere, Messe cantate e Villotte che suo padre Elio, aveva studiato e suonato con l’organo in Duomo o accompagnando la Corale di Buja. Ora che si era gravemente ammalato e non poteva consultarli si sentivano inutili così, sapendomi di passaggio, la sera si consolavano solfeggiandomi le loro note. Venne il giorno che a malincuore dovetti lasciare questi nuovi amici, era il 1985 e le cose stavano cambiando: ero osservato, ammirato da tante persone, insomma ero diventato qualcuno. Qualche mese più avanti ebbi l’onore di fare il giro del Friuli con una foto di Egidio pubblicata sulla Vita Cattolica il 22 febbraio 1985, in seguito la mia immagine venne stampata a Buja sul Bollettino Parrocchiale: era la Pasqua del 1986. Sempre nello stesso anno, precisamente ad ottobre, ebbi l’onore, per la prima volta, di essere citato e vedermi stampato nel libro dal titolo: Cent’anni di lavoro friulano in Russia di Alessandro Ivanov. (36) Negli anni che seguirono successe quello che mi aspettavo da tanto tempo; nel 1989 con il crollo del muro di Berlino, iniziò lo sgretolamento, per implosione, di uno Stato e di un regime che aveva tanto amato i diseredati al punto di riuscire a crearne a migliaia in tutto il mondo. Una delle poche cose dove sicuramente aveva ottenuto un largo successo era purtroppo la condivisione della miseria: vi prego di perdonare questo sfogo, ma… io li ho conosciuti...! Egidio aveva informato Livia Giordani, che porta lo stesso cognome di Luigi, della scoperta e lei iniziò le ricerche su questo lontanissimo parente coinvolgendo anche il fratello Adriano che abitava a Roma. Attraverso un fortunato incontro con una nobildonna friulana, Livia ottenne una copia del libro di cui vi ho già parlato, Autocrazia, Libertà e Bolscevismo (20) edito nel 1920 ormai introvabile e dimenticato, venne inoltre informata che tutti gli incartamenti della contessa erano stati donati all’Archivio di Stato di Roma. Dall’archivio del Tribunale di Tolmezzo, che conserva copia dei registri comunali anche riguardanti gli atti di morte e loro allegati, Livia riportò alla luce la lettera inviata dal comandante della nave Texas Maru attestante la morte di Luigi durante la traversata dell’Oceano Indiano. La comunicazione del decesso di Luigi Giordani era stata trascritta nell’anno 1920 da Celestino Miani, ufficiale dello Stato Civile che inserì anche la copia autentica dell’atto di morte, ricevuta dal Comandante del piroscafo Texas Maru, nel volume degli allegati. Adriano invece iniziò le sue ricerche prima all’Archivio di Stato di Roma, e poi passò a rovistare nell’Archivio del Ministero degli Esteri. Dopo aver perso diversi giorni a consultare una enorme quantità di cartelle e faldoni, riuscì a riportare alla luce alcuni scritti, riguardanti i nostri emigranti in Siberia in quel periodo, da alcune raccolte di rapporti editi dal Ministero degli Affari Esteri nel 1906, dal titolo Emigrazione e Colonie e Bollettino dell’Emigrazione. (37) (38) Nel frattempo una copia della Vita Cattolica con la mia foto, giungeva in Francia, ad un abbonato di nome Romano Rodaro abitante a Cormeilles en Parisis, nei sobborghi di Parigi, francese di nascita, ma con i genitori friulani. Romano, vista la mia foto e letta la didascalia, capì di essere un parente acquisito, anche se alla lontana, di Luigi Giordani ed un giorno, dopo essersi informato riguardo la provenienza della foto, venne a Buja e si recò in canonica chiedendo informazioni a monsignor Bressani che lo indirizzò a dovere. Fu così che Egidio vide entrare un giorno nel suo studio questo signore che, dopo essersi presentato gli chiese se avesse notizie riguardo la foto pubblicata, e da quel momento incominciarono anche le sue ricerche. Voleva, fra le tante cose, conoscere dove si trovasse Massavoja in Siberia, il luogo citato sulla mia copertina. La ricerca lo portò in diverse biblioteche e archivi, in Italia, a Parigi, persino ai Loyds di Londra, dove consultò vecchie carte geografiche. Sfogliò tutti i libri che gli passavano per mano che riguardassero la costruzione della ferrovia Transiberiana, recandosi persino all’Ambasciata Sovietica a Parigi. |