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Questa volta parlo io

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9) L’ultimo proprietario

Debbo dire che la nuova sistemazione era molto peggiore della precedente, mi venne il sospetto di essere caduto dalla padella nella brace.

Mi trovavo stretto a forza tra libri sconosciuti, con poca aria e molta polvere in una cantina buia, dove rimasi per circa tre anni, il tempo necessario al mio nuovo proprietario per ricostruire la casa e sposarsi.

Furono tre anni strazianti: Celso era infatti un accanito lettore di alcuni filosofi illuministi in particolare Bertrand Russell di cui possedeva tutte le pubblicazioni.

Mi trovai vicino, ma fortunatamente non a contatto, con un volume dal titolo Perchè non sono Cristiano (34) che, vi giuro, fu un vero supplizio, con le sue osservazioni, la sua logica da saputello, il suo illuminismo da strapazzo. Se io e i miei vecchi amici cercavamo di chiacchierare fra noi, venivamo subito tacitati da decine di voci al motto di «Zitti oscurantisti!»

Alle volte, per non lasciarmi sopraffare dalla noia, cercavo comunque di intavolare una discussione con questi nuovi libri. Provai diverse volte, ad esempio, a spiegare loro che, nonostante fossero passati millenni, l’uomo in fondo è sempre uguale, convivono in lui allo stesso tempo genialità e bestialità e per portare a galla quest’ultima, basta solamente saper premere i tasti giusti.

Li invitavo a riflettere riguardo agli uomini che pensano di essere foglie libere, credono di riuscire a vivere senza albero e radici, liberi, senza Dio e senza padroni.

Alla fine quasi sempre finiscono per andare a cercarseli e trovarli in qualcos’altro.

Mi tornava vagamente in mente quanto mi aveva raccontato un libro scritto, mi pare da Dostoievski in cui un personaggio, folgorato dalla luce della ragione dopo aver spento i ceri dalla sua cappella tolse tutte le immagini sacre per sostituirle con gli scritti di alcuni filosofi atei e alla fine aveva riacceso, devotamente, tutti i ceri.

Ben presto mi accorsi che queste discussioni erano tempo sprecato.

Diciamolo subito, ero molto preoccupato per il mio futuro, era evidente che un tipo che leggeva quei libracci, fosse uno che aveva perso la tramontana e che in chiesa non metteva piede.

Il tempo passò, finchè un giorno, riportati in casa, fummo tutti sistemati in una comoda libreria: noi vecchietti avevamo uno scaffale centrale tutto per noi, un altro era tutto per loro, ma in basso dove si mettono i libri che non fanno bella figura, libriccini incollati..., finalmente sani e lontani!

Al calduccio era un altro vivere, ogni tanto venivo anche preso in mano, mostrato agli amici e consultato nella parte storica. Sfogliandomi un giorno Celso scoprì la parte finale dove erano state inserite diverse raccomandazioni sotto il titolo

“MOLTE PREDICHE in brevi sentenze”. Lo vidi incominciare a leggere gli:

 

 Obblighi del marito

1. Amare la moglie, come Cristo la Chiesa.

2. Rispettarla, come sua compagna.

3. Dirigerla, come sua inferiore.

4. Vegliare sovr’essa, come suo custode.

5. Mantenerla con decenza.

6. Soffrirla con pazienza.

7. Aiutarla con carità.

8. Correggerla con amorevolezza.

9. Esortarla al bene colle parole, e precederla coll’esempio.

 

 Obblighi della moglie

1. Amare il marito.

2. Rispettarlo, come suo capo.

3. Ubbidirlo, come suo superiore.

4. Servirlo, come suo signore.

5. Ammonirlo con gran riverenza.

6. Rispondergli con gran mansuetudine.

7. Tacere quando lo vede alterato.

8. Sopportarne i diffetti con pazienza.

9. Schivar di trattare con altri uomini.

10. Educare cristianamente i figliuoli.

11. Governare economicamente la casa,

12. Essere sottomessa ai suoceri.

13. Umile colle cognate.

14. Discreta con tutti della famiglia.

 

 Notai subito che la lettura di questi consigli lo mettevano immediatamente di buon umore, ma cominciai ad offendermi quando l’allegria si trasformava in grasse risate e soprattutto quando pretendeva scherzosamente che la moglie lo trattasse come un suo superiore usando riverenza e mansuetudine.

Avevo da poco superato i cent’anni e, per il rispetto che si deve portare agli anziani, pretendevo di essere trattato per quello che ero sempre stato, un libro di orazioni, non certo umoristico! Da una persona che speravo intelligente, pretendevo inoltre di essere letto, capito e inserito nel contesto storico-sociale in cui ero stato scritto.

Dopotutto però, cosa volete, era giovane e come tutti a quell’età, pensava di avere la verità in tasca.

Intervenne allora a sua difesa il libro Eutanasie di un Patriarcjât, (Eutanasia di un Patriarcato) (33) scritto da un prete di Venzone, Antonio Bellina che in molti mi avevano raccomandato di tenere alla larga.

Mi apostrofò dicendomi che il nostro proprietario aveva ragione a farsi due risate e continuò così:

«E’ troppo comodo chiedere ora di astenersi dal giudicare, portando a scusante che non si può usare il metro di oggi per giudicare il passato. Se la verità deve seguire i tempi, chi mi dice che fra qualche anno verranno accettate cose che oggi sono proibite?

E allora perché debbo obbedire ora a cose che domani non so quale valutazione avranno?

Se cento anni fa tanti mariti pestavano le mogli significa forse che le botte allora facevano meno male di adesso? Se tanti facevano così vuol dire solamente che la cosa è ancor più scandalosa e non che va vista con gli occhi del tempo.

Questo modo di ragionare caro amico sai a dove porta? Al Relativismo».

 E continuò:

«La verità è che siamo tutti uomini, e nessuno ha il diritto di far passare per volontà di Dio le sue scelte o le sue decisioni.

Chi vuol sentenziare, sempre e su tutto, o mettere il timbro di Dio sulle sciocchezze umane, deve mettere in conto che prima opoi sarà inevitabilmente costretto a chiedere scusa ...».(27) (35)

A queste parole rimasi perplesso, alcune mie certezze cominciarono a vacillare, ci pensai a lungo, rimuginai quelle strane idee e conclusi che forse, non aveva tutti i torti.

Pensai di riparlarne con calma, più avanti, ma di nuovo mi raccomandarono  «stai attento, mi raccomando quello… va preso a piccole dosi, o rischi di essere messo all’indice».

Gli anni passarono tranquilli finchè un giorno, accadde un fatto che avrebbe rivoluzionato e sconvolto la mia esistenza, un fatto imprevedibile e come succede spesso, del tutto casuale. 

 

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